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Tyler Brûlé: il mio Monocle fa a meno dei social e punta sulla carta stampata

Nel ’94 Tyler Brûlé, ventiseienne giornalista della BBC, era al lavoro come corrispondente in Afghanistan. Il fuoristrada su cui si trovava fu colpito da alcuni proiettili. Brûlé riportò lesioni alle braccia, tanto da perdere l’uso di alcune dita della mano sinistra, e fu costretto a una lunga degenza in ospedale.

Questa divenne per lui l’occasione per ripensare alle proprie priorità (“una bella casa, gli amici, viaggiare” racconterà al Guardian anni dopo), ma soprattutto per lanciare nel 1996 Wallpaper, l’iconica rivista dedicata a design, moda e architettura, che divenne immediatamente preda del gruppo Time, a cui venne ceduta per 1,63 milioni di dollari l’anno successivo.

Brûlé ha passato poi anni come columnist del New York Times e del Financial Times, come consulente di compagnie aeree, banche e perfino governi, per poi ideare Monocle, un mensile in lingua inglese, realizzato nelle redazioni di Londra e Zurigo con oltre 100 corrispondenti in tutto il mondo, che sotto la testata si descrive come “un briefing globale di affari internazionali, business e design”.

Incontriamo Tyler Brûlé proprio a Zurigo dove vive e, dopo la brexit, ha trasferito da Londra parte della redazione e degli studi radiofonici, in occasione della presentazione di un nuovo libro, la guida dedicata alla Spagna, edita da Monocle.

Cos’è oggi Monocle?

Una piattaforma globale indipendente, la cui sfida ancora oggi è quella di emergere tra i media in lingua inglese, dove il dibattito è guidato da grandi “brand” come BBC e The New York Times. Noi crediamo nella carta stampata delle riviste e dei libri che pubblichiamo, nella radio e in un modello di business di contenuti di qualità a pagamento. Oggi siamo probabilmente l’unico media indipendente che compete, in segmenti diversi e allo stesso tempo, con le testate che citavo, ma anche altre, globali, come Cnn e Bloomberg.

Chi è il lettore, o l’ascoltatore tipico, di Monocle?

Molti pensano che il lettore medio di Monocle sia maschio, quarantenne, che lavora nella finanza. Probabilmente è così, ma nei nostri eventi ho occasione di incontrare molti creativi, donne e anche pensionati. I nostri lettori sono semplicemente persone guidate dalla curiosità che cercano una visione globale su ciò che avviene intorno a loro. Molti mi chiedono perché grandi temi, come ad esempio le criptovalute, in questi anni, non hanno mai trovato spazio in Monocle: tutto il nostro impegno è dedicato a realizzare un magazine, programmi radiofonici e podcast che raccontano storie che i nostri lettori e ascoltatori sanno di non trovare altrove.

Avete da subito fatto la scelta, indubbiamente controcorrente, di non essere sui social media. Questa scelta vi ha premiato?

Indubbiamente. Non credo che al nostro pubblico interessino dibattiti on-line e non so quanto questo tipo di coinvolgimento spinga all’acquisto dei nostri magazine. Non mi interessa poi supportare il modello di business di Meta, al quale dovremmo regalare contenuti. Siamo su Instragram con Konfekt (una testata femminile recentemente lanciata, ndr), ma stiamo facendo ancora alcuni esperimenti.

Parlando di modelli di business, quali testate hanno secondo lei, prospettive di crescita?

Tutti i gruppi editoriali del mondo stanno seguendo le stesse strategie online. Strategie di successo per quotidiani internazionali come il New York Times o il Financial Times ma che non hanno senso applicate a un quotidiano locale siciliano o uno in lingua croata. In molti paesi, come la Germania, il consumo di news su carta stampata si sta già spostando dai quotidiani ai settimanali e alle edizioni del weekend. Cresceranno le testate che sanno proporre l’approfondimento, ne è un esempio Die Zeit, le cui vendite sono in aumento fin dall’inizio della pandemia.

La BBC, per la quale ha lavorato, è stata recentemente al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni di un suo conduttore Gary Lineker, sulle politiche del governo inglese in tema di immigrazione. Qual è il ruolo del servizio pubblico oggi, in un panorama mediatico così vasto?

Se guardiamo al “brand Britain” credo che questo debba molto alla BBC, per questo penso che la tv pubblica inglese debba adeguatamente essere finanziata per il ruolo che ricopre, anche all’estero. Penso inoltre che il servizio pubblico sia essenziale per ogni nazione come lo sono le ferrovie o la compagnia di bandiera e che debba essere pensato per il contesto di mercato dei media del paese, ma non necessariamente profittevole. DR in Danimarca ha un modello integrato di produzione di contenuti per le news online, la tv e la radio molto interessante.

Torniamo a Monocle. Cosa c’è all’orizzonte?

Vogliamo produrre più libri: “Monocle Companion” il tascabile che abbiamo dedicato ai consigli che migliorano la vita di tutti i giorni ha avuto un grande successo. Vogliamo poi continuare a concentrarci sulla carta stampata, sono affascinato dall’idea di realizzare un giornale formato broadsheet, come stiamo già facendo in estate e in occasioni come il Salone del Mobile di Milano, ma a cadenza settimanale. Sarebbe una grande sfida. E stiamo per rilanciare la nostra radio, Monocle24 diventerà Monocle Radio, con programmi in sempre in diretta, più corrispondenti dall’estero e un nuovo sound. Sarà una radio ancora più ambiziosa.

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