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Cultura, i musei sono la spina dorsale della democrazia

Perché si sceglie di visitare un museo? Secondo Tomaso Montanari la risposta ha a che fare con il ruolo dell’arte nell’immaginario collettivo

“Roma vivrà finché il Colosseo sarà in piedi, e quando questo crollerà, Roma e il mondo intero crolleranno insieme ad esso”. Così profetizzava Beda il Venerabile, monaco cristiano vissuto a cavallo tra il VII e l’VIII secolo. Non poteva che essere il Colosseo a guidare la nostra classifica dei musei italiani più visitati nel 2022. Perché si sceglie di visitare un museo? “Per il posto che occupa nell’immaginario collettivo, nelle guide turistiche, nei pacchetti venduti dalle agenzie; per il racconto globale che si fa delle città”, spiega Tomaso Montanari, autorevole storico dell’arte e saggista, nonché rettore dell’Università per stranieri di Siena.

Quando si parla di musei e cultura scendono in campo due visioni antitetiche: la prima vede i beni culturali soprattutto come asset economico, generatore di ricchezza. La seconda, più idealistica, afferma il valore della cultura di per sé, la necessità che questa contribuisca al progresso spirituale della società. “Le classifiche sono dati sulla quantità, ma poco o nulla ci dicono sulla qualità”, commenta Montanari. “Certo, che le persone visitino i musei è un fatto positivo. Bisognerebbe però chiedersi in quali condizioni e cosa resta loro dell’esperienza. Ci si sofferma davanti alle opere, oppure si paga un biglietto solo per poter dire di aver visto un quadro famoso?”.

 

Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore Università per stranieri di Siena

 

Hanno spesso suscitato polemiche le nomine dei direttori stranieri per i nostri musei. Molti fiori all’occhiello del nostro patrimonio artistico sono stati affidati alle cure di professionisti tedeschi, inglesi, francesi e così via. “La nazionalità è irrilevante. Il problema è stato non scegliere come sovrintendenti dei funzionari del ministero, una soluzione che ha significato proiettarsi in un quadro internazionale in cui i valori del nostro codice culturale non sono noti. Un direttore straniero, non padroneggiando i valori della nostra Costituzione, potrebbe essere più facilmente malleabile dalla politica”, è la posizione dello storico dell’arte toscano.

“Con la cultura non si mangia” è un’uscita infelice che ha avuto enorme fortuna mediatica. Per Montanari la questione è mal posta. “Alla fine della giornata, con la pancia piena, la vita ha bisogno ancora di un senso. Non di solo pane vive l’uomo, si legge nel Vangelo. Mangiare è necessario e sacrosanto, ma se tutto si riduce a colmare un buco nello stomaco mancherà sempre e comunque qualcosa. La nostra Costituzione parla di progresso materiale e spirituale della società. E poi sì che con la cultura si mangia. Il problema è chi mangia. Sicuramente non i lavoratori precari o lo Stato, ma i privati”.

La partita per sostenere e valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale si gioca nelle scuole. Roberto Longhi sosteneva che gli italiani dovrebbero imparare la storia dell’arte come lingua viva fin da bambini. “Insegniamo la storia dell’arte a tutti i livelli – esorta Montanari – I musei dovrebbero lavorare più con le scuole che con i turisti. Poi servirebbe una mossa coraggiosa: garantire l’accesso gratuito ai musei, come già avviene in molti Paesi del mondo. Basterebbe tagliare un giorno di spesa militare”, dice.

Una scelta che consentirebbe di andare in profondità, apprezzando a pieno le opere d’arte. “Un museo non si visita in una volta sola. Bisognerebbe tornarci con la frequenza con cui si va in una piazza. Gli italiani già mantengono i musei con le tasse, non vedo perché pagare il biglietto una seconda volta. A Londra gli inglesi entrano in pausa pranzo nei musei e ci restano un quarto d’ora, una cosa meravigliosa”.

Nell’epoca dei social, dei contenuti virali da consumare in pochi secondi, c’è ancora spazio per i musei? “La nostra idea dei giovani è alquanto paternalistica. Da padre di due ragazzi, posso dire che i giovani sono più avveduti di come ce li raccontiamo. I musei raccolgono l’arte del passato, ci insegnano la diversità dei canoni estetici, dei costumi, dei valori. Sono una finestra sulla diversità. Ogni generazione reinventa l’amore per il patrimonio e non saremo noi a dire ai ragazzi che cosa troveranno nei musei. Hanno occhi per esplorare a modo loro. Cultura vuol dire pensiero critico, ragionare con la propria testa: è la spina dorsale della democrazia”.

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Tre dei quattro direttori dei musei più visitati d’Italia sono stranieri. Sul gradino più alto del podio c’è però l’unica donna.

Alfonsina Russo

Direttore Parco archeologico del Colosseo di Roma

Salentina, dottore di ricerca in archeologia classica. Dal 2009 è Dirigente del Mic (prima Mibact). Al Colosseo è stata nominata nel 2017, selezionata tra 789 candidati provenienti da tutto il mondo. È Soprintendente per l’archeologia belle arti e paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.

Alfonsina Russo Direttore del Parco archeologico del Colosseo,

Eike Schmidt

Direttore Galleria degli Uffizi di Firenze 

Classe 1962, nato a Friburgo, in Germania. Una laurea in storia dell’arte medievale e moderna a Heidelberg. Dal 2015 è direttore degli Uffizi di Firenze, carica rinnovata con secondo mandato nel 2019. Il capoluogo toscano lo conosce bene: dal 1994 al 2001 è stato borsista e ricercatore al Deutsches Kunthistorisches Institut.

 

Eike Schmidt, direttore Galleria degli Uffizi (Firenze)

Gabriel Zuchtriegel

Direttore Parco archeologico di Pompei 

Nato nel 1981 a Weingarten, in Germania, è stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale per la selezione dei musei autonomi nel 2015, quando fu selezionato per guidare il parco archeologico di Paestum e Velia. Dal 2020 Zuchtriegel è anche cittadino italiano.

 

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei

Sylvain Bellenger

Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte

Nato a Valognes, in Normandia. Laureato in Filosofia e dottorato a L’école du Louvre è specialista del diciannovesimo secolo ed è stato curatore di numerose mostre in Europa e negli Stati Uniti. è direttore generale dal novembre 2015. Dal 2009 al 2015 ha lavorato all’Art Institute di Chicago.

Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte
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