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Novacoltura, con l’acquaponica l’agricoltura guarda al futuro

Sono passati più di seicento anni da quando gli Aztechi gettarono le basi dell’acquaponica moderna nella grande conca lacustre della Valle del Messico. Le chinampas erano giardini galleggianti contenenti aree di terreno coltivato in cui le radici delle piante traevano nutrimento direttamente dalle acque del lago. Oggi l’acquaponica è una tecnica innovativa che combina l’idroponica, la coltivazione di piante fuori suolo e l’acquacoltura, l’allevamento dei pesci, in una prospettiva di economia circolare. La simbiosi naturale tra pesci e piante dà vita a un modello agricolo sostenibile, che azzera l’utilizzo di pesticidi, riduce al minimo le emissioni di CO2 e il consumo di acqua e suolo. E garantisce prodotti agricoli di qualità.

Il funzionamento è semplice. L’ammoniaca presente negli escrementi dei pesci, per mezzo di un filtro meccanico, viene trasformata in nitrati. Un sistema idraulico porta l’acqua con i nutrienti disciolti alle piante che li assorbono, purificando la soluzione. Quest’ultima torna così pulita nella vasca di allevamento dei pesci, che possono riutilizzarla. Un sistema chiuso che prevede un riciclo totale e un risparmio fino al 90% del consumo di acqua per kg di prodotto.

“Sono laureato in economia, con una specializzazione in finanza e strategia d’impresa – racconta Renato Paolucci, fondatore di Novacoltura, il primo impianto di acquaponica in Campania – A un certo punto ho capito che avrei voluto lavorare nel campo della sostenibilità. Ho iniziato a fare ricerche e mi sono imbattuto nell’acquaponica. Ne sono rimasto subito affascinato”. Paolucci si rimbocca le maniche e inizia a studiare questa tecnica antica dalle grandi potenzialità ancora inespresse. Viaggia in Australia e in Olanda per imparare i rudimenti da chi era già presente sul mercato. Approda poi a Torino dove nasce Novacoltura.

“Dopo pochi mesi ho compreso che il mio sogno era portare il progetto a Napoli, nella mia città. Non è stato semplice. I costi iniziali per avviare la produzione li abbiamo sostenuti noi. Costruzione e avviamento dell’impianto, correzione degli errori: prima di partire ci abbiamo messo un po’. Oggi abbiamo due serre a Chiaiano. A breve festeggiamo due anni di vita di Novacoltura. Produciamo erbe aromatiche, verdure a foglia e microgreen, che vendiamo al mercato ortofrutticolo e ai ristoranti”.

I vantaggi dell’acquaponica sono molteplici e vanno tutti nella direzione di una produzione pienamente sostenibile. Il risparmio di acqua è il primo dato che salta all’occhio. “Gli studi in materia hanno stimato un risparmio di acqua che può arrivare fino al 90%. In un sistema acquaponico infatti l’acqua non viene mai cambiata. Quel 10% viene perso a causa dell’evaporazione dell’acqua dai materiali fuori suolo. Ovviamente i pesci non forniscono tutti i nutrienti di cui le piante hanno bisogno. Dobbiamo integrare noi potassio, calcio e ferro”, spiega Paolucci.

L’acquaponica riesce inoltre a superare uno dei grandi problemi delle coltivazioni classiche: la scarsità di terre arabili disponibili. L’indipendenza da suolo consente infatti di mettere in piedi il sistema ovunque, anche in aree dissestate o abbandonate, non idonee a ospitare la tradizionale agricoltura in terra. Il costante apporto di acqua e nutrienti garantisce ai prodotti una qualità elevata. Anche la resa di produzione è alta: l’acquaponica consente di coltivare una maggiore quantità di prodotto a parità di spazio utilizzato. Non utilizza pesticidi e l’uso di fertilizzanti è estremamente ridotto.

Il sistema non è però esente da complicazioni. In primo luogo, i costi elevati da sostenere per entrare nel mercato. Sono quelli legati all’impiantistica a risultare particolarmente gravosi. E poi “ritagliarsi uno spazio sul mercato non è facile. Uno dei problemi principali è che manca una certificazione per questo tipo di agricoltura. Non prevedendo l’utilizzo di suolo, l’acquaponica non può essere considerata un’agricoltura biologica. Un elemento che può scoraggiare l’ingresso di nuovi operatori. Un’altra questione rilevante – prosegue Paolucci – è che al momento produciamo ancora troppo poco per una vendita all’ingrosso. Per questo la nostra scelta è ricaduta su prodotti di nicchia, come il microgreen, che ci garantisce ottimi margini di guadagno”.

La strada per Novacoltura è tracciata. “L’obiettivo è crescere, specializzandosi in determinate produzioni più richieste dal mercato e meglio pagate. Il prossimo step però deve essere quello di dotarci di impianti tecnologicamente più avanzati. E poi, nel lungo termine, faremo la nostra parte per contribuire alla diffusione dell’acquaponica. Al momento è ancora molto di nicchia”, conclude l’imprenditore.

 

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