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Ecosistemi d’innovazione, Italia quart’ultima su 22. Sul podio Israele, Usa e Gb

startup equity crowdfunding

La startup nation per eccellenza, Israele, al primo posto; gli Stati Uniti della Silicon Valley, nonostante i problemi finanziari degli ultimi mesi, al secondo. Il Regno Unito capitanato da una Londra sempre più moderno al terzo. E l’Italia? Nella classifica delle nazioni con gli ecosistemi di innovazioni più sviluppati stilata nell’Innotech Report realizzato da The European House – Ambrosetti, il nostro Paese è solo 19esimo. Il che la dice lunga su quanto sia partito in ritardo, visto che lo scorso anno ha registrato numeri record in termini di finanziamenti alle startup.

L’indice Ambrosetti Innosystem Index 2023 presentato al Technology Forum 2023 di Stresa, ha confrontato 22 Paesi, quelli giudicati più innovativi, prendendo in considerazione i dati degli ultimi tre anni disponibili (2019-2021, non quindi il 2022 dei record dell’Italia) con l’analisi di 18 indicatori diversi.

A guidare la classifica c’è Israele con un punteggio di 6,1 (su una scala da 1 a 10), che ha guadagnato cinque posizioni in classifica dal 2018 al primo nel 2021, seguito da USA (5,8 punti) e Regno Unito (5,7).

Innovazione, il ritardo italiano

Nell’indice l’Italia si trova al quart’ultimo posto con un punteggio pari a 4: in leggera crescita (+0,07) rispetto al 2018 ma senza variazioni in classifica. Peggio dell’Italia, solo Spagna (3,8), Lettonia (3,7) e Grecia (3,5).

“Dall’Indice emerge un’Italia con grandi potenzialità che tuttavia fatica a costruire un ecosistema dell’innovazione valorizzante. È invece più che mai necessario cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie e governare la trasformazione digitale, così da perseguire uno sviluppo sostenibile”, spiega Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di The European House – Ambrosetti, nella foto in evidenza sul palco del Technology Forum per la presentazione del report.

Secondo il rapporto l’Italia ha scarsa capacità di sviluppare un ambiente attrattivo per investimenti e nuovi talenti. L’attrattività dell’ecosistema è al 20esimo posto. Per risorse finanziarie a supporto dell’innovazione (un ambito che quindi comprende anche quel venture capital che ha segnato numeri positivi lo scorso anno), siamo 18esimi: stessa posizione del nostro venture capital.

“Il 2022 è stato un anno di grande crescita per il venture capital italiano, con un +101% del volume degli investimenti, che sono stati pari a circa 1,8 miliardi di euro, e un +47% delle operazioni chiuse (547)”, dice De Molli a Fortune Italia. “Un risultato molto positivo, se confrontato con gli anni precedenti, ma che sarà difficile replicare nel 2023, dato l’effetto combinato della crisi in Ucraina, dell’incertezza sulle aspettative e le scelte di politica monetaria. Il divario con gli altri paesi europei resta ancora molto importante – gli investimenti del VC italiano valgono solo l’1% del totale europeo – e per ridurlo bisognerà promuovere la creazione di un ambiente imprenditoriale favorevole all’innovazione, incentivando la nascita di nuove imprese, con tempi rapidi e processi digitali semplici. Solo così si potrà incoraggiare la sperimentazione, attirare investimenti e minimizzare i rischi e gli oneri di un eventuale insuccesso delle iniziative”.

Fare tanto con poco: bene l’efficienza italiana

Le performance dell’Italia migliorano se si parla dell’efficienza dell’ecosistema innovativo. In questo caso siamo decimi, addirittura quarti in termini di qualità della ricerca accademica, con più di 20mila pubblicazioni citabili e con oltre 33mila citazioni ogni 1.000 ricercatori.

Il problema è che non riusciamo a tradurre l’eccellenza scientifica in valore economico e industriale. Abbiamo appena 0,3 domande di brevetto depositate a livello mondiale (WIPO) ogni mille abitanti (in questo siamo al 15esimo posto i classifica). “Un lieve peggioramento si registra anche guardando al tasso di successo dell’attività brevettuale”, dice il report.

Eppure i nostri brevetti vengono accolti abbastanza bene, anche se l’Italia passa dal secondo posto del 2018 al quinto del 2021 con il 65% di brevetti ottenuti in rapporto al numero di domande di brevetto presentate.

“Nonostante la quartultima posizione, l’Italia spicca per la capacità dei ricercatori italiani di produrre eccellenza scientifica a livello mondiale, ma rivela criticità nel tradurre questa eccellenza attraverso la registrazione di brevetti, nonché di sviluppare un ambiente attrattivo per investimenti e nuovi talenti e di stimolare sinergie collaborative tra università̀ e imprese”, dice De Molli.

Ma l’analisi è ancora più approfondita, e oltre al dato in generale sulle risorse finanziarie, esamina anche il ruolo del Venture capital e delle politiche governative. Sul capitale di rischio va ricordato come nel 2022 sia stata superata la soglia dei 2 mld: un traguardo importante arrivato soprattutto grazie ai mega round dello scorso anno.

Venture capital da 2 mld nel 2022, ma i giganti europei sono ancora lontani

 

Ecco tutti gli altri numeri della classifica:

  • Gli investimenti sono proprio una delle aree in cui l’Italia mostra maggior arretratezza. È solo 18a per risorse finanziarie a supporto dell’innovazione con 4,3 punti, a grande distanza dalla prima posizione occupata da Israele (7,5 punti).
  • Il dato sugli investimenti è condizionato dalla scarsità di investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo (R&S). Siamo 18esimi con una spesa pari allo 0,9% del PIL (contro il 4,8% di Israele)
  • Venture Capital: anche qui siamo al 18esimo posto, trenta punti sotto gli USA
  • Investimenti diretti del governo in R&S: 17esimo posto con appena lo 0,5% del PIL, contro l’1.07% della Norvegia
  • Buona performance quella degli incentivi fiscali del governo per investire in R&S (siamo ottavi con lo 0,10% del PIL).
  • Capacità di sviluppare un ambiente attrattivo per gli investimenti e i nuovi talenti: l’Italia si colloca è in terz’ultima posizione con 1,4 punti.
  • Solo il 6% della spesa del sistema universitario italiano è destinata alla R&S, contro il 35,4% della Cina, e solo l’11,3% di questi investimenti viene finanziata dall’estero, mentre è oltre la metà in Israele.

Innovazione e cervelli in fuga

Nel report si segnala anche un dato che fa capire come il problema delal fuga di cervelli italiani sia lontano dall’essere risolto.. Sul tasso di mobilità netta degli studenti l’Italia si classifica al 18° posto con un flusso netto negativo di studenti, “confermando il deflusso di risorse umane verso altri paesi”, dice il report.

Ecco le conseguenze della fuga di cervelli sulle altre cifre e sul numero di risorse qualificate a disposizione dell’ecosistema di innovazione del Paese:

  • Sul capitale umano per l’attività di ricerca e sviluppo l’Italia è 15esima con un punteggio di 7,4, mentre al primo si posiziona la Germania (9,1).
  • Mentre Israele ha 21,2 persone ogni mille occupati dedicate a ricerca e sviluppo, mentre l’Italia ne ha solo 13,7.
  • Solo il 22,7% dei laureati italiani lo sono in materie STEM (14esimi), percentuale che sale al 35,9% in Germania, che guida questa classifica.

Anche il Nord Italia arranca in Europa

L’analisi sugli ecosistemi d’innovazione ha anche valutato le performance dell’innovazione di 242 regioni europee, oltre a quelle delle nazioni. Emerge che i nostri innovatori migliori (la Lombardia) sono solo 31esimi, lontani dai territori scandinavi, che hanno le performance più positive. Al 52esimo posto c’è l‘Emilia-Romagna, la Provincia Autonoma di Trento al 63, poi il Piemonte (92esimo) e il Lazio (98esimo). Le regioni del Sud sono le worst performer a livello europeo. Con la Campania un po’ più su al 156esimo posto, verso il fondo classifica vanno segnalate Puglia (180), Sicilia (181) e Calabria (186).

In generale, le Regioni italiane mostrano delle performance inferiori rispetto a quanto registrato dalla media del campione europeo, in particolare nettamente inferiori rispetto alle domande di brevetto.

Il rapporto, spiega De Molli, fornisce una serie di proposte programmatiche “per guidare le scelte di policy maker e stakeholder per sostenere l’ecosistema dell’innovazione italiano: serve creare una governance unitaria per il sistema ricerca, così da avanzare decisi con il PNRR, valorizzando le risorse a disposizione per massimizzare il potenziale di innovazione dell’Italia, investendo su Ricerca&Sviluppo per fermare la “fuga di cervelli” e creando meccanismi virtuosi che aiutino a tradurre i risultati della ricerca in innovazione. Senza dimenticare la necessità di lanciare un ‘new deal’ delle competenze per far sì che aziende e cittadini possano accompagnare lo sviluppo di una società digitale e sostenibile. Inoltre, la promozione di riforme a sostegno dell’imprenditorialità e dei finanziamenti di Venture Capital può aiutare l’italia a trasformarsi in un Paese per unicorni”.

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