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Davide Casaleggio: ‘Nel mio futuro la libertà di dire quello che penso e di fare quello che dico’ VIDEO

Nella complessa storia del M5S, la figura di Davide Casaleggio emerge come uno dei personaggi più interessanti. Laureatosi in Economia aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, Davide è il figlio di Gianroberto, ideatore del M5S quale movimento di partecipazione diretta dei cittadini alla politica. Malgrado gli avvenimenti che hanno caratterizzato la nascita, l’evoluzione e l’implosione del Movimento delle origini, Davide Casaleggio si presenta oggi come un uomo sereno e affermato imprenditore nel campo della consulenza strategica aziendale per l’innovazione digitale. Presidente della Casaleggio Associati, fondatore dell’Associazione Rousseau e socio fondatore del progetto Camelot, Casaleggio è uno degli studiosi più accreditati in Italia su tematiche legate all’intelligenza artificiale, alla Blockchain e alla quarta rivoluzione industriale. In questa intervista, lo incontriamo al Foro Italico di Roma insieme alla moglie, Enrica Sabatini, una professionista di successo nel campo dell’innovazione digitale, la quale condivide con il marito la stessa passione per la vita, la politica, lo studio e il lavoro.

La rubrica che ospita questa intervista si intitola ‘Raccontare la comunicazione’. Gianroberto Casaleggio, piaccia o no, ha contribuito a cambiare per sempre la comunicazione politica del nostro Paese.

Qual è stata l’intuizione vincente che ha portato alla nascita del Movimento (2014) e al successo nelle elezioni politiche del marzo 2018? Aver capito prima degli altri l’efficacia della comunicazione social? Il concetto di ‘democrazia diretta’? Slogan azzeccati come ‘Onestà! Onestà’ o ‘Partecipa, scegli, cambia’?

Spesso si pensa alla rete come uno strumento di comunicazione. In realtà la rete deve essere vista anche come strumento di organizzazione. È questo che ha permesso al M5s di andare al Governo e fare politica con strumenti come un blog. Il blog dava a ognuno un ruolo di partecipante attivo. Il Meet Up dava la possibilità di essere un partecipante nella propria città. ‘Lex iscritti’ permetteva di legiferare. La piattaforma di e-learning creava docenti e discenti all’interno della stessa comunità su vari argomenti. Il voto permetteva anche di creare dei decisori all’interno della stessa comunità. Quindi quello che oggi chiamiamo ‘platform society’ è qualcosa di modellato grazie a strumenti che permettono alle persone di partecipare in modo attivo e di avere dei ruoli all’interno di un’organizzazione.

Quindi la chiave del successo non erano gli slogan.

No. Perché se si pensa alla rete come comunicazione si finisce col pagare un po’ di pubblicità su Facebook sperando che il numero dei like aumenti sulla propria pagina. Ma finisce tutto lì.

E dopo che cosa è andato storto?

Siamo stati outsider che volevano trainare verso il cambiamento ma siamo stati costretti a omologarci verso il basso. C’è una frase di Gaber che mi piace ogni tanto citare: il Movimento voleva passare alla storia e qualcuno alla fine ha frainteso ed è passato alla cassa.

Il Movimento cominciò con un ‘Vaffa’. Oggi Gianroberto Casaleggio a chi direbbe ‘Vaffa’?

Alla casta, alle persone che pensano di essere superiori agli altri per il ruolo che hanno e alle persone che magari beneficiano di determinati privilegi, di poltrone che permettono di avere dei servizi da parte dello Stato stesso senza averne diritto o merito.

Il M5S ha permesso a tanti comuni cittadini di entrare nelle Istituzioni e, ad alcuni di questi, di ricoprire ruoli importanti. Non sempre e non tutti sono stati all’altezza. C’è una sensazione che nel Movimento abbiano prevalso spesso i più ‘furbi’. È questa, secondo lei, una realtà dei fatti o solo un errore di comunicazione?

Come dicevo prima, il fardello dell’essere diversi è molto pesante da portare e quindi si tende a scendere verso la normalità. Sicuramente c’è un tema legato al conflitto di interessi nell’organizzazione. È necessario avere degli organi che siano scevri da questi conflitti di interessi, perché altrimenti le persone che garantiscono le regole poi ne beneficiano direttamente. E quelle regole verranno pian piano modificate. Un po’ come scrive il sociologo canadese Gladwell quando parla di ‘tipping point’: è “il potere del contesto”, se le regole si applicano, si applicano per tutti in modo indistinto. Se una regola si può infrangere, allora si possono infrangere tutte le altre. E questo ha creato un effetto degenerativo.

Che cos’è per lei la gratitudine? Ha incontrato questo sentimento nel Movimento?

C’è una sindrome che la dottoressa Parsi descrive come la sindrome rancorosa del beneficato. È una sindrome che arriva quando una persona riceve un beneficio talmente grande che non riesce a restituire il favore alle persone che gliel’hanno dato. Ovviamente non mi riferisco alle migliaia di attivisti che hanno donato il loro tempo perché alcune persone potessero entrare nei Palazzi. Lo hanno donato in modo così scevro da qualunque interesse diretto che queste persone oggi si sentono tradite.

Lei è stato bersaglio, spesso, di ‘fuoco amico’. È stato destinatario di aspre critiche su una presunta spregiudicatezza nel gestire le relazioni che il suo ruolo le procurava. Chi era Davide Casaleggio ‘politico’: un maldestro lobbista o l’idealista che rinunciò a un posto da ministro (al Mise) per rimanere imparziale nella gestione della piattaforma e, quindi, del sogno rivoluzionario del suo ideatore?

Io ho sempre tenuto molto distinti i campi tra attività lavorativa e attivismo politico. E questo è dimostrato anche da recenti inchieste. I clienti scelgono Casaleggio Associati perché riconoscono la nostra capacità di capire le tecnologie, i cambiamenti in corso e come questi impattano sui modelli di business, su nuovi paradigmi di comunicazione che si stanno instaurando sul mercato.

Ci spiega che cos’è il progetto Camelot?

Camelot deriva dall’esperienza che abbiamo accumulato negli ultimi vent’anni. Abbiamo iniziato 21 anni fa a fare voti digitali legalmente. E in questi anni abbiamo ottenuto tantissimi successi: un record mondiale tuttora in vigore, di una votazione in un singolo giorno legalmente riconosciuta. Oppure il premio wper la migliore piattaforma al mondo di partecipazione per la categoria impatto. Ci sono tantissime cose che sono successe in questi vent’anni che ci hanno permesso di creare un know how molto specifico sulla partecipazione e sul coinvolgimento legalmente riconosciuto. E questo lo abbiamo portato al di fuori della politica, in tutti i contesti in cui le persone possono e devono partecipare. Dalle Federazioni sportive a quelle degli imprenditori, le scuole, le università, tutti contesti in cui c’è un obbligo di voto per la rappresentanza. Ma c’è anche una grande opportunità di creare spazi di partecipazione, come per esempio il bilancio partecipativo nei Comuni o quello all’interno delle aziende stesse. Quindi ci sono tutti questi spazi di partecipazione per i quali noi abbiamo voluto creare una piattaforma aperta utilizzabile da tutti, multilingua e quindi non solo per l’Italia ma per tutto il mondo, che tutti potranno e possono già oggi utilizzare per creare assemblee, votazioni e strumenti di partecipazione in generale che possono essere legalmente riconosciuti.

Parliamo di intelligenza artificiale: per lei è una risorsa o qualcosa di cui avere paura?

L’AI è la tecnologia che più di tutte le altre cambierà la nostra economia e la nostra società. Noi la studiamo da anni e abbiamo compreso che l’AI sta cambiando quello che noi conosciamo dal punto di vista dell’economia. Abbiamo fatto recentemente un convegno sulla e-commerce. Il concetto di commercio online verrà stravolto a breve. In passato ci sono state delle tecnologie che hanno avuto un impatto simile come per esempio l’elettricità oppure internet stessa. La vera differenza è che l’intelligenza artificiale non ha bisogno di infrastrutture, non ha bisogno di cavi, non ha bisogno di lampadine che devono essere attaccate da qualche parte e per questo ci sarà un’accelerazione molto più veloce. Questo sarà ancora un anno di sperimentazione, ma nel prossimo anno vedremo industrie intere cambiare grazie all’intelligenza artificiale.

Che cosa è Chat GRC?

Chat GRC è stato un esperimento tecnologico. Un oggetto di intelligenza artificiale a cui abbiamo fatto studiare alcuni libri di mio padre. Probabilmente sarà il nuovo modo in cui noi leggeremo i libri. Non leggeremo più un libro di Philip Dick per capire il futuro, non leggeremo più un libro di Platone per capire la sua filosofia. Inizieremo a dialogare direttamente con questi autori. Probabilmente sarà un modo nuovo di interagire con la conoscenza e noi l’abbiamo sperimentato con le idee e i pensieri di mio padre. Oggi è ancora accessibile (Gianroberto.io). È stato per noi un esperimento tecnologico per capire i limiti e le potenzialità dell’intelligenza artificiale. In realtà poi è diventato un esperimento sociologico.

Se io chiedessi a Chat GRC ‘chi è Grillo?’ che cosa risponderebbe il Gianroberto Casaleggio digitale?

Chat GRC ha una conoscenza che è limitata al 2016. Le direbbe che Beppe è stato ed è un grandissimo attore, un grandissimo interprete dei suoi spettacoli. Ovviamente tutta la parte di sviluppo del M5S oggi si è persa un po’ per strada.

E lei cosa risponderebbe alla stessa domanda?

Che Grillo è un ottimo attore e spero presto di andare a vedere un suo spettacolo.

Diceva Rousseau che “tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, tutto degenera nelle mani dell’uomo”. Vale anche per la piattaforma Rousseau?

È una provocazione?

Non lo so, è la citazione di Rousseau.

Come dicevo prima, è una questione di organizzazione. Sicuramente non può essere l’uomo solo al comando. Un’organizzazione partecipata permette di avere una solidità anche nel tempo, cosa che l’uomo solo al comando, per quanta aura possa avere in un certo momento, presto o tardi la perderà.

Quanto e come è cambiato il M5S passando da un movimento partecipativo a un uomo solo al comando?

Un’organizzazione basata solo su una persona è un problema soprattutto per la persona che la guida. Come diceva Bernie Sanders “Revolution will not be staffed”. Non si può avere un’organizzazione retribuita per organizzare una rivoluzione anche di pensiero. Questo è il motivo per cui alla fine abbiamo assistito a un’evoluzione e a un’involuzione del M5S che ha perso 6 milioni di elettori alle ultime elezioni. La maggior parte di questi è ritornata all’astensionismo e questa organizzazione di colpo ha avuto bisogno di soldi, di tanti soldi. Non è un caso che quando si perde l’entusiasmo della base di partecipazione diretta poi alla fine le persone vogliono essere pagate anche per attaccare un volantino. Quindi quando si crea un’organizzazione di questo tipo c’è un problema di cassa. E questo è il motivo per cui alla fine si è deciso di accedere al finanziamento pubblico, che era una delle battaglie storiche del Movimento 5 Stelle.

Nei suoi ragionamenti leggo molta passione politica e nessun astio verso chi oggi è alla guida del M5S ideato e fondato da suo padre. Che cosa farà lei in futuro? C’è Di Battista nel suo futuro? Può anche non rispondermi.

E perché mai non dovrei risponderle? Penso di poter tenere nel futuro quello che ho tenuto anche nel passato: la mia libertà. La libertà di dire quello che penso e di fare quello che dico.

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