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Geotermia, la scommessa dei Gostner (Fri-El Green Power)

Un investimento di 220 mln di euro per sbloccare una rivoluzione energetica, quella della geotermia, che può valere almeno 4 mld entro ill 2030.

A tentare l’impresa è una famiglia di Bolzano, i Gostner: due generazioni alla guida di Fri-El Green Power, Gruppo da più di mille MW di capacità energetica installata, tra solare, eolico, biogas, idroelettrico. E poi ancora le coltivazioni idroponiche e addirittura una compagnia aerea con base all’aeroporto di Bolzano. Ora la famiglia ha aggiunto un nuovo tassello: il geotermico.

L’idea, sotto il nome di ‘Progetto Pangea’, è nata per rispondere alle esigenze di uno degli impianti del Gruppo, racconta l’ingegnere Ernst Gostner, Coo di Fri-El Green Power e Ad della newco Fri-El Geo, creata appositamente per la geotermia. Si tratta dei 30 ettari delle serre di Ostellato per la coltivazione idroponica, che abbassa il consumo di suolo ma che ha bisogno di calore e tanta elettricità. La risposta è una tecnologia in Italia storicamente trascurata.

Eppure, secondo gli ingegneri di Fri-El, la geotermia potrebbe aiutare a soddisfare il fabbisogno energetico italiano. La soluzione dei Gostner (adatta per abitazioni ma anche impianti industriali con un consumo non eccessivo come, appunto, le serre) prevede un pozzo per estrarre il fluido geotermico e un altro per re-iniettarlo tra 4.500 e 5.700 metri di profondità, mentre con una turbina si genera elettricità grazie al riscaldamento di un olio biologico. Risultato: energia termica (per il teleriscaldamento) ed elettrica (da immettere nella rete) attraverso un circuito chiuso e senza emissioni, 24 ore su 24. E, per le serre di Ostellato, 6-7 mln di euro risparmiati l’anno.

“Oggi la geotermia viene usata poco e lontano dai grandi centri abitati. La nostra soluzione, invece, può riscaldare le grandi città”, dice Gostner. Alcune multiutility, fondamentali per il collegamento alla rete di teleriscaldamento, si sono già mosse: sono iniziati i contatti con Torino, Brescia e Milano, dice l’Ad. Mentre a Pavia sono interessati il Policlinico San Matteo e l’Università.

Per ora, l’impianto di Ostellato (operativo dal 2025) è nella fase del pozzo esplorativo. Solo per quello, è servita una spesa di 40 mln di euro di capitale proprio (a differenza di altri Paesi in Italia “non c’è banca che finanzi queste operazioni: non c’è track record”, dice Gostner).

Ma Fri-El Geo pensa in grande, e ha già individuato 100 potenziali progetti in Italia, scegliendo i migliori 15 (più 2 entrati in pipeline di recente tramite commesse), da costruire entro il 2030. Questo significherebbe un investimento da 4 mld totali: la spesa per ogni impianto è di circa 220 mln, e naturalmente non potrebbe ricadere tutto sulle spalle di un Gruppo che ne fattura 620 l’anno. Servono sussidi, dice l’Ad, sotto forma di Conto energia, Conto capitale o un meccanismo di assicurazione sui pozzi che copra il 70% dell’investimento in caso l’esplorazione sia inconcludente.

Bisognerà aspettare il Fer 2, il provvedimento che regola gli incentivi alle rinnovabili elettriche meno competitive, come il geotermico. “Siamo fiduciosi che il ministero sia convinto che gli impianti siano necessari”, dice l’Ad, che a gennaio ha incontrato il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

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