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3Bee, ascoltare le api per rigenerare il pianeta

In un alveare non è il singolo che fa la differenza, ma il collettivo. Tutti lavorano per un fine comune: il benessere della società”. Cosi Niccolò Calandri, Ceo di 3Bee, racconta la sua fascinazione per il mondo delle api. “Grazie all’impollinazione, preservano gli ecosistemi e garantiscono, insieme agli altri insetti impollinatori, almeno il 70% di frutta e verdura”. Dalla constatazione della loro importanza e al contempo della loro precarietà, nasce il desiderio di preservarle.

Nel 2017 prende vita il progetto 3Bee, un’innovativa startup agri-tech che sviluppa sistemi di monitoraggio e diagnostica per la salute di questi insetti. “I nostri sensori ascoltano le api. Rilevano l’intensità sonora, la temperatura, l’umidità e il peso dell’alveare – spiega Calandri – I dati raccolti, analizzati dai nostri data scientist, ci consentono di monitorare i parametri vitali delle api. Così gli apicoltori ottimizzano la produzione, riducono i consumi e si prendono cura delle api, prevenendo problemi e malattie”.

Una singola ape può impollinare dai mille ai diecimila fiori al giorno. “Gli impollinatori sono in pericolo a causa della perdita di biodiversità”. L’abuso di agrofarmaci e soprattutto l’utilizzo massiccio delle monocolture innescano un circolo vizioso. “Ci sono colture, come il grano, che nemmeno fanno nettare. Altre che ne fanno per pochi giorni all’anno. Per il resto del tempo manca il nutrimento. Stiamo creando un deserto per gli impollinatori”.

Da qui, la parola d’ordine che anima gli sforzi di 3Bee: rigenerare. “Monitorare lo stato di salute delle api – spiega Calandri – è solo il punto di partenza. Usiamo queste informazioni per adottare misure di rigenerazione del territorio, come la piantumazione di alberi autoctoni che consentano il riequilibrio degli ecosistemi. Remuneriamo gli apicoltori che, piantando alberi nettariferi, diventano coltivatori di biodiversità. Da queste oasi generiamo dei crediti di biodiversità, che possono essere acquistati dalle aziende. Sono oasi tecnologiche, dotate di sensori e telecamere, per cui chi le adotta può monitorarle costantemente. I crediti di biodiversità funzioneranno in modo simile ai crediti di carbonio”.

Per capire se e dove intervenire, 3Bee si affida ai satelliti dell’ESA. “Analizzando le immagini dei satelliti – conclude Calandri – capiamo dove piantumare alberi e se una zona è buona per le api. Insieme all’Agenzia spaziale europea, stiamo sviluppando il primo sistema predittivo per analizzare la biodiversità e valutare dove intervenire immediatamente per migliorarla”.

 

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