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Viareggio, riparte la stagione del leggendario Principe di Piemonte

È una presenza inconfondibile – con quelle due facciate che si incontrano in un angolo stondato – da oltre un secolo. Un simbolo della villeggiatura più raffinata e gaudente in Versilia, la costa che D’Annunzio descriveva come il “paradiso di arenili dorati”. Era il 1922 e Viareggio, già celebre stazione balneare e meta privilegiata del mondo artistico e letterario, si stava espandendo in una nuova area, lungo l’asse rettilineo del Viale Margherita, parallelo al mare. È qui che l’ingegnere fiorentino Giuseppe De Micheli decise di realizzare una struttura che potesse richiamare la grandeur del Carlton di Cannes. Nasceva così il Select Palace Hotel, primo nucleo dell’attuale Grand Hotel Principe di Piemonte.

L’hotel, alla sua apertura, era già dotato di ‘apparecchi telefonici’, di una ‘propria lavanderia automatica’ e di ‘acqua calda nelle camere’, raccontava stupito il cronista locale Ulderico Tegani. Arrivano subito ospiti illustri, da Giacomo Puccini – che nel villino della vicina Torre del Lago viveva e componeva – ai duchi di Windsor Edoardo VIII e Wallis Simpson.

Nel 1925, l’hotel si amplia di due piani per mano dell’architetto fiorentino Ugo Giovannozzi e si arricchisce di elementi decorativi, tra cui il frontone con l’insegna dell’hotel, che gli danno la definitiva e scenografica sembianza.

Ed è sul finire degli Anni Trenta che il Select cambia nome e diventa Principe di Piemonte, in onore di Umberto II di Savoia, ultimo Re d’Italia. Nel corso di un secolo, sul guestbook hanno lasciato le proprie firme personalità come Giorgio De Chirico e Renato Guttuso, Domenico Modugno e Mina, Marlene Dietrich e Marcello Mastroianni.

Il centenario del Grand Hotel Principe di Piemonte – acquistato nel 2020 da GB Invest Holding e oggi parte del circuito The Leading Hotels of the World – è stato lo stimolo per un restyling interno che ha riportato questa storica struttura Liberty alla sua vocazione di dimora del lusso e dell’eleganza italiana, alzando decisamente l’asticella dell’ospitalità locale. Una sfida non scontata, perché Viareggio non è (o almeno non ancora) Forte dei Marmi in quanto ad allure internazionale. L’ambizioso progetto porta la firma del fiorentino S+S Studio di Diletta Storace e Nicola Spagni, a cui si aggiunge il contributo dello Studio Archea che ha riprogettato la piscina del rooftop, una delle terrazze più spettacolari d’Italia, da cui abbracciare con lo sguardo a 360 gradi la spiaggia e le Alpi Apuane mentre si degusta un drink o un piatto di linguine ai gamberi rossi al ristorante Maitò.

La piscina del rooftop

I cinque piani del palazzo ospitano oggi 80 camere, di cui 32 suite. Tra queste le Panorama penthouse, con mini piscine private e zona living panoramica, e la Presidenziale, una suite di 160 metri quadrati, giocata sui toni del bianco e nero e impreziosita da marmi, sete e legni pregiati. Il bagno padronale dispone anche di una zona wellness con doccia emozionale, sauna, e minipool a idromassaggio. Ma ovviamente tutti gli amanti del benessere possono disporre della Spa dell’albergo, dove prenotare un trattamento o indulgere nel bagno turco o nel Salidarium, area relax circondata da pareti di sale dell’Himalaya.

Tutto l’hotel, diretto da Max Venturelli, offre un affascinante ed eclettico percorso tra opere d’arte, installazioni floreali e arredi realizzati a mano dai migliori artigiani del territorio, secondo i criteri di sustainable luxury che hanno guidato tutto il progetto di design. Tra i dettagli più sorprendenti il tappeto blu e oro con carpe koi che risalgono la corrente lungo lo scalone principale, contrapposto al lampadario centrale con quasi mille pendenti di vetri e oro. Al piano terra ci sono diversi spazi intimi e singolari, dalla Sala Cinese, che evoca il viaggio e l’esplorazione, alla Sala Guttuso, che ospita la collezione di quadri ‘Lo Zodiaco’ del maestro.

La Sala Cinese

La grande veranda, trasformata dal restyling in una sorta di galleria dorata, è il regno dello chef Giuseppe Mancino e del suo ristorante Il Piccolo Principe, unico due stelle Michelin della costa toscana, riconoscimento meritato grazie a una cucina tecnica e personale, dai sapori mediterranei, che può attingere anche dall’orto biodinamico a disposizione dell’hotel. Tra i migliori piatti del menu degustazione lo Scampo con pesto di alghe, estratto di mela verde e cetrioli fermentati e il Risotto Carnaroli con bietole, seppie e salsa in zimino.

Dopo cena ci si sposta al cocktail bar per scoprire, tra echi Liberty, il signature 101 di Simone Corsini, un omaggio ai 101 anni del Grand Hotel, a base di gin, vermouth, china e acqua di mare.

La pantagruelica colazione merita il soggiorno, grazie soprattutto al buffet di frutta e verdura dell’orto, alle specialità internazionali – dal pata negra tagliato al coltello al ramen – e alla station dedicata alle uova, quelle speciali e a chilometro zero dell’azienda agricola Gallus, dove galline di razza araucana, marans, moroseta e mugellese, tra le altre, razzolano all’aperto.

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