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Finalmente da Tiffany si può fare colazione

Una volta alcuni turisti di New York mi dissero che volevano fare colazione da Tiffany, perché erano convinti che Tiffany fosse non solo una gioielleria, ma un posto in cui bere un caffè ed addentare un croissant. Quasi risi loro in faccia, spiegando che forse non ricordavano bene il film in cui Audrey Hepburn è protagonista, perché da Tiffany sulla Fifth Avenue si vendono gioielli preziosi o catenine d’argento, ma di certo non si fa colazione, visto che non c’è alcun bar. Nel film, infatti, la bellissima Audrey Hepburn si ferma davanti alla vetrina al mattino, la guarda sognante, e beve il suo caffè.

Siami agli inizi degli Anni 60 e la potenza simbolica di quell’immagine evoca la voglia di disimpegno dopo la guerra. Audrey Hepburn emerge come un’icona di stile, capace di perdurare negli anni, e tracciare i confini dell’eleganza e femminilità, che sarebbero durati anche con le generazioni successive. Se i miei turisti avessero voluto fare colazione da Tiffany, come nel film – spiegai loro – avrebbero dovuto farla davanti alla vetrina del negozio sulla Fifth Avenue. La delusione nei loro occhi fu palpabile, e io con quei ragazzi persi i contatti.

Voglio usare questo spazio per informarli che oggi invece avrebbero ragione loro. Tiffany ha riaperto i battenti, dopo due anni di lavori, e al sesto piano c’è un bar, è così possibile fare colazione in una sala che ho visitato in anteprima, con una decina di tavoli, dove il cibo è a cura dello chef francese Daniel Boulud, molto noto a New York (nella foto con l’attice Katherine Gage all’inaugurazione del locale).

Diciamo subito che i prezzi sono quelli folli di Manhattan, a cui si aggiunge il mito di Tiffany, e un sito mozzafiato proprio sulla Fifth Avenue; quindi, non bisogna meravigliarsi che una colazione costi più di settanta dollari, ma si tratta di un’esperienza che va fatta una volta nella vita, magari assaggiando un particolarissimo uovo sodo con sopra dell’autentico caviale, roba per palati raffinati.

Ovviamente tutte le posate, i piatti, le decorazioni sono di Tiffany, e possono essere acquistate in gioielleria nel reparto casa, ma ciò che più mi ha sorpreso sono le scatoline classiche blu appese al soffitto, che creano un effetto ottico travolgente, quasi come tuffarsi in acque cristalline.

L’aspetto interessante riguarda proprio la scelta di aprire un caffè nella gioielleria più famosa di New York, in onore di Audrey Hepburn e del suo film, che continua a fare da traino a questa gioielleria americana che è particolarmente amata dagli italiani, che acquistano in massa gioielli d’argento.

Tiffany ha una storia pazzesca, è stata aperta nel 1837 e la prima boutique si trovava sulla Broadway, poi nel 2020 è passata alla proprietà della francese LVMH, del ricchissimo magnate Bernard Arnault; quindi, adesso, è a tutti gli effetti una gioielleria francese, cosa che si nota anche nello stile e nell’eleganza. Rispetto a prima, infatti, c’è una maggiore cura nei dettagli, e se scendete al quinto piano, troverete una piccola galleria in cui è custodito il famoso abito nero indossato da Audrey Hepburn nella scena d’apertura del film, quasi a conferma di voler continuare a legare in maniera indissolubile Tiffany al film “Colazione da Tiffany”.

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