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Lo Stato stanzia 2,2 mld per entrare in Tim e “controllare” un asset strategico del Paese

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Il destino di Tim è entrato ufficialmente nelle mani del governo italiano, con un atto formale che autorizza il Ministero dell’Economia a entrare nella Netco, la società che gestirà la rete di telecomunicazioni del Paese. Il Governo si impegna a garantire le risorse finanziarie necessarie per acquisire fino al 20% della futura società della rete, in una mossa strategica che potrebbe vedere il governo spendere fino a 2,2 miliardi di euro per questa partecipazione.

La Premier Giorgia Meloni ha sottolineato l’importanza di questa decisione, affermando che dopo aver affrontato la questione Ita (la compagnia aerea nazionale) con un accordo con Lufthansa, è ora arrivato il momento di dare prospettive anche a uno dei pilastri internazionali delle telecomunicazioni. Questa mossa rappresenta un passo in avanti verso il controllo strategico della rete di telecomunicazioni e la salvaguardia dei posti di lavoro.

La partecipazione del Ministero dell’Economia alla Netco di Tim sarà di minoranza, con un importo massimo di 2 miliardi e 200 milioni di euro. Il Ministro Giancarlo Giorgetti (nella foto in evidenza) ha specificato che questa partecipazione mira a garantire poteri speciali per influenzare la strategia di sicurezza di un’infrastruttura vitale come la rete di telecomunicazioni, che è fondamentale per il futuro del paese.

Gli investitori hanno reagito positivamente alla notizia, con il titolo in Borsa che ha mostrato un aumento del 3,7% ancor prima della divulgazione ufficiale della decisione. Tuttavia, gli analisti avvertono che, anche se la mossa è promettente, il percorso sarà una maratona e non uno sprint, con le prossime settimane che saranno cruciali per l’operazione.

Il governo italiano sembra aver adottato una strategia chiara e decisa nell’affrontare questo importante dossier. La Premier Meloni ha sottolineato che questa azione dimostra che c’è un governo che si impegna per difendere l’interesse nazionale e i lavoratori.

La partecipazione del fondo americano Kkr, già azionista di Tim, sembra essere una mossa naturale, considerando il suo coinvolgimento in altri aspetti dell’industria delle telecomunicazioni. Il Ministro Giorgetti ha anche accennato alla possibile partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) nel quadro dell’Antitrust.

Tuttavia, ci sono ancora ostacoli da superare. Vivendi, il principale socio di Tim con una quota del 24%, ha sollevato dubbi sulla sostenibilità del piano industriale di Tim e ha chiesto un dialogo serio con il governo italiano per garantire i suoi interessi. Nonostante gli ostacoli, questa mossa rappresenta un passo cruciale verso il futuro delle telecomunicazioni italiane e l’assicurazione della loro sicurezza e stabilità.

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