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Caro voli in Italia, cosa c’è dietro e quali sono le possibili soluzioni: l’analisi del professor Andrea Giuricin

Lo scontro tra le autorità italiane e il numero uno di Ryanair non sembra voler dar segno di allentarsi. Il provvedimento della discordia, quello sul Caro voli, emanato lo scorso agosto dal Governo, all’interno del decreto Omnibus, prevede di arginare il rincaro dei prezzi dei biglietti per le rotte nazionali da e per le isole italiane durante il picco di domanda di stagionalità e se il costo del volo supera del 200% la tariffa media.

“Questo botta e risposta tra Governo e Ryanair è stato causato dall’aumento dei prezzi che abbiamo avuto nel trasporto aereo quest’estate e che sono stati indubbi, specialmente se si compara, ad esempio, il mese di maggio del 2023 rispetto a quello dell’anno precedente, quando il traffico ancora non era ritornato ai pieni livelli.” Ci spiega Andrea Giuricin, Economista dei trasporti all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. “Il Governo ha individuato questo come un problema e ha iniziato a pensare al decreto Caro Voli che però, per come è impostato al momento, non potrà funzionare a pieno perché mette dei limiti di prezzo massimo in caso di determinate eventualità senza specificare però quale è il prezzo medio”.

Il decreto coinvolge però solo le tratte di Sicilia e Sardegna..

Si, il decreto riguarda solamente le isole. È comprensibile che il Governo possa avere qualche preoccupazione rispetto ai prezzi massimi, specialmente laddove ciò riguarda i residenti, però questo decreto così come scritto potrebbe portare facilmente a un aumento del prezzo medio e a una riduzione dell’offerta e quindi di fatto a non raggiungere lo scopo per il quale è stato creato, anzi. Per il momento poi, per come si presenta, probabilmente non passerà i controlli della Commissione europea perché non permette un libero gioco dei prezzi.

C’erano altri mezzi per poter raggiungere quell’obiettivo?

Sì sicuramente. Tutti gli strumenti di oneri di pubblico servizio che in parte già funzionano in Sardegna potrebbero essere estesi eventualmente anche in Sicilia e dare una risposta a tutto questo. Ora come ora, ad esempio, per i residenti esistono dei prezzi massimi se si viaggia fra Linate e Fiumicino verso gli aeroporti della Sardegna. È possibile fare anche diversamente, ad esempio come fa la Spagna verso Baleari, le Canarie e due territori che si trovano in Africa. In quel caso chi vive in quei luoghi per qualunque volo verso e di ritorno dalla Spagna ha il 75% di sconto sulla tariffa. 

Come funziona l’algoritmo delle tariffe dei biglietti aerei?

In realtà non è così complesso come viene descritto. Di solito tutte le compagnie hanno un rating management (una parte importante del revenue management) che permette, a parità dello stesso prezzo medio, di avere un 10-15% in più di ricavi. Cioè, mi spiego, Ryanair e EasyJet volano con aerei pieni al 95% e le compagnie si prefissano l’obiettivo di aver venduto un determinato numero di biglietti a una determinata data prima della partenza. Il prezzo di quel volo si assesterà, dunque, in funzione di quegli obiettivi. Per questo si verificherà un aumento della tariffa se saranno stati venduti più biglietti rispetto al target e viceversa scenderà, in modo da spingere la domanda, se invece i numeri avranno performato meno delle aspettative.  Quindi, per farla breve, in linea di massima man mano che ci si avvicina alla data di partenza il prezzo tenderà ad aumentare in funzione di come stanno avvenendo le prenotazioni. Se c’è una determinata stagionalità, un evento o un grande concerto, le tariffe partiranno poi già da costi più elevati. Insomma, l’algoritmo è un’ottimizzazione matematica che viene fatta per cercare di massimizzare i ricavi.

Però è indubbio che i prezzi dei voli rispetto al passato, al di là della richiesta, siano aumentati. Quali sono e cause? 

Assolutamente. I prezzi sono aumentati di un 20-30% rispetto al 2019 e chiaramente se si fa il confronto con l’inizio del 2022, anche molto di più.  Questo avviene perché esistono diversi fattori che stanno incidendo sull’offerta. In primo luogo, abbiamo un’inflazione che sta portando in alto tutti i prezzi. E questo è sicuramente un punto evidente. Un altro elemento è che ci troviamo di fronte a una domanda che è tornata molto prepotente mentre  l’offerta di voli è ancora sotto i livelli del 2019. E poi c’è l’aspetto forse più rilevante, cioè il prezzo del petrolio.

Una voce che arriva a incidere anche fino al 40% sui costi complessivi del vettore. Le compagnie aeree infatti non utilizzano il carburante come facciamo noi, rifornendosi di volta in volta alla stazione di benzina, ma firmano dei contratti e acquistano i rifornimenti con un anno d’anticipo cercando, così facendo, di coprirsi dal rischio dall’andamento del prezzo del petrolio. Quindi in realtà, in questo momento le società stanno pagando di più il carburante rispetto all’anno scorso perché ai tempi dell’acquisto c’era stato lo scoppio della guerra in Ucraina e tutte le tensioni che questo aveva comportato. Sono tutte variabili esterne che non dipendono dunque dalla compagnia aerea e che ci sono non solo in Italia ma in generale in tutta Europa e in tutto il mondo.

Ryanair ha annunciato la riduzione di circa il 10% dei voli da e per la Sardegna e da e per la Sicilia. Quale potrebbe essere un’alternativa per coprire questo 10%?

Bisogna dire che Ryanair non è facilissima da sostituire perché possiede il 50% del mercato domestico italiano. Mi aspetto che qualche determinata rotta possa essere coperta da altri operatori ma è chiaro che, comunque, lo scontro tra la compagnia irlandese e il governo italiano è indubbiamente molto forte e i toni, dal mio punto di vista, troppo accesi. Detto questo c’è ancora tempo e se veramente si vuole fare qualcosa per i residenti bisogna cercare di agire di concerto, tutti insieme, per trovare una soluzione.

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15 April 2022, Hessen, Frankfurt/Main: Queue in front of check-in counters at Frankfurt airport. Photo: Hannes P. Albert/dpa

Mentre per i voli normali, quelli non per i residenti, le tariffe saranno ancora così alte per molto?

Vedo molto complesso attendersi un loro abbassamento improvviso. Il problema è che la pressione sui prezzi dovrebbe rimanere abbastanza elevata ancora per diversi mesi perché il costo del petrolio non sta scendendo così tanto e, anzi, negli gli ultimi mesi è aumentato. Poi anche l’accordo tra Russia, Arabia Saudita e l’OPEC per ridurre la produzione crea una ulteriore tensione sul prezzo del greggio e quella, come ti dicevo prima, è la principale voce di costo quindi io mi aspetto che i prezzi facciano fatica a scendere. 

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