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La corsa del settore moda per la circolarità

Nel 2020 il Piano d’azione per l’Economia Circolare della Commissione Europea del Green Deal ha stabilito sette aree chiave, essenziali per raggiungere un’economia circolare. E’ un momento storico per il settore moda che passerà da deregolamentato ad essere un settore altamente regolamentato.

Il 30 marzo 2022, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di regolamento per l’ecodesign dei prodotti sostenibili; a novembre 2022, ha proposto nuove regole a livello europeo sugli imballaggi.  Più recentemente, a marzo 2023, è stata pubblicata una proposta di direttiva sui Green Claims e a luglio 2023 è stato pubblicato il Waste Framework Directive, includendo l’EPR (i.e. Extended Producer Responsibility – Responsabilità Estesa del Produttore) anche per il settore moda Europeo. In Italia c’è già una prima proposta di decreto per l’istituzione del regime di responsabilità estesa del produttore per la filiera dei prodotti del tessile, abbigliamento, calzature, accessori, pelletteria e tessili per la casa: il settore ha avviato una corsa verso l’implementazione di politiche di circolarità.

Ci sarà un forte focus soprattutto sui rifiuti tessili post-consumo, quelli più difficili da monitorare e gestire. Per capire il perché basta guardare i numeri, per quanto siano ancora delle approssimazioni visto che non c’è ancora l’obbligo di raccogliere dati sui rifiuti tessili nei paesi europei. Nel recente rapporto 2023 (“LCA-based assessment of the management of European used textiles”) di Norion Consult per EuRIC Textiles, vengono presentati i dati europei aggiornati al 2019 che parlano di circa 5,4 milioni di tonnellate di prodotti tessili immessi sul mercato: di questi solo circa 2 milioni di tonnellate sono raccolte come scarti post-consumer. Di tutti i rifiuti tessili immessi quindi circa il 38% è raccolto separatamente per il riuso, riciclaggio e smaltimento. Al momento viene stimato un range piuttosto ampio per le varie destinazioni: il 50-75% è volto al riuso, tra il 10-30% è riciclato e il rimanente è usato per energy recovery o smaltito in discarica. Il dato preoccupante che emerge dal report è che il restante 62% non viene raccolto separatamente e finisce quindi direttamente incenerito o in discarica. Sempre secondo il rapporto, nel 2018 in Italia sarebbero stati raccolti 146.000 tonnellate di rifiuti tessili, di cui il 68% circa destinato al riuso, il 30% circa riciclato, il 2% circa destinato alla discarica. Ad oggi si sono costituiti sino ad oggi 5 Consorzi italiani per la gestione dell’EPR nel settore moda.

A prescindere dai dati assoluti di partenza, c’è ancora tanto da fare: la normativa sull’EPR dovrebbe guidare il settore verso un migliore utilizzo dei rifiuti come risorsa. Ma una normativa europea condivisa per ora sembra ancora lontana, probabilmente una legge quadro non arriverà prima del 2025; anche in Italia il decreto EPR è in un momento di stallo, proprio per attendere quello che deciderà la Commissione Europea. 

Il focus sui rifiuti non basta. Serve applicare i principi di ecodesign e scardinare un sistema basato sulla sovrapproduzione e sul sovra-consumo, innovando i modelli di business.
L’obiettivo finale di un approccio circolare è quello di mantenere in uso prodotti e materiali conservandone la qualità e riducendo al minimo possibile l’impatto ambientale per tutto il ciclo di vita.

Il Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi, nel suo report di ricerca 2023 (disponibile su www.sdabocconi.it/circularfashion), mette in evidenza sfide e vantaggi che derivano dalla trasformazione verso le catene del valore circolari.  Tra i principali ostacoli nell’implementazione della circolarità da parte delle aziende ci sono innanzitutto i costi, ma anche la difficoltà a trovare sul mercato le tecnologie in grado di affrontare la sfida del riciclo e l’accesso a infrastrutture adeguate.

Quella della circolarità è una sfida che richiede anche l’inserimento di professionalità adeguate all’interno delle aziende, che spesso faticano a trovare: nei prossimi tre anni le aziende della filiera intervistate prevedono di dover incrementare del 97% i collaboratori specializzati su questi temi lungo la supply chain e del 292% tra i fornitori di servizi.

Tra i vantaggi principali troviamo il miglioramento della reputazione del brand, seguito dalla creazione di nuove opportunità commerciali e da un incremento nella fidelizzazione dei consumatori. 

La gestione della sostenibilità e della circolarità richiede un approccio olistico: l’implementazione di principi di ecodesign lungo le catene del valore circolari della moda costituisce la vera opportunità che abbiamo per accelerare la transizione verde nei prossimi anni. Decisori politici ed aziende, associazioni di categoria, università e centri di ricerca, media e organizzazioni non-profit, devono lavorare insieme per costruire una cultura della moda sostenibile e circolare che metta al centro consumatori ed utilizzatori finali.
Per costruire una cultura della moda sostenibile e circolare è necessario un approccio multi-stakeholder che parta dall’educazione.

*Direttrice Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi School of Management

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