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Zelensky e media occidentali: è finita la luna di miele?

ucraina nelensky russia

“Questo male russo deve essere sconfitto al più presto possibile. Quando qualcuno nel mondo tenta ancora di discutere con la Russia, significa chiudere un’occhio su questa realtà: l’arroganza del male, la sfacciataggine della malvagità, disumanità totale. Questo è un altro attacco terroristico da parte della Federazione russa. Colpiscono deliberatamente il mercato.”

Così parlava il presidente Zelensky quando un missile aveva devastato il mercato di Kostiantynivka. Il mondo occidentale era oltraggiato e i media occidentali si affrettarono a riportare dati e numeri, e ovviamente, l’opinione del presidente. Poi qualche giorno dopo il Guardian, il NYT e le altre grandi testate, han dichiarato che il “missile assassino” era ucraino. Nessuna replica da Zelensky, ma ancora una volta, un falso allarme. Comprensibilmente la leadership ucraina ha fatto di tutto, a livello mediatico, per attrarre e mantenere il consenso internazionale, in particolare quello dei paesi occidentali, primari donatori di armi e aiuti finanziari. In particolare è importante mantenere il supporto dei media americani, primario donatore e coordinatore del movimento pro-Ucraina. Nelle guerre moderne la presenza dei media, amplificata da riprese di non professionisti caricati in rete, diviene fondamentale e il dominio di questa sfera è ormai un obbligo, se si vuole vincere una guerra. Se il supporto dei media occidentali è un indice di come stia andando la guerra in Ucraina, forse Zelensky ha dei problemi. Facciamo il punto

2022 Luna di miele

Nel 2022 i francesi del Reporters without borders hanno assegnato un punteggio negativo alla libertà di opinione e dei media in Ucraina. Da quando Zelensky ha preso il potere i media nazionali sono stati brutalmente aggrediti: giornali chiusi, giornalisti mobbizzati se non riportavano l’opinione corretta, simile sorte ha colpito anche i reporter internazionali dispiegati per il conflitto. Tuttavia non è sempre stato così: prima del conflitto i media internazionali seguivano l’Ucraina con analisi di valore: dal reportage sui paradisi fiscali dove Zelensky, e il suo cerchio d’oro, avevano nascosto i soldi alla crescente corruzione della nazione. 

Kiev guerra Russia
Nella foto un edificio residenziale danneggiato da un aereo nemico russo nella capitale ucraina Kyiv

Quando i russi iniziarono l’invasione tutti i media occidentali si allinearono ad un nuovo storytelling. Anche politici e militari occidentali, in particolare anglo americani, furono travolti da un ottimismo che rasentava l’irrazionale, quando si parlava del futuro dell’Ucraina. Nel primo anno di guerra furono numerosi i rapporti “esterni al main stream news” che dipingevano un futuro fosco per l’Ucraina: maggiori risorse militari russe rispetto a quelle ucraine, scarsa formazione dell’esercito ucraino da parte della Nato, caos di mezzi e complessa filiera di manutenzione. Rapporti e analisi di valore che vennero ignorati.

L’ottimismo occidentale di leader politici e militari continuò sino alla “controffensiva” che, pianificata per primavera, partì in tarda estate. A aprile 2023 il segretario generale della NATO, General Jens Stoltenberg dichiarò che la controffensiva sarebbe stato un successo. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, ala dura dei repubblicani guerra fondai, confermò che gli ucraini avrebbero dispiegato un potere di fuoco massiccio.  Anche gli ex generali (ora consulenti per aziende di armi americane), pur forti di una competenza militare di decenni, erano sicuri che sarebbe stato un successo: dal generale Ben Hodges al generale e ex direttore della CIA David Petraeus, parlavano di una vittoria sicura. Se leader politici e militari erano sicuri del successo i media, guardiani della verità, non erano da meno. Sul Washington post, giornale di Bezos che è fornitore di servizi per tutto il comparto della difesa americana e agenzie di spionaggio, si leggeva che “l’Ucraina vincerà, la determinazione di questa nazione a espellere i russi dal suo territorio ad ogni costo è l’X-factor definirà il conflitto.”

Al New York Times nel febbraio 2023 spiegavano che i volontari ucraini, pur sapendo di andare in contro alla morte, erano determinati a combattere. Sul Times Paul Krugman, spiegò che la future controffensiva ucraina futura stata l’equivalente americano del D-day. Alla CNN dichiaravano, con tanto di filmati, che l’esercito ucraino era stato addestramento per ogni evenienza. Tutte le tv via cavo americane ripetevano all’infinito un mantra ricco di vocaboli quali “una controffensiva attesa da molto” e “altamente anticipata”, in pratica una guerra cognitiva continua contro gli utenti americani. Gli show televisivi di tarda serata (molto seguiti in America dal pubblico generalista e un filo ignorante) riportavano le dichiarazioni ottimiste di Zelensky e degli altri leader, sull’imminente successo della controffensiva. I media americani non erano cosi schierati, in merito ad una conflitto, dai tempi della seconda guerra in Iraq: la famosa guerra al terrorismo, e al petrolio di Saddam, come molti americani scoprirono in seguito. Poco importa se i vertici militari americani, che avevano coordinato l’addestramento delle truppe ucraine, ritenevano che la controffensiva non sarebbe stato un successo. 

Estate 2023 fine della luna di miele

Le prime avvisaglie che le cose stavano cambiando arrivarono in tra luglio e agosto: mentre il Washington post spiegava che l’avanzata Ucraina era difficile e costava molte vittime… il NYT ammetteva che, pur mandando le munizioni a grappolo (armamenti devastanti vietati dal tutti gli stati civili del mondo, salvo Cina, Russia, Usa e Ucraina) non vi sarebbero stati successi ucraini. Il NYT tornò alla carica spiegando che il numero di morti tra i soldati ucraini si stimavano, in difetto, intorno ai 50.000 unità. Il Washington post andò ancora più pesante citando non solo i probabili morti ma anche i soldati a cui erano staii amputati arti maciullati dalle bombe russe. Un ultimo tentativo dei media americani di “rilanciare” l’Ucraina in modo positivo fu la narrativa della guerra dei droni: precisi, letali, che volavano lontano per colpire bersagli in territorio russo. È obbiettivo che i droni stiano giocando un ruolo fondamentale in questo conflitto ma la Russia, grazie alle fabbriche e all’importazione di droni iraniani, ha maggiori unità da dispiegare. 

LE DIFESE MILITARI NEI VILLAGGI, RETI TRINCEE FATTE IN CASA
I soldati ucraini in prima linea in difesa dei villaggi a Rivne, Ucraina, 3 aprile 2022. Arruolati in 2 settimane, anche madri e turni di 24h, le donne
le più brave a guidare tank ANSA/LORENZO ATTIANESE

Negli ultimi mesi i media hanno ricominciato a fare il loro lavoro di guardiani della verità: sono riapparse analisi sull’Ucraina in quanto nazione problematica, piena di corruzione, dove i vertici militari si vendono armi occidentali sul mercato nero. I sondaggi americani di giugno 2023 dimostrano che l’interesse del popolo americano per l’Ucraina sta crollando. In particolare gli americani ritengono che la crisi ucraina, e le azioni russe, non siano un pericolo per gli USA. Anche in parlamento le cose non si mettono bene. Già ad agosto i repubblicani erano orientati ad una revisione del supporto all’Ucraina. Tre sono le principali critiche mosse all’amministrazione Biden: la crescente sfiducia per i soldi versati (oltre 120$ miliardi in poco più di un anno, senza effettiva rendicontazione dei risultati), secondariamente la crescente posizione e interessi personali di Biden nell’Ucraina (dal figlio Hunter sino agli interessi degli sponsor politici di Biden padre), ultima ma non meno importante la completa assenza di un piano per l’Ucraina. Anche i vertici militari americani si sono riposizionati. Ad agosto Milley, il generale in capo dell’esercito americano dichiarò che gli scarsi risultati ucraini, combinati con l’arrivo dell’inverno, erano due motivi validi perché Zelensky cominciasse a parlare di pace. 

Ucraina: piano di riserva o agnello sacrificale?

Pur con uno scenario di plausibile sconfitta militare ucraina l’Occidente, Usa e Nato a traino, hanno comunque una visione ottimistica sull’utilità della crisi ucraina: pedina inserita nella grande scacchiera di contenimento del blocco euroasiatico (Russia principalmente). I prii sponsor di questa visione di contenimento sono i “falchi” dell’amministrazione civile, che hanno una posizione belligerante: Jake Sullivan, Victoria Nuland e Antony Blinken. Anche alcuni repubblicani belligeranti hanno una visione, pur se più amplia rispetto ai burocrati civili, a favore di una continuazione del supporto all’Ucraina. Il senator repubblicano Mitt Romney ha chiarito che i soldi spesi per l’Ucraina sono il miglior investimento mai fatto, in guerra, senza perdere vite umane americane (le vite ucraine non sembrano essere rilevanti per il Romney). Anche il senatore repubblicano Graham, da sempre pronto a far guerra alle nazioni cattive (dall’Iran in poi) vuole continuare a dar supporto all’Ucraina. Tuttavia, pur se burocrati e alcuni politici sono ancora ottimisti, o oltranzisti, le elezioni del 2024 sono prossime e anche i recenti sondaggi danno Biden in forte difficoltà, diciamo perdente. Le scelte recenti di Biden di “ammorbidirsi” con l’Iran, alla luce degli eventi di questi giorni (dove la repubblica iraniana viene indicata come maggior finanziatore di Hamas) hanno ulteriormente indebolito la credibilità internazionale di Biden. 

Joe Biden. Presidente degli Usa  EPA/JIM LO SCALZO

Con un nuovo fronte della guerra al terrorismo appena apertosi in medio oriente esiste il plausibile rischio che il supporto americano all’Ucraina possa decrescere. A questo aggiungiamo che gli stati europei han scarso interesse (o ulteriori risorse disponibili) da dedicare all’Ucraina e che le imminenti elezioni in molti paesi occidentali (prima di tutto quelle europee e poi il 2024 in Usa) rischiano di dipingere un 2024 problematico, per Zelensky. Forse i media occidentali hanno già compreso che il vento è cambiato e si stanno riposizionando?

 @enricoverga 

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