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LinkedIn spiegato alla Generazione Z

All’alba dei miei vent’anni, mi sto iniziando ad affacciare al mondo del lavoro. Per farlo ho scelto un social che forse è ciò che c’è di più distante dalla Generazione Z : LinkedIn.

LinkedIn è una piattaforma che offre la possibilità alle aziende e ai professionisti di fare Networking (piccolo chiarimento per le persone della mia età che stanno leggendo questo articolo: Networking significa creare una rete di relazioni in ambito lavorativo). Mai avrei pensato in quanto nativa digitale, di dovermi far spiegare da mio padre come funzionasse un social network. Eppure, una domenica pomeriggio, con una pazienza non indifferente, si è seduto accanto a me e abbiamo creato insieme il mio profilo.

Cari compagni di generazione, se pensate che sia un social come un altro, vi sbagliate di grosso: niente foto per fare colpo, storie o frasi ad effetto per fingerci acculturati. Il profilo Linkedin è il nostro Cv digitale, da cui un possibile datore di lavoro può conoscere il nostro percorso lavorativo e formativo. Come se non bastasse, qui non si “seguono” le persone, tranne se queste si trovano nel grande Olimpo dei Top Voice o sono persone di una certa notorietà. Qui si “entra nella cerchia” di un utente.

Il tutto si ricollega a quella strana parola che ho usato prima: networking. E vi dirò di più: non basta entrare nella cerchia, ma devi anche ingraziare chi ti ha accolto. Come quando alle elementari si facevano i club segreti e il tuo unico obiettivo nella vita era entrare in più club possibili facendoti tutti amici. Ecco più o meno funziona così.

Siamo una generazione che arriva a lavorare portandosi dietro un bagaglio pieno di insicurezze, ansia da prestazione e paure. Forse la paura più grande che ci portiamo dietro è proprio quella di entrare in questo mondo fatto di adulti e responsabilità, abbandonando quello della gioventù. Inutile dire che a mio avviso questa paura si è abbattuta su di noi a causa della pandemia, ma del resto come darci torto?

Il Covid – soprattutto per la Generazione Z – è stato un mostro che ci ha portato via i nostri anni migliori, per non parlare della maturità o dei primi anni di Università. È per questo che abbiamo così tanta difficoltà a fare quel passo in più verso il mondo dei “grandi”, perché sentiamo che ci manca un pezzo, che dobbiamo recuperare ciò che ci è stato tolto.

Questo contributo vuole, con un po’ di sana ironia, essere un incoraggiamento a chi come me si sta addentrando lentamente nel mondo del lavoro. Un mondo che ci attende e che dovremmo essere noi a reggere. Non so voi ma la voglia di mettermi alla prova cresce sempre più. Perciò, lanciatevi. Non abbiate paura. E soprattutto, fatevi LinkedIn.

*Loredana Limone, romana, classe 2001. Da poco si è laureata all’università Sapienza di Roma in Letteratura Musica e Spettacolo. Ha come ambizione quella di lavorare nel mondo dell’intrattenimento e raccontare storie su uno schermo cinematografico.

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