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Blockchain: una tecnologia per la semplificazione

Lo scorso 18 ottobre, dopo due anni di analisi e tavoli di lavoro, il Consiglio Direttivo della BCE ha ufficialmente lanciato il progetto di creazione dell’euro digitale. Nei prossimi anni verrà costruito il codice e saranno selezionati i fornitori per lo sviluppo dell’infrastruttura che ne consentirà il funzionamento. Alla base di questo processo vi è la blockchain, una delle tecnologie che ricopre un ruolo sempre maggiore nelle policy legate alla transizione digitale. In una fase di estremo dinamismo del settore, occorre un ragionamento condiviso, per poter guidare attivamente il cambiamento, senza esserne spettatori passivi. 

Fin dal 2008, quando la prima blockchain è stata introdotta a livello globale, questo sistema ha ampliato i propri campi di applicazione allontanandosi dall’essere una semplice architettura per le criptovalute e trovando spazio nei contesti di asimmetria informativa al fine di rafforzare la fiducia tra le parti.

Proprio in considerazione della trasversalità dei possibili ambiti applicativi, nel febbraio 2023, la Commissione ha lanciato la European Regulatory Sandbox per Blockchain. Si tratta di un ambiente controllato per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche decentralizzate in cui le aziende possono testare i propri prodotti e servizi collaborando con le autorità di regolamentazione competenti. Nel nostro Paese, dal 2021 esiste IBSI (Italian Blockchain Service Infrastructure): un tavolo di lavoro multilivello e multistakeholder promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale, CIMEA, CSI Piemonte, ENEA, INAIL, INFRATEL ITALIA, INPS, Politecnico di Milano, Poste Italiane, RSE, GSE, SOGEI e Università di Cagliari, per sperimentare la modalità di progettazione e sviluppare un ecosistema basato su tecnologia blockchain. 

E proprio l’Italia potrebbe rappresentare il luogo ideale per testare soluzioni di questo tipo anche nelle attività rientranti nei perimetri della pubblica amministrazione. Poiché ogni transazione registrata in uno dei suoi blocchi è immutabile e facilmente verificabile, i cittadini e più in generale gli stakeholder potrebbero accedere ai dati in modo sicuro e controllato, contribuendo a garantire una maggiore responsabilità delle parti sociali.

Ad esempio, un utilizzo diffuso dello smart contract potrebbe automatizzare una serie di operazioni burocratiche – riducendone i tempi – e con specifico riferimento alle procedure ad evidenza pubblica consentirebbe di monitorare in tempo reale lo stato dei progetti e delle relative transazioni. 

È quindi evidente che la blockchain potrebbe rappresentare non solo una rivoluzione tecnologica, ma anche una spinta verso un nuovo modello di cittadinanza e di identità digitale, offrendo la possibilità di coinvolgere i cittadini in modo più diretto nella supervisione e nella gestione dei processi pubblici, di fatto migliorando la partecipazione e la responsabilità di tutte le parti coinvolte.

L’applicazione di questa tecnologia anche a livello pubblico potrebbe contribuire a ridurre le criticità strutturali del Paese, aumentandone equità ed efficienza e, di conseguenza, la competitività. Occorre anzitutto attivare un lavoro di informazione capillare per comprendere e diffondere la sua reale utilità, lavorando al contempo alla costruzione di un dialogo allargato e condiviso sulla gestione e sulla normativa sottostante.

Oltre ad adeguati meccanismi di protezione dei dati e della privacy dei cittadini, bisogna garantire che questi sistemi operino all’interno dei perimetri nazionali ed europei, con un ruolo cruciale delle istituzioni garanti della sicurezza nazionale. La tenuta della nostra società, oggi più che mai, deve fungere da obiettivo strategico.

* Founder e Managing Director di Futuritaly, strategic advisor con lunga esperienza nel mondo pubblico e industriale 

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