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Elon Musk è davvero green?

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La Terra affronta una minaccia imminente e, a meno che non cambiamo il corso delle cose, la vita umana come la conosciamo diventerà impossibile sul nostro pianeta. Cosa possiamo fare?

La maggior parte di noi direbbe che dobbiamo fare tutto il possibile per prevenire questo scenario desolante limitando l’impatto dannoso delle attività umane. “Non esiste un pianeta B”, sottolineano gli ambientalisti. Se però rivolgete la domanda al miliardario Elon Musk, la risposta potrebbe essere molto diversa. “Non vogliamo essere una specie che può vivere su un solo pianeta, ha detto nel 2021 in occasione del lancio in orbita di un razzo di SpaceX. “Vogliamo essere una specie ‘multi-planet’”. Musk ha anche aggiunto di essere assolutamente certo che SpaceX porterà esseri umani su Marte nel prossimo futuro.

È una mentalità simile a quella di Jor-El, personaggio della DC Comics, padre di Superman e scienziato di spicco del pianeta Krypton: “Se il tuo pianeta sta per esplodere, lancia la tua progenie in una capsula spaziale per garantire la sopravvivenza della specie altrove nella galassia”. E, in effetti, Musk non sembra aver perso la passione di quando era bambino per i supereroi in movimento da un pianeta all’altro. 

 

La capsula del razzo Falcon 9 di SpaceX si alza in volo dopo il decollo dalla rampa di lancio.

Crescendo a Pretoria, in Sud Africa, “ho letto tutti i fumetti che sono riuscito a trovare, o che mi hanno permesso di leggere in libreria prima di cacciarmi”, ha raccontato Musk in un documentario. In quei racconti, i supereroi sconfiggono il male sulla Terra; gli umani e le altre specie si affrontano in galassie lontane.

Il Musk che conosciamo oggi si è definito l’incarnazione di questi personaggi immaginari: un uomo che crede di essere in grado di salvare da solo l’umanità. La sua filosofia da supereroe lo contrappone agli ambientalisti, che credono nella forza della collettività, piuttosto che in quella di un singolo ‘grande uomo’, per risolvere le grandi sfide dell’umanità.

E questa è una chiave per trovare la risposta a un dilemma fondamentale su Elon Musk. Perché una persona la cui tecnologia per i veicoli elettrici, l’energia solare e lo stoccaggio di energia ha influito così tanto sulla transizione verde è tanto vituperata nella comunità ambientalista? Perché gli attivisti abbandonano la sua piattaforma di social media e lo deridono durante le loro proteste? Quanto è ‘verde’ davvero Elon Musk? La risposta richiede un viaggio nel tempo e nello spazio.

L’anno di nascita di Musk, il 1971, è stato un momento di svolta per l’umanità, il primo anno nel quale gli esseri umani hanno vissuto al di là della biocapacità del pianeta, mentre cresceva la consapevolezza sull’inquinamento atmosferico, la pioggia acida e la contaminazione delle riserve idriche. Nel 1970 si è tenuto il primo Earth Day, è stata creata la Environmental Protection Agency ed è stato approvato il Clean Air Act. Ma le preoccupazioni ambientali non erano in cima alla lista del giovane Musk. Da ragazzo, come ha raccontato Walter Isaacson nella sua recente biografia, Musk è stato mandato da suo padre in diversi ‘campi di sopravvivenza’, dove doveva letteralmente combattere per il cibo. Una volta ha perso quasi cinque chili, in un’altra occasione è stato picchiato con tanta violenza da finire in ospedale.

 

 

Come ha raccontato in un’intervista, il giovane Elon ha trovato una via di fuga, e una fonte di ispirazione, nella dirittura morale dei suoi supereroi preferiti. Guardava alla fantascienza anche come guida filosofica. Uno dei suoi libri preferiti, ha detto a Isaacson e ad altri, è ‘Guida galattica per autostoppisti’, pubblicato quando aveva otto anni. La storia racconta in chiave satirica le avventure dell’unico uomo sopravvissuto alla distruzione del pianeta Terra e i suoi viaggi nello spazio. Tra le conclusioni tratte dal libro, ha detto Musk in un’intervista alla CBS, c’è che ‘l’universo è la risposta’.

Confinato per il momento sul pianeta Terra, Musk era affascinato dal Nuovo Mondo e, in particolare, dagli Stati Uniti, la terra da cui provenivano i suoi supereroi, la terra del capitalismo libero e sfrenato del presidente Ronald Reagan e dell’economista Milton Friedman.

A 17 anni, Musk si è allontanato dal Sudafrica in tumulto per l’apartheid per iscriversi alla Queen’s University in Canada, dove vivevano i parenti di sua madre. Ha rivelato di aver preso questa decisione anche per evitare il servizio militare obbligatorio nell’esercito sudafricano. “Chi vuole far parte di un esercito fascista?”, ha detto. Appena ha potuto, si è trasferito negli Stati Uniti, conseguendo la laurea presso l’Università della Pennsylvania e Wharton, e completando la sua carriera accademica a Stanford, dove è stato ammesso a un programma di dottorato, che però ha abbandonato per seguire la sua aspirazione imprenditoriale.

Musk non ha mai perso il suo approccio da supereroe. Come ha detto il Ceo di OpenAI Sam Altman a Ronan Farrow in un recente profilo del New Yorker: “Elon vuole disperatamente che il mondo sia salvato. Ma solo se può essere lui a salvarlo”.

 

Guardando la sua comprovata esperienza nello sviluppo di tecnologie per l’elettricità e nelle energie rinnovabili, si potrebbe sostenere che Musk non abbia solo dimostrato di essere green; lui è super-green.

Elon Musk sarà ricordato sui libri di storia per aver favorito il passaggio del settore dei trasporti dai combustibili fossili all’elettrificazione a emissioni zero”, ha dichiarato in un’intervista a Fortune Margo Oge, ex direttrice dell’Ufficio trasporti e qualità dell’aria dell’Epa (Environmental Protection Agency), in alcuni casi critica nei confronti di Musk. “Non ci troveremmo dove siamo oggi, con migliaia di miliardi di dollari investiti nella decarbonizzazione dei trasporti, se non fosse stato per lui”.

Ma prima di addentrarci nei risultati raggiunti, consideriamo cosa significa ‘green’ quando si tratta di Elon Musk. In senso letterale, Musk non sembra essere un amante del verde. Dalla sua prima startup su Internet, Zip2, al gigantesco quartier generale e agli stabilimenti di produzione di Tesla, la tavolozza dei colori di Musk è stata monocromatica: bianco per i sobri interni modernisti dei suoi uffici e per gli esterni delle fabbriche; nero per le strade e i parcheggi che le circondano; e grigio argento, rosso intenso o blu per le auto che produce. Non sono per lui i vialetti alberati, le erbe autoctone e gli arbusti che vantano altri siti tecnologici: Musk cerca semplicemente ordine, efficienza e prevedibilità.

Musk non è neanche un ‘esempio’ di persona ‘green’. È uno degli individui che più inquinano al mondo, in gran parte a causa dei suoi spostamenti in jet privato tra Los Angeles, Austin, la Bay Area di San Francisco e le altre località dove hanno sede le sue aziende. La scia di carburante bruciato che i jet di Musk si lasciano dietro è enorme, stimata in circa 2.000 tonnellate di CO2 l’anno scorso, più o meno 130 volte il totale dell’intera produzione media annuale americana, secondo un recente studio. Vale la pena notare, tuttavia, che Elon Musk è un inquinatore modesto rispetto ai suoi colleghi miliardari. Per molti di loro, la causa principale sono gli yacht – un lusso per il quale Musk ha detto di non avere tempo.

E Musk non è neppure allineato con la maggior parte degli ambientalisti quando si tratta di crescita della popolazione. L’anno scorso, ha twittato che “la riduzione della popolazione causata dai bassi tassi di natalità è un rischio molto più grande per la civiltà rispetto al riscaldamento globale”. Poi ha aggiunto: “Penso che il riscaldamento globale sia un rischio importante”. Musk è particolarmente infastidito, come ha detto al suo biografo Ashlee Vance, quando “le donne davvero intelligenti hanno un solo figlio, o nessuno. È una logica che può suscitare qualche perplessità, ma è la logica che Musk segue nella sua vita personale. Si dice che abbia avuto 11 figli con tre donne diverse.

La rivendicazione di Musk di essere ‘verde’ è più forte se inquadrata in termini di efficienza: energia rinnovabile e sostenibile prodotta senza il caos, lo sforzo e i costi dell’estrazione e del consumo di combustibili fossili. La sua visione, esposta nel ‘Master Plan’ di Tesla, tiene lontana la preoccupazione per l’ambiente, senza preamboli sull’imminente minaccia del cambiamento climatico o sulla necessità di agire per ridurre l’impatto umano. È sobrio, pragmatico e matematico, e va dritto alla logica ingegneristica, suggerendo che il problema con i combustibili fossili non è solo che sono dannosi, è che sono anche inefficienti e dispendiosi. “Un’economia energetica sostenibile è tecnicamente fattibile e richiede meno investimenti e meno estrazione di materiali rispetto all’economia energetica insostenibile di oggi”, si legge.

Ma ciò che dà a Musk il diritto di vantarsi di essere davvero “verde” sono le innovazioni tecnologiche delle sue aziende, in particolare quello che ha fatto con i veicoli completamente elettrici, un settore che non sembrava particolarmente promettente quando Tesla è stata fondata, come startup, nel 2003, o quando Musk ha investito diventando presidente della società, all’inizio del 2004. Diverse aziende avevano sperimentato auto elettriche e ibride negli anni Novanta, ma l’industria automobilistica aveva etichettato come irrealistici i veicoli elettrici. Quando Tesla ha lanciato la sua prima auto completamente elettrica, la Roadster, nel 2008, sia Detroit che i media della Silicon Valley l’hanno accolta con indifferenza e ironia. Nel 2007, ancor prima del suo lancio, Valleywag, il sito di gossip del settore tecnologico, aveva definito la tanto attesa Roadster di Tesla il miglior “fallimento” dell’anno. Le cose hanno iniziato a cambiare nel 2012, quando Tesla ha lanciato il suo primo veicolo elettrico per il mercato di massa, l’auto sportiva di lusso Model S, che poteva percorrere più di 200 miglia con una sola carica. La fantascienza si stava avverando.

 

Tesla Roadster è la prima auto elettrica plug-in in produzione da anni negli Stati Uniti.

Negli anni seguenti, Tesla ha aggiunto molte altre auto elettriche alla sua gamma, ha spinto la sua produzione a livello globale e, con una straordinaria inversione di tendenza, è diventata la società automobilistica di maggior valore al mondo, rendendo Musk (a volte, secondo il prezzo delle azioni di Tesla) l’uomo più ricco del mondo. Dopo l’elettroshock di Musk, molte delle più grandi case automobilistiche del mondo, tra cui GM, Volkswagen, Volvo e Mercedes, hanno seguito la strada tracciata da Tesla di produrre solo veicoli elettrici, anche se per questa transizione ci vorranno molti anni.

E poi c’è Tesla Energy, fondata come SolarCity nel 2006 da due cugini di Musk, la società che ha rivoluzionato l’energia solare in America per centinaia di migliaia di clienti e ha contribuito a rendere popolare l’energia rinnovabile. Lo ha fatto offrendo pannelli solari in affitto (invece che in vendita) a tutti, dai singoli proprietari di case alle grandi imprese, e finanziando questi enormi acquisti rivendendo agli investitori i contratti di affitto come pacchetti di obbligazioni. Anche se Musk non ha fondato la società, è stato il suo più grande investitore ed è a lui che viene riconosciuto l’aver ideato il modello di business. Nel 2016, ha acquisito la società e l’ha fusa con Tesla con il nome di Tesla Energy.

Rendendo la tecnologia verde una realtà commercialmente valida, Musk è diventato un faro da seguire per gli altri, nell’industria automobilistica e non solo. Il suo clamoroso successo ha ispirato una generazione di imprenditori. “Elon è la ragione per cui sono entrato in questo business”, ha detto Arcady Sosinov, Ceo e fondatore della società di ricarica elettrica FreeWire. Chris Raymond, responsabile sostenibilità di Boeing, ha dichiarato che l’aviazione sta aspettando ‘il suo momento Elon Musk’. “È un momento emozionante”, ha detto. “Più persone ora sono attratte da questo settore, come lo è stato Elon”.

Che si consideri o meno un ‘grande uomo’, Elon Musk offre un esempio potente di ciò che può fare un singolo essere umano per cambiare il corso della nostra storia. Anche se Musk si è spesso scontrato con le regole del governo (come le norme di sicurezza che regolano i lanci di SpaceX), Farrow sul New Yorker suggerisce che lui stesso è diventato una sorta di figura quasi ‘governativa’, fornendo (e a volte negando) servizi Internet sul campo di battaglia all’esercito ucraino attraverso la sua rete Starlink e trasportando astronauti statunitensi sulla Stazione Spaziale Internazionale. È per questo motivo che vale la pena esaminare la mentalità di Musk, le convinzioni che lo hanno mosso da sempre. Se Elon Musk ha cambiato la direzione della nostra società, dove siamo diretti?

Non viaggeremo meno e non prenderemo più mezzi pubblici. Si prevede che le vendite globali di auto rimbalzeranno nel 2023 ai livelli pre-COVID e, negli Stati Uniti, la percentuale di persone che si spostano con i mezzi pubblici è ferma a un misero 5% nel 2019, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati del censimento, con l’85% di pendolari che si muovono in auto, camion o furgone. Per Musk, e per Tesla, l’ideale di mobilità rimane quel paradigma molto americano di un veicolo personale, a motore, anche se a trasmissione elettrica. E mentre le auto elettriche di Tesla sono ecologiche nella misura in cui un’auto può esserlo attualmente – emettono molto meno CO2 rispetto alle omologhe termiche nel corso della loro esistenza – non sono più ecologiche che camminare, andare in bicicletta o prendere i mezzi pubblici. Gli ambientalisti hanno anche sottolineato che l’estrazione di materiali utilizzati per produrre veicoli elettrici provoca danni sostanziali e miseria umana e che un’auto elettrica è verde solo quanto le fonti di energia della rete da cui estrae elettricità.

 

 

Dieci anni fa, Musk sembrava prendere in considerazione l’idea di entrare nel trasporto pubblico con la sua società di costruzione di tunnel Boring Company quando meditava di creare un ‘hyperloop’, un treno supersonico sotterraneo e levitante che avrebbe portato centinaia di passeggeri da una città all’altra a 600 miglia all’ora. Nel corso degli anni, però, l’idea sembra essere svanita. Ora, invece di treni passeggeri ad alta velocità che si fermano nelle stazioni, la Boring Company di Musk ha spostato l’attenzione su veicoli individuali superveloci. Il progetto Loop, soprannominato internamente in Tesla ‘Tunnels’, sarebbe “un sistema di trasporto pubblico espresso che assomiglia a un’autostrada sotterranea più che a una metropolitana”, spiega il sito web della Boring Company. Se la vostra visione di un futuro ‘verde’ è quella di città percorribili a piedi con meno auto e parcheggi, Tesla non sta andando in questa direzione. Le singole auto elettriche possono anche non emettere tanta CO2 quanto le omologhe termiche, ma sono ancora ingombranti, pericolose e inefficienti e la loro proliferazione distrae dalla necessità di una trasformazione più radicale dei paesaggi urbani e della mobilità.

Anche se i veicoli elettrici potrebbero essere la soluzione per il trasporto pulito, Musk non è un sostenitore degli attuali incentivi per metterli in strada più velocemente. Si è opposto all’Inflation Reduction Act del 2021 del presidente Joe Biden e ad altre leggi che finanziano, con miliardi di dollari in crediti d’imposta e sussidi, lo sviluppo dei veicoli elettrici, nonostante le sue aziende abbiano ricevuto miliardi in prestiti e sussidi. Questa resistenza agli investimenti governativi sconcerta l’ex direttrice dell’Epa Oge, che ha diretto l’Ufficio dei trasporti e della qualità dell’aria dell’agenzia dal 1994 al 2012. “Nel 2018, avrei detto ‘Elon Musk ha fatto così tanto per l’ambiente, crede negli investimenti green’”, ha riferito. “Ma adesso non so più in cosa crede. Non so se stiamo parlando dello stesso uomo che ricordo dagli anni di Obama”. Forse, ha ipotizzato, Musk è cambiato quando è diventato “il leader di mercato”.

Poi c’è l’ambizione di Musk di rendere l’umanità una specie che può vivere su più di un pianeta attraverso la sua compagnia missilistica, SpaceX. C’è un ‘pianeta B’ nella mente di Musk: ha detto che vuole davvero trasferirsi su Marte. “Soprattutto se sto invecchiando, lo farò. Perché no?” ha detto al Financial Times l’anno scorso. Non è l’unico miliardario con aspirazioni da fumetto, ma SpaceX è stata la prima società privata a lanciare con successo un veicolo spaziale in orbita e riportarlo sulla Terra, e la prima a lanciare un veicolo spaziale con equipaggio per attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale.

 

La navicella spaziale SpaceX Crew Dragon attracca alla Stazione Spaziale Internazionale.

Naturalmente, le ambizioni interstellari di Musk stanno producendo molti danni ambientali qui sulla Terra: lanciare un razzo è forse la peggiore azione che chiunque possa intraprendere per inquinare l’atmosfera terrestre, anche se il loro numero limitato li ha finora protetti dai vincoli normativi che si applicano ad altri mezzi di trasporto. In meno di tre minuti, il Falcon 9 di SpaceX emette più CO2 di quanti ne emette un’auto tradizionale in 25 anni. “Solo in termini di impatto, è difficile pensare a un modo di agire più irresponsabile e irrispettoso dell’ambiente che avere un hobby spaziale”, ha detto a Fortune Mike Berners-Lee, autore del libro ‘There is no planet B’. Berners-Lee ha anche ridicolizzato l’idea di trasferirsi su Marte. “È meglio vivere sul fondo di una miniera di uranio”, ha detto. “È un modo orribile di passare il tempo”. Quanto alla ricerca di un altro pianeta vivibile in una galassia lontana, Berners-Lee ha fatto riferimento a uno studio che mostra che il candidato più probabile si trova ad almeno quattro anni luce di distanza. “Qualsiasi miliardario che sperperi i suoi miliardi in un ridicolo hobby come questo per soddisfare un piacere personale è incredibilmente egoista”, ha aggiunto Berners-Lee. “Dice chiaramente quanto poco si preoccupi dell’umanità”.

Dove ci porta tutto questo? Quanto è verde Elon Musk, tutto considerato? Vorrei proporre questa riflessione: in un mondo che è rimasto bloccato per troppo tempo nelle tecnologie del XX secolo, l’arrivo di Musk è stato come un fulmine verde. Ha modificato lo status quo dell’energia e della mobilità e ha dimostrato che un futuro più verde è possibile, con meno compromessi di quanto chiunque avesse mai immaginato prima. Ma non è detto che chi vivrà nel XXII secolo, o oltre, guarderà a Musk come a una forza del bene per l’ambiente.

È affascinante immaginare il bambino Musk che legge fumetti guardando l’adulto che è diventato. In un certo senso, è la prova vivente di quanto un singolo imprenditore possa realizzare in un’economia capitalista e di quante poche barriere resistano di fronte alla pura forza di volontà. Che si tratti di lanciare razzi o di produrre in serie auto elettriche a prezzi accessibili, Musk, l’ingegnere geniale, ha reso possibile l’impossibile. Musk, l’eroico imprenditore, è stato sull’orlo della bancarotta diverse volte, e quasi altrettante volte si è salvato, sia attraverso la sua etica del lavoro ‘ultraterrena’, sia finanziando con i suoi ultimi milioni progetti spaziali apparentemente improbabili, molti dei quali pagati profumatamente.

Ma siamo chiari: Musk non ha salvato il mondo. I suoi successi nella tecnologia verde finora hanno lasciato un piccolo segno, data la vastità della sfida di trasformare l’economia energetica. Nonostante i contributi di Musk, le emissioni di CO2 a livello globale stanno ancora aumentando a ritmi allarmanti. Lo sfruttamento e la combustione dei carburanti fossili continuano a ritmo sostenuto. Le temperature sono già aumentate di circa un grado Celsius sopra le medie del XX secolo e continuano a salire. Tempeste senza precedenti devastano il mondo e le foreste bruciano. Certo, Musk si è spinto con coraggio dove nessuno era mai arrivato prima. Ma le similitudini con Superman e Iron Man finiscono qui. I supereroi possono piegare la realtà, viaggiare nel tempo e usare la magia per andare oltre ciò che è fisicamente possibile. Elon Musk non può.

Forse siamo noi, come società, che abbiamo bisogno di lasciare libera la fantasia di qualsiasi supereroe o innovazione tecnologica che cambi lo status quo sul cambiamento climatico. Per affrontare la crisi davanti alla quale si trova l’umanità, le innovazioni tecnologiche sono necessarie, ma non sufficienti. Le scelte individuali e collettive, le politiche governative e gli accordi internazionali costituiscono gli altri pezzi del puzzle. Gli esseri umani hanno difetti, non importa quanto siano innovativi o visionari. Musk non fa eccezione a questa regola. E se anche fosse un supereroe, avremmo bisogno di molti più Superman per realizzare una transizione verde. Avremmo bisogno di un universo di supereroi. O meglio ancora, un’intera specie, impegnata in questo obiettivo.

La versione originale di questo articolo è disponibile su Fortune e su Fortune.com.

 

 

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