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‘Les italiens’, 13 storie di successo smentiscono la storica rivalità tra italiani e francesi

Italiani, ma un po’ francesi. Orgogliosi delle loro origini, ma innamorati del Paese che ha regalato loro il successo. Sono i tredici protagonisti del libro ‘Les Italiens’ di Dario Maltese, edito da Rizzoli, donne e uomini provenienti da aree diverse del nostro paese che hanno raggiunto, nei rispettivi campi, il coronamento delle loro ambizioni professionali in Francia.

Come giornalista del TG5, sei stato spesso inviato in Francia. Quando e come è nata l’idea di raccontare queste storie? 

L’idea è nata proprio durante questi miei frequenti viaggi di lavoro. Negli ultimi anni ho raccontato da Parigi la politica francese, in particolare le ultime due elezioni presidenziali, ma anche tanta cronaca, la stagione del terrorismo con gli attentati, l’incendio di Notre Dame. Durante questi viaggi sono entrato in contatto con diversi nostri connazionali che vivono lì e che, mi sono reso conto, svolgono ruoli molto importanti. Ma soprattutto mi sono reso conto che questa cosa in Italia era poco conosciuta. E siccome sono tutte persone di cui noi dovremmo essere orgogliosi perché fanno molto onore al nostro Paese, ho pensato che sarebbe stato interessante farli conoscere un po’ meglio in Italia, anche se non ci vivono più. Il progetto è partito così. Ho cominciato a fare nella mia testa un elenco ipotetico delle persone che mi sarebbe piaciuto coinvolgere, abbracciando i campi più diversi, l’industria, la cultura, la moda, il cinema, l’arte. Ecco, questo lavoro è cominciato così, li ho cercati, ho avviato una fase “di corteggiamento”.

(Foto di Alan Gelati)

Quando hai cominciato a lavorare a questo libro, immaginavi che potesse esistere un punto di incontro tra l’essere una eccellenza italiana e l’affermarsi professionalmente, sentendosi a casa propria, in Francia?

No, fino in fondo no. E’ proprio questo quello che loro mi hanno raccontato: loro sono tutti legati, legatissimi, alla Francia. E tutti legatissimi all’Italia, il loro Paese, per il quale nutrono un grande amore. Però la Francia è il Paese che ha consentito loro di raggiungere queste punte di eccellenza. Anche se io credo che loro avrebbero potuto raggiungere gli stessi traguardi in Italia, o in altri Paesi, perché sono persone talmente di talento che ce l’avrebbero fatta comunque. Anche questo è uno dei messaggi del libro, il fatto che, se hai un talento e una passione, e li coltivi con lavoro, impegno, passione e disciplina, non è facile ma hai buone possibilità di raggiungere il tuo obiettivo. La Francia è un Paese di cui hanno capito i codici, li hanno rispettati, e li hanno fatti loro. E in questo modo hanno disinnescato quelle che potevano essere delle ‘barriere di ingresso’. A quel punto per loro è stato anche è stato anche più semplice.

L’ambasciatrice Emanuela D’Alessandro (la seconda da sinistra nella foto, accando a François-Henri Pinault. A destra, l’autore Dario Maltese e Francesca Bellettini), che ha ospitato la presentazione in anteprima di “Les Italiens” presso il Teatro siciliano dell’Ambasciata d’Italia a Parigi, lo ha definito “un libro che sfata tanti e facili luoghi comuni” oltre che una bellissima e innovativa testimonianza della profondità dell’amicizia italo-francese, “un’amicizia – ha ricordato – oggi ancora più strutturata grazie al Trattato del Quirinale, che a novembre festeggia i due anni dalla sua firma”. Accanto all’omaggio alle vite di “eccellenti italiani che, nei più diversi ambiti, hanno raggiunto posizioni apicali e di successo in Francia”, l’ambasciatrice ha sottolineato il ruolo dei numerosissimi francesi che “riconoscono il valore e credono in modo convinto nelle capacità e nelle professionalità creative, intellettuali e industriali di noi italiani”.

Amicizia e affinità che legano i due popoli ‘cugini’ sottolineate a sua volta da Martin Briens (a destra nella foto, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, Dario Maltese e Cesara Buonamici), da pochi mesi rappresentante del Governo francese in Italia, in occasione del primo appuntamento per la presentazione in Italia del libro di Maltese che, per ‘par condicio’ non poteva che svolgersi a Palazzo Farnese, la prestigiosa sede dell’Ambasciata di Francia a Roma.

La Francia, per i protagonisti del tuo libro, come dicevi, è stata una terra di opportunità. Ma nessuno di loro rinnega il legame con l’Italia. Qualcuno è tornato, qualcuno potrebbe farlo in futuro. Credi che ci sia un valore aggiunto nella diversità? Che portare un pezzetto di Italia in Francia sia stato un plus per tutti loro?

Sicuramente. Sicuramente lo è stato, soprattutto in settori come la moda, la creatività, in cui le caratteristiche tipiche dell’italianità possono essere indubbiamente un valore aggiunto. Però è chiaro che una persona come Arnault non mette alla guida della sua azienda più importante Pietro Beccari perché è un italiano simpatico di Parma, o perché gli italiani sono simpatici, lo fa perché riconosce in lui delle grandissime qualità, un grandissimo talento. Però certamente la nostra indole, la nostra cultura, la nostra attitudine al bello, al saper vivere, ci aiuta.

Tra le storie che hai raccontato, ce ne è una che ti ha colpito particolarmente? Che ti ha svelato qualcosa?

Mi ha colpito molto la generosità e la sincerità con cui si è raccontata Carla Bruni che, pur avendo ricoperto un ruolo importante anche dal punto di vista politico in Francia, perché è stata la moglie di un presidente, ha raccontato cose molto personali della sua vita, anche di quel periodo, del periodo all’Eliseo.

E poi mi hanno colpito i tre amministratori delegati, Francesca Bellettini di Saint Laurent, Beccari di Louis Vuitton e De Meo di Renault, mi hanno colpito l’impegno e la dedizione totale che mettono in quello che fanno, con orari massacranti e la responsabilità di decisioni che, pur lavorando in team, alla fine devono prendere da soli. La solitudine quasi fisiologica di chi si trova a ricoprire posizioni così importanti.

Dario Maltese con Luca De Meo (foto di Alan Gelati)

Durante la scrittura di questo libro, ti è mai capitato di pensare a te stesso come un possibile ‘Italien’?

No, onestamente no. Quello che posso dire è che mi piacerebbe che questo libro avesse anche una vita francese, che possa essere tradotto in Francia. Mi piacerebbe farlo conoscere ai lettori francesi, far conoscere un po’ di Italia anche in Francia.

Tu sei un giornalista televisivo. Non è un caso, forse, che il tuo libro sia corredato da una potente galleria fotografica di ritratti dei protagonisti curati dal fotografo delle star Alan Gelati. Quanto conta l’immagine nel racconto di una storia?

In televisione è importantissima. Direi che il 70-80% del racconto del racconto lo fa l’immagine, perché è la cosa che ha l’impatto più forte e più immediato. La televisione si basa sulle immagini. Nel caso del libro, volevo dare un volto a queste persone, perché a parte Bellucci, Bruni e Abbagnato, che sono molto note a livello internazionale, gli altri sono molto conosciuti dagli addetti ai lavori ma non dal grande pubblico e quindi volevo dare subito un impatto anche visivo della persona che stavo andando a raccontare. Infatti la foto è all’inizio di ogni capitolo. Sono stato molto fortunato perché mi ha dato una mano in questo Alan Gelati che è stato con me in tutti gli incontri che abbiamo fatto a Parigi e ha fatto dei ritratti ufficiali. Ma ha lavorato anche molto molto dietro le quinte: le sue foto sono diventate una piccola mostra temporanea che abbiamo esposto sia all’ambasciata italiana a Parigi sia all’ambasciata francese a Roma. È stato un arricchimento importante.

Dario Maltese con Eleonora Abbagnato (foto di Alan Gelati)

Hai già pensato al tuo prossimo libro? Altri tredici Italiens? Oppure Los italianos, The italians, Die Italienero magari   I Francesi?

Se si inizia a scrivere è difficile tornare indietro. Sicuramente mi piacerebbe continuare però adesso mi voglio concentrare su questo e far conoscere questo libro a quante più persone possibili, portarlo più in giro possibile, fare tante presentazioni, girare l’Italia, perché non ci sono solo Roma a Milano. Oppure Parigi, in questo caso, se pensiamo all’estero. Ci sono tanti posti dove mi piacerebbe andare. Dove mi chiameranno andrò per conoscere gli italiani e poi, perché no, sicuramente ci sono delle idee anche per un secondo libro.

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