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Telescopio spaziale con tecnologia Made in Italy: Euclide e le prime foto del deep Space

Di che colore è l’Universo? Da oggi sarà possibile cominciare a dare una forma al deep Space grazie al telescopio Euclide, progetto realizzato e gestito dall’Agenzia Spaziale Europea che vede il nostro Paese, insieme a Francia e Gran Bretagna, fra i principali protagonisti grazie al supporto che l’Agenzia Spaziale Italiana ha fornito al progetto.

Decollato su un mezzo Falcon 9 di SpaceX, il primo luglio 2023 dalla Cape Canaveral Space force station in Florida, Euclide ha inviato a distanza di quattro mesi  le prime cinque foto del Cosmo a colori: rappresentano le prime immagini di quella che sarà la più estesa mappa 3D dell’Universo.

Un cambio di prospettiva

Euclide è un telescopio dotato di uno specchio dal diametro di 1,2 metri, e di due strumenti scientifici: il VISible Instrument (Vis) e il Near infrared spectrometer photometer (Nisp) che effettueranno uno studio del cielo extragalattico, con lo scopo di misurare gli spettri di milioni di galassie. Nel corso della sua vita, stimata in circa sei anni, avrà il compito di indagare su come la materia e l’energia oscura (che pare rappresentino il 95% dell’intero Cosmo) abbiano contribuito a dare al nostro Universo l’aspetto che ha oggi.
Euclide osserverà le forme, le distanze e i movimenti di miliardi di galassie, fino a 10 miliardi di anni luce lontane, per rivelare l’influenza oscura su quello che è l’universo visibile. Dati che avranno una importanza fondamentale per molti settori dell’astrofisica, come dimostra anche il fatto che fra i partner scientifici italiani dell’iniziativa, oltre all’Asi, ci siano anche l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Il contributo della filiera italiana

All’Italia  il compito di coordinare lo Scientific Ground Segment (Sgs), elemento essenziale della missione, che pianifica le osservazioni e controlla la qualità delle prestazioni degli strumenti in orbita, dalla telemetria fino ai prodotti utili all’analisi scientifica. Sempre italiane sono le strumentazioni dell’elettronica di controllo dei dati di Vis e Nisp, realizzati dall’industria nazionale, in collaborazione con l’Istituto nazionale di fisica nucleare e l’Istituto nazionale di astrofisica, che ha sviluppato anche il software di bordo dei due strumenti.

All’Asi è spettata la guida e il coordinamento del team industriale che ha progettato e realizzato gli strumenti scientifici in dotazione della missione, mentre la leadership per la realizzazione della piattaforma è stata affidata a Thales Alenia Space Italia.

In Euclide sono coinvolti circa duecento scienziati italiani, oltre alle università di Bologna, di Ferrara, Genova, Statale di Milano, Sapienza di Roma, Università Roma3, Università di Torino, di Trieste, del Salento, Sissa e Cisas.

Le immagini inviate da Euclide

L’ammasso di galassie del Perseo IMAGE CREDIT: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Questa  istantanea realizzata da  Euclide rappresenta una rivoluzione per l’astronomia:  mostra 1.000 galassie appartenenti all’ammasso di Perseo e più di 100.000 galassie aggiuntive più lontane sullo sfondo, che non erano mai state viste prima. Alcune sono così distanti che la loro luce ha impiegato 10 miliardi di anni per raggiungerci. Mappando la distribuzione e la forma di queste galassie, i cosmologi saranno in grado di scoprire di più su come la materia oscura ha modellato l’Universo che vediamo oggi. Questa è la prima volta che un’immagine così grande ci ha permesso di catturare così tante galassie di Perseo con un livello di dettaglio così elevato. Perseo è una delle strutture più massicce conosciute nell’Universo, situata a ‘soli’ 240 milioni di anni luce dalla Terra. Gli astronomi hanno dimostrato che gli ammassi di galassie come Perseo possono essersi formati solo se nell’Universo è presente materia oscura. Euclide osserverà numerosi ammassi di galassie come Perseo attraverso il tempo cosmico, rivelando l’elemento ‘oscuro’ che li tiene insieme.

 

Galassia a spirale IC 342 IMAGE CREDIT: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Nel corso della sua vita, Euclide sarà come un ‘detective dell’Universo oscuro’ e  rivelerà miliardi di galassie, evidenziando l’influenza invisibile che la materia oscura e l’energia oscura hanno su di loro. Ecco perché è giusto che una delle prime galassie osservate da Euclid sia soprannominata la ‘Galassia Nascosta’, conosciuta anche come IC 342 o Caldwell 5. Grazie alla sua visione a infrarossi, Euclid ha già scoperto informazioni cruciali sulle stelle di questa galassia, che è un sosia della nostra Via Lattea.

 
Galassia irregolare NGC 6822 IMAGE CREDIT: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Per creare una mappa 3D dell’Universo, Euclid osserverà la luce proveniente dalle galassie fino a 10 miliardi di anni luce. La maggior parte delle galassie nell’Universo primordiale non assomiglia alla tipica spirale ordinata, ma sono irregolari e piccole. Sono gli elementi costitutivi delle galassie più grandi come la nostra, e possiamo ancora trovare alcune di queste galassie relativamente vicine a noi. La prima galassia nana irregolare osservata da Euclide si chiama NGC 6822 e si trova nelle vicinanze, a soli 1,6 milioni di anni luce dalla Terra.

 

Ammasso globulare NGC 6397 IMAGE CREDIT: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Questa scintillante immagine mostra la visione di Euclide su un ammasso globulare chiamato NGC 6397. Questo è il secondo ammasso globulare più vicino alla Terra, situato a circa 7800 anni luce di distanza. Gli ammassi globulari sono raccolte di centinaia di migliaia di stelle tenute insieme dalla gravità. Attualmente nessun altro telescopio oltre a Euclid può osservare un intero ammasso globulare in una sola osservazione, e allo stesso tempo distinguere così tante stelle nell’ammasso. Queste deboli stelle ci raccontano la storia della Via Lattea e dove si trova la materia oscura.

 

La Nebulosa Testa di Cavallo IMAGE CREDIT: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA

Euclide ci mostra una spettacolare vista panoramica e dettagliata della Nebulosa Testa di Cavallo, conosciuta anche come Barnard 33 e parte della costellazione di Orione. Nella nuova osservazione di Euclide di questo vivaio stellare, gli scienziati sperano di trovare molti pianeti deboli e mai visti prima della massa di Giove nella loro infanzia celeste, così come giovani nane brune e piccole stelle.

 

 

 

 

 

 

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