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L’anno d’oro delle banche italiane, nel 2023 utili per 43 mld di euro

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L’anno 2023 si sta rivelando un periodo d’oro per le banche italiane, con previsioni che indicano utili record fino a 43 miliardi di euro, segnando un aumento del 70% rispetto all’anno precedente (25 miliardi di euro). Questi numeri impressionanti sono alimentati dalla corsa dei tassi decisa dalla Banca Centrale Europea (BCE), che ha creato un ambiente favorevole per le istituzioni finanziarie.

Il sindacato Fabi, rappresentante dei bancari, ha sottolineato che questi risultati eccezionali dovrebbero portare le banche a condividere i profitti con coloro che li hanno generati. Lando Maria Sileoni, portavoce di Fabi, ha dichiarato: “Questi risultati legittimano le nostre richieste economiche per il nuovo contratto nazionale, a cominciare dall’aumento medio mensile di 435 euro”, indicando che le trattative sono in corso su un percorso positivo.

Nel corso dei primi nove mesi del 2023, le prime cinque banche italiane, tra cui Intesa, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps, hanno accumulato 15,7 miliardi di utili. Questo successo è principalmente dovuto a un margine di interesse cresciuto del 56%, che ora rappresenta il 58,3% dei ricavi del sistema bancario. Le commissioni e il trading contribuiscono rispettivamente per il 33,7% e l’8%.

La redditività record delle banche è accompagnata da livelli di liquidità e patrimonializzazione ben superiori ai requisiti fissati dalla BCE. Le ‘big’ mostrano indici di capitale primario tra il 14% e il 17%, mentre i livelli di liquidità si attestano in media al 128% del minimo regolamentare. Anche i crediti deteriorati, pari al 3,1% a fine settembre secondo l’Abi, non sembrano destare troppe preoccupazioni, essendo sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente.

Nonostante i successi finanziari, il panorama non è senza preoccupazioni. La First Cisl ha sollevato il problema del calo degli impieghi bancari, in controtendenza rispetto ad altre realtà europee. Nel corso dei primi nove mesi del 2023, le principali banche italiane hanno ridotto il credito del 5,8%, mentre le banche italiane vigilate dalla BCE avevano già ridotto gli impieghi del 3,7% a fine semestre, in contrasto con un aumento dell’1,3% nell’Unione Europea. Questo calo degli impieghi è stato definito “preoccupante” dalla First Cisl, con l’avvertimento che dovrebbe essere monitorato attentamente, specialmente in una fase di rallentamento del ciclo economico.

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