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Cosa hanno deciso Usa e Cina su clima, fentanyl e rapporti militari

Non c’era forse miglior modo di un colpo di scena finale per far capire come i progetti futuri tra Usa e Cina siano appesi al sottile filo della diplomazia. Proprio alla fine della conferenza stampa che ha concluso il vertice tra i due Paesi a San Francisco, il presidente americano Joe Biden ha confermato che sì, il leader cinese Xi Jinping è di fatto un dittatore, come affermato con convinzione in passato. Una “affermazione estremamente sbagliata”, secondo la risposta cinese.

Eppure, i commentatori sembrano concordi nel considerare il bilaterale americano un passo in avanti dal punto di vista del disgelo tra le due potenze. Perlomeno, si dice, è un inizio dopo le difficoltà degli ultimi anni legate soprattutto alla vicenda Taiwan e ai rapporti economici, con le limitazioni degli Stati Uniti sull’export hi-tech.

Il riassunto migliore sullo stato attuale dei rapporti tra i due Paesi lo ha fatto probabilmente lo stesso presidente americano: Usa e Cina devono assicurarsi che la competizione non porti al conflitto.

Al di là di suggestioni e previsioni sul dialogo futuro (sull’intelligenza artificiale, ad esempio), vediamo quali sono le decisioni più concrete prese nei giorni del vertice dell’Asia-Pacific economic cooperation (Apec).

epa10977853 Il presidente cinese Xi Jinping (quarto a sinistra) ha incontrato il presidente Joe Biden (quarto a destra) nella Filoli Estate di Woodside, a Sud di San Francisco. EPA/XINHUA / RAO AIMIN CHINA OUT / UK AND IRELAND OUT / MANDATORY CREDIT EDITORIAL USE ONLY EDITORIAL USE ONLY

Usa-Cina, gli accordi raggiunti: i rapporti militari

Punto centrale degli incontri è naturalmente la riapertura dei rapporti militari (mil-to-mil), anche nell’ottica di tenere il più lontano possibile un conflitto: le questioni aperte sono ancora tante, e molte di queste riguardano gli affari interni cinesi.

La Cina “non scommette mai contro gli Usa”, non interferisce nei suoi affari interni e non li vuole spodestare, ha avvertito il presidente Xi Jinping a San Francisco. Allo stesso modo gli Stati Uniti “non dovrebbero scommettere contro la Cina, né interferire negli affari interni del Paese”.

Tra le decisioni più importanti, quella di riaprire una hotline militare diretta tra i due Capi di Stato interrotta dopo la famosa visita della democratica Nancy Pelosi a Taiwan. Il ripristino dell’hotline si inserisce nel ripristino delle “comunicazioni al più alto livello” in caso di crisi internazionale.

Su Taiwan continua a esserci un’opposizione netta tra i due Paesi. Non sono emersi progressi neanche sul dialogo sugli altri conflitti tra Israele e Palestina e Russia e Ucraina.

Usa-Cina, gli accordi raggiunti: il clima

“La Terra è abbastanza grande per entrambi” ha detto Xi durante il summit, quindi vediamo le misure per difenderla. Sul clima le due potenze hanno raggiunto accordi importanti con il confronto tra gli inviati per il clima John Kerry e Xie Zhenhua. Accordi ancora più significativi se si considera che arrivano a pochi giorni dall’inizio della Cop28, la conferenza sul clima di Dubai.

I punti pricipali dell’intesa sono stati riassunti nel Sunnylands Statement pubblicato il giorno precedente all’incontro Xi-Biden, frutto degli incontri americani ma anche quelli precedenti di Pechino. La dichiarazione potrebbe essere ricordata come una tappa fondamentale nel percorso dei due Paesi nella lotta al cambiamento climatico, se non altro perché segna la ripresa del dialogo dopo due anni in cui la geopolitica (soprattutto con la vicenda Taiwan) ha inquinato i rapporti. Le ultime dichiarazioni congiunte, ricordate nel nuovo documento, risalgono al 2021.

Nonostante non contenga target particolarmente precisi, il documento ha messo nero su bianco la volontà cinese di tagliare le proprie emissioni. Comprese quelle relative al metano.

  • Rinnovabili: innanzitutto “Stati Uniti e Cina riconoscono che la crisi climatica sta avendo un impatto sempre crescente sui paesi del mondo”. Per questo bisogna “triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030″. Manca la sostanza: una dichiarazione cinese sull’uscita dalla fonte energetica più inquinante di tutte, il carbone. Ma viene riconosciuta la necessità di sostituire progressivamente le fonti energetiche tradizionali.
  • Metano: il gas climalterante più dannoso nel breve periodo è al centro di un altro punto potenzialmente storico, visto che la Cina non ha aderito al methane pledge della Cop26. Ma ora parla, come gli Usa, di un piano nazionale per il metano. Ci sarà un gruppo di lavoro tecnico per mettere a punto nuovi obiettivi di riduzione al 2035.
  • Plastica: Usa e Cina si definiscono “determinati” a porre fine all’inquinamento da plastica e “lavorare insieme e con altri per sviluppare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante”.
  • Cattura del carbonio: i due Paesi lavoreranno su almeno 5 progetti CCUS (Carbon Capture Use and Storage) su larga scala entro il 2030.

Usa-Cina, gli accordi raggiunti: il fentanyl

Tra i punti di discussione più concreti c’è la produzione illecita di fentanyl. Il farmaco è al centro della crisi degli oppiacei che da anni attanaglia gli Stati Uniti e che ha provocato un numero di vittime in continuo aumento. Molte delle sostanze utilizzate per produrre il farmaco, i principi attivi, provengono dalla Cina.

Per questo è stato raggiunto un accordo per diminuirne la produzione illecita e, secondo quanto emerso ancora prima del vertice, l’esportazione. Secondo l’accordo, la Cina perseguirà direttamente alcune aziende chimiche che producono i precursori del Fentanyl.

 

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