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Sostenibilità nel calcio, istruzioni per l’uso

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Fino a qualche anno fa, parlare di sostenibilità nel calcio significava avventurarsi in un terreno astruso, dai contorni imprecisati. Mancava una progettualità, una visione strategica a medio e lungo termine. Negli ultimi due anni però l’Uefa ha iniziato a giocare la partita degli ESG in modo concreto.

“Prima il tema era estraneo al Dna della cultura calcistica: ci si limitava a declinare la sostenibilità come donazione. Abbiamo lavorato molto e oggi in Uefa abbiamo 14 persone che se ne occupano a tempo pieno. Non dobbiamo guardare a domani ma da qui a dieci anni”, ha spiegato Michele Uva, direttore di social and environmental sustainability dell’Uefa, durante il primo giorno del Social Football Summit 2023.

Nato nel 2018 e giunto ormai alla sua sesta edizione, il Social Football Summit è il primo evento italiano interamente dedicato alla football Industry. Una due giorni – ospitata dallo stadio Olimpico di Roma – che punta ad approfondire i trend del futuro, nell’ottica di un calcio sempre più innovativo, sostenibile, inclusivo: ESG, calcio femminile, educazione sportiva, analisi dei dati, tech revolution. 

La sostenibilità, in primis ambientale e quindi nella sua declinazione sociale e di governance, sta finalmente entrando nel mondo del football e lo sta facendo con un “approccio data-driven: i dati diventano imprescindibili se si vuole mettere a punto una strategia vincente – spiega Uva – Abbiamo creato un calcolatore che misura l’impronta di carbonio di ogni partita. Lo lanceremo il 31 gennaio all’Emirates Stadium a Londra e sarà poi distribuito a tutti i club e le federazioni”. 

Un banco di prova importante per testare la ESG Strategy dell’Uefa è rappresentato dal campionato europeo di calcio 2024 in Germania. “Abbiamo adottato il claim ‘Road to zero’. Un evento non potrà mai essere carbon neutral; la nostra sfida allora è quella di lavorare per ridurre al massimo l’impatto ambientale. Per farlo serve una strategia”, precisa Uva. 

Euro 2024 rappresenterà di certo un enorme passo avanti rispetto al dato drammatico dei 6 milioni di tonnellate di CO2 dei mondiali in Qatar. La Germania, grazie anche agli stadi già pronti, dovrebbe attestarsi sulle 500mila tonnellate. “È un dato importante che puntiamo a ridurre di un ulteriore 25%. Sui fans la Uefa ha fatto un grande investimento: 32 mln di euro, 17 dei quali serviranno a ridurre il costo del biglietto dei mezzi pubblici per viaggiare fra le sedi della manifestazione”, chiarisce il dirigente.

L’applicazione degli ESG nel calcio passa per un cambio di paradigma: “A volte incontriamo delle difficoltà nel convincere i club che la sostenibilità non è beneficienza, ma un elemento strategico per il proprio business. Nel momento in cui decidi di investire, non hai solo un impatto positivo per la comunità, ma ne ricavi anche un ritorno economico”, spiega Gaia Pretner, head of sustainability dell’Eca (European club association) .“Un calcio più virtuoso aumenta anche le entrate – conferma Uva – Non c’è sponsor nell’Uefa che non richieda un capitolo dedicato alla sostenibilità”. 

Gaia Pretner e Michele Uva sul palco del Social Football Summit

Cruciale per il successo della strategia europea sarà inoltre il ruolo giocato dalle diverse federazioni. “Ogni federazione deve avere un manager e una strategia per la sostenibilità. Tutte le federazioni si sono già dotate del manager e ad oggi 50 su 55 hanno la strategia”, informa Uva. Disposizioni che si impongono anche ai club  ai fini dell’ottenimento della licenza Uefa. “Se avessimo proceduto su base volontaria, ci avremmo messo molto più tempo”.

Con l’implementazione degli ESG nella football Industry è nata quindi una nuova figura professionale: il sustainability manager. “È una nuova professione, ce la siamo dovuta inventare di corsa”, confessa Pretner. “Ma è senza dubbio uno dei lavori del futuro. Io ci ho investito dieci anni fa e adesso raccolgo i frutti. Stiamo lavorando con l’Uefa per creare una comunità di sustainability manager e finora i riscontri sono stati molto positivi”, conclude Pretner. 

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