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Rudiger Krech (OMS): nella finanza sostenibile ‘la chiave’ della nuova sanità globale

Per raggiungere gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che servano finanziamenti per 143 mld di dollari all’anno, cifra destinata a superare i 300 miliardi entro il 2030. Guardando agli obiettivi di sostenibilità dal punto di vista degli investimenti finanziari, risulta evidente quale sarà la sfida da affrontare nel prossimo futuro: bisognerà creare delle strutture ad hoc nel settore della salute globale che risultino attrattive per la finanza mainstream.

A farsi portavoce della necessità di legare gli obiettivi di salute globali a quelli di sostenibilità, e calarli in un piano di investimento finanziario mondiale, è Rüdiger Krech, direttore del Dipartimento di Promozione della salute dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha aperto la seconda giornata del Forum One Health organizzato da Fortune Italia, con un intervento intitolato “Banking for health: il ruolo del settore finanziario circa gli investimenti finalizzati alla salute globale”.

“È tempo di considerare il settore del finance e della salute come due aspetti congiunti”, conferma Krech nel suo intervento al Forum One Health, sottolineando come “sia diventato strategico, e necessario, parlare il linguaggio della finanza e quello dell’health, dobbiamo imparare a parlare entrambi i linguaggi”. La prospettiva fornita dal direttore della promozione salute dell’OMS racconta di una salute globale che “solo per il 10% è frutto del lavoro degli ospedali, mentre la restante parte dipende dalle azioni condotte nelle scuole, dallo sviluppo di politiche sociali e ambientali”. L’Health è però, continua Krech, uno dei driver economici più importanti nelle economie avanzate. “Considerare i criteri dell’ESG+H”, estendere quindi la lettura del tema della sostenibilità includendo l’health, “significa parlare di investimenti, perché questo nuovo approccio può contribuire a ridurre le malattie, sostenere lo sviluppo economico”.

Nella lettura del fenomeno, fornita dall’esperto dell’Oms e già illustrata in alcuni studi sul British Medical Journal, ci sono diverse opportunità che possono nascere dalla cooperazione fra settore finanziario e mondo della sanità, e che possono innescare processi di innovazione con ricadute e benefici globali.

La pandemia del 2020 ha avuto un costo di 11miliardi di dollari, una somma che avrebbe consentito di eliminare la povertà nel mondo. “Facendo proiezioni per il futuro, in ogni scenario su cui abbiamo elaborato ipotesi sono emersi costi di molto superiori, nel caso di eventuali pandemie future”.

Quello a cui abbiamo assistito con Covid-19 è solo la punta dell’iceberg, secondo Krech, che ritiene indispensabile, oltre che “prudente, fare un shift radicale verso le tematiche della salute, che potrebbero avere effetti ancora più devastanti sul mondo della finanza”.

L’obiettivo è quello di un maggior coinvolgimento del settore privato, grazie a progetti di infrastrutture sanitarie che siano però sostenute a livello governativo e necessariamente orientate al green, e che quindi possano garantire un miglior rating e un minor costo.  Questo passaggio sarà fondamentale per colmare il divario finanziario attuale, che è anche frutto delle recenti crisi globali, a partire dall’epidemia di Ebola del 2015, fino a Covid-19, senza escludere le conseguenze dei conflitti in atto, tutti fenomeni che portano incertezze sui mercati finanziari.

L’impostazione ESG+H richiede un approccio olistico, che coinvolga attivamente non  solo health  ma anche altri settori, con ricadute attive sulla povertà, inequalità, discriminazione. Senza il coinvolgimento del settore privato può essere impossibile riempire il gap finanziario. Uno strumento che può consentire di ottenere importanti risultati è il green bond che, a differenza rispetto ai bond tradizionali, propone degli investimenti sono certificati rispetto agli obiettivi di sostenibilità, “le soluzioni già esistono, in una vasta gamma di programmi”, sottolinea l’esperto, che continua la sua analisi spiegando come “gli standard ESG dovrebbero riguardare non solo i profitti ma anche gli impatti sostenibili delle aziende, le company devono essere trasparenti e innovative sui focus per sviluppare programmi di health, e al contempo i governi devono sostenere questo tipo di investimenti con leggi che favoriscano le scelte sostenibili da parte delle aziende.

Le novità proposte guardano ai mercati finanziari tradizionali pensando alla necessità di un accesso a strutture scalabili – attualmente non disponibili – orientate a un approccio di sostenibilità e che puntino ad investire nella salute globale. Questo permetterebbe ai finanziatori privati di avere accesso a nuovi e sicuri profitti.

Ma serve anche un quadro giuridico forte che sostenga nuove forme di incentivi fiscali a supporto dell’espansione delle nuove strutture di investimento strategiche al fine di attrarre fondi e generare un sempre più ampio interesse da parte dei principali attori del settore finanziario. Si tratta di investimenti che possono avere un impatto positivo sulla salute della popolazione globale, a patto non prescindano da un approccio sostenibile.

 

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