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Silvana Sciarra, sfide e decisioni di una donna mite e coraggiosa | VIDEO

Sentenze legate ai diritti della famiglia e della maternità ma anche decisioni su temi delicati come il suicidio assistito e la tutela dei minori. Silvana Sciarra, oltre ad essere stata professore ordinario di Diritto del lavoro e Diritto sociale europeo e prima donna eletta dal parlamento all’interno della Corte Italiana, dal 2022 ha presieduto la stessa succedendo a Giuliano Amato.

A novembre il suo mandato è terminato e ora fa un bilancio di questi nove anni. “Un bilancio molto positivo per quella che è stata la mia esperienza personale di crescita come essere umano, oltre che come giurista”, ci racconta Sciarra. “Una esperienza che mi ha fatto scoprire questo grande e prezioso contributo che la Corte costituzionale dà nel lavorare sempre collegialmente nel costante sforzo di creazione del consenso”.

Quali sono state le decisioni più delicate che ha preso durante il suo mandato?

Sono state tante perché in realtà ogni caso ha in sé elementi di delicatezza. A volte si pensa che i conflitti fra Stato e Regione siano più lontani dalla vita quotidiana dei cittadini. Ma non è così. Anche quelli toccano elementi di grande sensibilità per le persone. Senza dubbio, però, il caso che ha riguardato il cosiddetto suicidio assistito ha visto l’intero collegio molto coinvolto da una decisione che io ritengo sia poi stata equilibrata. Era un tema eticamente sensibile che aveva in sé un risvolto tecnico giuridico molto importante e anche molto innovativo per le procedure interne della Corte costituzionale.

Quindi a volte per affermare un diritto serve una sentenza?

Certo, è proprio questa la finalità di una Corte costituzionale. C’è da dire che non sempre la sentenza di quest’ultima è sufficiente a chiudere il cerchio della effettività del diritto. Riprendo, per esempio, il caso del suicidio assistito. Non c’è dubbio che quella sentenza abbia segnato il perimetro dell’esercizio di un diritto. Però abbiamo visto situazioni in cui la scelta consapevole di chi vuole porre termine a sofferenze non più tollerabili, nelle circostanze indicate dalla Corte, non ha trovato risposte adeguate. Servirebbe quindi una applicazione del verdetto della Corte costituzionale attraverso un intervento del legislatore più dettagliato.

Lei pensa che sia tempo di apportare qualche modifica all’interno della nostra Carta?

Le carte costituzionali hanno tutte, al loro interno, dei meccanismi di modifica e di adeguamento rispetto alla realtà che cambia. Queste correzioni però devono avvenire attraverso tecniche assai rigorose. Nella nostra Carta ve ne sono state diverse. Mi piace citarne due recenti perché mi auguro siano anche di grande impatto sulle persone più giovani. Una riguarda l’introduzione della tutela dell’ambiente, con un richiamo ai diritti delle generazioni future; l’altra fa riferimento allo sport, che è entrato in Costituzione con un’attenzione al benessere psicofisico delle persone. Capisco che questi, forse, possano apparire temi secondari nel momento in cui il mondo è attraversato da conflitti atroci e da tanti altri problemi che ci occupano il cuore e la mente, ma è bene ricordare che la Costituzione è stata modificata in meglio, nei due esempi che ho citato.

Lei è stata la prima giudice eletta dal Parlamento nella Corte costituzionale. Come ricorda quel momento?

È stato esaltante e ho avuto la fortuna di condividerlo con la mia famiglia. Da quel momento è iniziato un nuovo percorso della mia vita. Essere stata eletta dal Parlamento ha significato molto per me perché io non ho mai svolto attività politica, sono stata sempre un’accademica. Ho avvertito il peso di una nomina che, come è noto, è trasversale e ciò mi ha fatto percepire, dentro di me, una responsabilità, se possibile, ancora più forte di quella normale che deve avvertire un giudice costituzionale. Per questo motivo mi sono impegnata moltissimo per affermare in tutte le sedi l’indipendenza del giudice costituzionale eletto dal Parlamento, parimenti agli altri giudici e al collegio intero.

La sua è stata una carriera ricca di traguardi e di successi. Quali sono quelli che ricorda con più piacere?

Non posso negare che essere stata eletta presidente della Corte costituzionale è stato un momento di grande orgoglio per me, soprattutto perché questa elezione è arrivata verso la fine del mio mandato, quando ne avevo ormai incorporato appieno il messaggio, il grande rigore che caratterizza le decisioni collegiali e il funzionamento dell’istituzione. Ho cercato di interpretarlo, mi auguro nel modo migliore, non trascurando di essere presente, anche fisicamente, in tutte le occasioni in cui veniva richiesta la partecipazione istituzionale della Corte costituzionale.

E se dovesse guardarsi indietro, gli ostacoli più difficili?

Guardi, mi reputo una persona molto fortunata perché ho avuto una famiglia che mi ha incoraggiata negli studi e nei traguardi successivi. Forse, tornando indietro, siccome ho sempre lavorato molto, anche viaggiando in varie sedi, ho avvertito il peso di questa compenetrazione tra vita familiare e vita lavorativa. La divisione che spesso le donne percepiscono dentro di sé di non essere mai sufficientemente presenti da una parte o dall’altra. Forse, però, più che un ostacolo, questo è uno stato d’animo che rende più complessa la vita di una donna.

A proposito di donne, qual è un modo per cercare di ridurre il gender gap?

Questo davvero è un grande argomento, perché se ne parla ciclicamente ma sembra non si trovino mai le soluzioni giuste. Io credo che le donne debbano essere incoraggiate a intraprendere carriere non tradizionali. Bisognerebbe facilitarne l’ingresso precoce in professioni che sono ancora poco frequentate dalle donne stesse. E questo si dovrebbe fare nella scuola, nell’università, aprendo loro le opportunità prima ancora che la parità. In Italia abbiamo anche il problema del gap salariale che è mortificante. E lo è a tutti i livelli, non solo a quelli più bassi, perché la retribuzione non è soltanto sancita in Costituzione come un diritto che deve consentire una vita dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia, ma anche come un riconoscimento della qualità e della quantità del lavoro. E una donna che si impegna spesso su tanti fronti vuol vedere riconosciute le sue professionalità. Si dovrebbe risolvere il gender gap evitando la disparità di trattamento salariale che spesso esiste a parità di lavoro con gli uomini.

Qual è la fotografia del mondo del lavoro in Italia oggi?

Il lavoro cambia spesso, è un bene che sia così. Cambia perché intervengono innovazioni tecnologiche che servono talvolta a renderlo meno faticoso. Quindi non è detto che tutte le trasformazioni siano negative o comportino la sparizione del lavoro. Però è anche vero che i mutamenti che notiamo oggi sono veramente straordinari. Per questo bisogna anche ridisegnare i diritti dei lavoratori. Molto spesso si usa il verbo rimodulare, ovvero adattare diritti che già esistevano a condizioni lavorative diverse. Un altro grande tema che ricorre all’attenzione delle istituzioni, e anche della Corte costituzionale, è quello della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Queste garanzie devono esserci anche quando parliamo di nuovi lavori, per esempio di quelli svolti attraverso le piattaforme digitali, perché quei lavoratori sono esposti in maniera significativa a rischi per la loro salute.

Come vede le nuove generazioni?

Nei viaggi nelle scuole che la Corte fa, e prima ancora nella mia esperienza di docente universitaria, ho sempre incontrato giovani generazioni reattive, curiose. Certo, qualche volta ho incrociato degli studenti che andavano stimolati un po’ di più, per esempio aiutandoli nello studio o magari con qualche segnalazione di un metodo nuovo che li appassionasse maggiormente, ma alla fine emergevano le loro personalità. Quindi io ho grande fiducia nelle generazioni future. Però vanno interpellate più spesso, forse vanno anche sollecitate a prendere delle posizioni. Non devono essere passive perché spetta a loro affermare i nuovi diritti impellenti e di grande urgenza.

Magistrati e avvocati, la maggioranza è donna, ma pochi incarichi direttivi 

Quelli che leggete sono nomi di grandi giuriste. Tante altre donne che indossano la toga o insegnano discipline giuridiche sono eccellenti professioniste che faticano in un mondo dove gli uomini ‘comandano’ .

Giulia Bongiorno

Avvocato penalista e politica. A 27 anni fa parte del collegio di difesa di Andreotti nel processo per mafia di Palermo.

Ha difeso molti personaggi famosi, tra cui Piero Angela, Francesco Totti, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Ezio Greggio, oltre che Raffaele Sollecito, imputato per l’omicidio di Meredith Kercher.

Con Michelle Hunziker ha fondato la onlus “Doppia difesa”, in aiuto delle donne vittime di abusi.

 

Maria Grazia Giammarinaro

Esperta di tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale dei minori, ha ricoperto incarichi istituzionali a livello internazionale, in Europa e all’OCSE.

Ha coordinato la piattaforma che comprende le più importanti associazioni attive contro la tratta.

Relatrice Speciale all’ONU dal 2014 al 2020 sulla tratta di donne e minori, ha presentato rapporti annuali al Consiglio Diritti Umani a Ginevra e all’Assemblea Generale a New York.

 

Paola Di Nicola Travaglini

Giudice della Corte di Cassazione esperta nel contrasto alla violenza contro le donne, prima a firmarsi al femminile in magistratura, è stata consulente giuridica della Commissione sul femminicidio.

Ha scritto “La giudice. Una donna in magistratura” e “La mia parola contro la sua. Quando il pregiudizio è più importante del giudizio”.

Una sua sentenza sulla prostituzione minorile, in cui ha risarcito la vittima con libri e film sulla storia delle donne, ha ispirato un’opera teatrale.

Paola Severino

Vicepresidente LUISS, avvocata e politica, la sua carriera spazia dal diritto all’insegnamento e alle istituzioni.

È stata la prima donna a ricoprire la carica di vicepresidente del Consiglio della magistratura militare e quella di ministro della Giustizia, nel governo Monti.

La legge passata alla storia col suo nome vieta di ricoprire cariche elettive e di governo in caso di condanne definitive per delitti non colposi.

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