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Gabriele Sada (ScuolaZoo), l’Italia non crede e non investe sui giovani

8 milioni di follower tra Instagram, Facebook, TikTok e YouTube. ScuolaZoo è una vera potenza social. Ma da dove nasce questa realtà? E chi c’è dietro a una delle community più seguite e apprezzate in Italia? Abbiamo intervistato Gabriele Sada, classe 1985, Chief Executive Officer di ScuolaZoo ed Equity Partner OneDay Group.

Come nasce ScuolaZoo?

“ScuolaZoo nasce da un episodio di mala scuola: un professore durante la maturità del nostro founder, Paolo De Nadai, si addormenta e la foto viene condivisa sul blog che Paolo gestiva. Da lì arriva su media e telegiornali. Diventa virale quando i social non esistevano e il blog di Paolo diventa lo strumento con cui gli studenti di tutta Italia denunciano criticità, condividono idee e problemi della loro vita. È stato il primo passo per trasformarsi poi nella company di riferimento per studenti e nuove generazioni. Nasce il primo diario scolastico, i viaggi, il blog evolve in una testata giornalistica e resiste al cambiamento. Prima Facebook, poi Youtube, Instagram e infine TikTok. Oggi come allora ScuolaZoo è la voce delle nuove generazioni, con cui condivide contenuti ed esperienze. Lavoriamo per loro, ma anche per chi con loro vorrebbe parlare ma non sa come”.

Perchè per la GenZ è così importante far parte di una community?

La GenZ viene spesso descritta una generazione statica davanti ad un telefono intenta solo a scrollare video di balletti e disinteressata a ciò che accade nella società. È una descrizione semplicistica. La pandemia ha reso ancora più forte la voglia di appartenere ad una community, che però non vanno interpretate come un cluster sociale: non stiamo parlando solo di ragazzi della stessa età o della stessa cerchia, ma di giovani uniti da interessi e valori. Noi, ad esempio, abbiamo la community dei rappresentanti di Istituto: 1000 studenti che ogni anno provano, e il più delle volte riescono, a cambiare la scuola in meglio. Li seguiamo per tutto l’anno scolastico. E per tre weekend li riuniamo nella nostra sede per formazione dal vivo e speech formativi e ispirazionali.

Perché si continua a ripetere che comunicare con i giovani è difficile?

Ma chi dice che è difficile comunicare con loro? Forse chi non ci prova. Lavoro e mi confronto con i ragazzi ogni giorno da anni, e penso che le difficoltà siano altre. Comunicare implica un confronto alla pari e soprattutto una cosa che si fa sempre meno: l’ascolto. Prima di dire che è difficile comunicare con la GenZ chiediamoci se davvero la ascoltiamo e se la comunicazione che cerchiamo di avere non è un semplice dire loro come si deve stare al mondo e cosa devono fare. La GenZ ha caratteristiche che la rendono diversa dalle generazioni precedenti: ma per capirla va ascoltata e non etichettata continuamente. Ci sono tante realtà che lo stanno facendo: nelle ultime settimane abbiamo fatto consulenza ad alcune società leader del settore farmaceutico che ci hanno chiesto di aiutarle ad avvicinarsi alla GenZ e di avvicinare la GenZ a temi delicati come la natalità e la sessualità. Ascoltarli significa anche diventare credibili ai loro occhi e arrivare dove altri non arriveranno mai.

Quali sono le vere sfide della Generazione Z?

Oggi la GenZ si fa portatrice di sfide che gli adulti faticano a comprendere. Il benessere mentale su tutte: è una generazione che viene definita come poco pronta al sacrificio, ma in realtà sta cercando di evitare soprusi, mettendo al primo posto il proprio benessere. C’è poi il tema legato all’ambiente, che non è solo quello delle manifestazioni di Greta Thunberg. C’è la ricerca di un ambientalismo virtuoso e lontano dal becero greenwashing. I giovani di oggi saranno i lavoratori attivi nei prossimi anni perché a breve inizierà un ricambio generazionale senza eguali. La sfida è quella di essere pronti a un mondo nuovo e portare innovazione a larga scala. La sfida delle aziende che stanno già vivendo questo ricambio, con fatica, è di approcciarsi a una generazione con paradigmi nuovi, di essere disposte ad accettare politiche e modi di lavorare differenti.

Perché i giovani sembrano lontani da istituzioni e aziende? 

Lei si sentirebbe vicino a un mondo che fa di tutto per etichettare senza conoscere e che ti tratta come l’ultima delle sue priorità? Probabilmente no. Partiamo dalle Istituzioni: nei Ministeri meno dell’1% delle persone è under 30, a fronte del 29,3% che supera i 60. Nella scuola i giovani sono lo 0,3%, il 22,8% invece le persone sopra i 60 anni. Questa è solo una parte del problema: quella più grave è che le loro istanze sono spesso dimenticate. Non si affronta il problema del caro affitti, tagliamo parte del bonus cultura e di fronte a dati sconcertanti su suicidi e problemi di salute mentale non si fa nulla in nome della mancanza di fondi.

Quindi? 

Come può un ragazzo sentirsi vicino alle istituzioni? Dov’è la vicinanza delle istituzioni quando nella manovra di bilancio i fondi loro destinati sono vicini all’1% del bilancio totale? Le aziende invece hanno fatto grandi passi avanti rispetto al recente passato. Davanti alla crescita dei tassi di disoccupazione giovanile, sono sempre più le aziende che si fidano di loro, che danno loro la possibilità di sbagliare e che traducono i loro valori nella quotidianità senza lasciarli sul sito come un accessorio. Aziende e GenZ non sono in contrapposizione: sono due mondi che devono capirsi e confrontarsi in maniera sincera.

L’Italia investe abbastanza sui giovani?

Le posso rigirare la domanda?

Certo…

L’Italia crede nei giovani? L’Istat ha certificato che il 50% dei giovani vive in uno stato di deprivazione, l’occupazione giovanile è in costante calo, l’abbandono scolastico ha sfiorato il 12%, i NEET aumentano, le imprese giovanili sono diminuite di quasi 200mila unità negli ultimi anni, i casi di ricovero per problematiche mentali sono esplosi negli ultimi tre. L’Italia oggi non investe sui propri ragazzi. È per questo che ScuolaZoo cerca, nel suo piccolo, di far sì che nella nostra community tutti possano capire come individuare il proprio talento, la propria strada.

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