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Sergio Marullo di Condojanni (Angelini Industries), innovare per continuare a crescere

Angelini è storicamente nota al grande pubblico come azienda farmaceutica di successo. Oggi Angelini Industries (la sede nella foto in evidenza, di Francesco Pinto) è un gruppo multibusiness che impiega 5.800 dipendenti, è presente in 21 Paesi e opera anche nei rami della tecnologia industriale e del largo consumo. Il bilancio consolidato del 2022 è stato chiuso con un valore dei ricavi complessivi mai raggiunto prima, pari a 2,05 mld di euro. Con Sergio Marullo di Condojanni, Ceo di Angelini Industries, abbiamo indagato le traiettorie future del Gruppo, fra sostenibilità, digitalizzazione e la nuova società di venture capital. Con un unico filo conduttore: fare innovazione per migliorare la vita delle persone.

Negli ultimi anni Angelini Industries ha ampliato il suo raggio d’azione anche al largo consumo e alle tecnologie industriali. Quali sono le prospettive future della holding?

Partirei da una precisazione. È vero che negli ultimi anni abbiamo aumentato il nostro grado di diversificazione, ma in realtà noi operavamo già da tanti anni in altri settori, come il largo consumo e la tecnologia industriale. Ci siamo quindi adoperati per rendere più noto ciò che facevamo da tempo.

Per il futuro vedo due direttrici di sviluppo. Innanzitutto insistere sulla parte farmaceutica, che abbiamo però riposizionato. Adesso siamo infatti molto più presenti nell’area della salute mentale, che ha per noi un interesse enorme, sia perché c’è un grande bisogno da parte dei pazienti, sia perché finalmente se ne parla più serenamente.

E l’altra direttrice?29

L’altra è la tecnologia industriale; il mondo sotto questo profilo sta cambiando. L’intelligenza artificiale di cui tanto si parla non è soltanto ChatGpt, ma è anche automazione, soprattutto nella logistica. E in futuro chissà. Noi lì, come italiani, abbiamo una grande capacità che vogliamo sfruttare; la diversificazione andrà anche in quella direzione.

In che modo la progressiva e costante evoluzione tecnologica sta modificando le esigenze in termini di competenze per un gruppo come il vostro?

Sono mondi che cambiano molto rapidamente, quelli in cui l’intelligenza artificiale gioca un ruolo di primo piano. È chiaro che se si trasforma profondamente il modo in cui si lavora – se nei magazzini, per farle un esempio banale, si usano meno le persone per spostare i pacchi e molto di più i robot – anche le competenze devono evolvere. Lo stesso avviene a un livello molto più sofisticato nella ricerca scientifica, per una serie di attività che prima erano svolte manualmente in laboratorio e che ora si possono demandare all’AI o comunque a sistemi più evoluti. Non si tratta di ridurre il numero delle persone, ma anzi di aumentarlo e di indirizzare le competenze in maniera più funzionale a questi sviluppi. Servono persone che conoscano come questi sistemi di intelligenza artificiale si sviluppano, si usano e soprattutto come si possono applicare.

L’anno scorso è stata annunciata la nascita di Angelini Ventures, società internazionale di venture capital. Qual è il vostro approccio sugli investimenti all’estero?

Il filo conduttore è sempre quello dell’innovazione che trasforma. Di fatto, per intercettare le trasformazioni servono anche strumenti più agili rispetto alle aziende tradizionali. Un fondo di venture capital con una dotazione finanziaria importante, un team agile e molto competente, con sedi in diversi luoghi del mondo, che si riunisce di persona di tanto in tanto, è un modo per rispondere a questa sfida. Con Ventures cercheremo di intercettare i trend di innovazione, in particolare nel biotech, nella medicina che sta evolvendo nella ricerca e nel digitale, attraverso investimenti mirati in società che promettono molto e che speriamo si svilupperanno nella direzione del nostro investimento.

Angelini è nata nelle Marche, oggi ha headquarter a Roma e sedi in 21 Paesi diversi. Quanto è importante per voi la relazione col territorio e con le comunità circostanti?

È molto importante. Oggi si parla tanto di Esg, in cui la S fa riferimento proprio al contributo che si può dare alla comunità nel sociale. Da più di cento anni Angelini è Esg driven, sicuramente lo è moltissimo dal punto di vista del rapporto col territorio e l’identità, le radici. Quelle non si devono mai perdere perché danno un senso chiaro di quello che si fa e creano attaccamento nelle persone che lavorano con noi.

Sostenibilità e digitalizzazione sono i due pilastri al centro delle agende internazionali. Quanto sono importanti per voi, sia in fase di recruiting che di formazione continua, profili professionali sensibili a questi temi?

Tantissimo, perché digitale significa innovazione e nuove competenze e quindi inevitabilmente comporta la necessità di reclutare anche dal mercato figure che possano formare chi è qui su queste nuove competenze. Per quanto riguarda la sostenibilità, abbiamo creato una funzione di gruppo con un chief sustainability officer molto qualificato e persone che si occupano del tema nelle aziende operative. Anche qui serve un po’ di competenza dall’esterno per aiutarci a capire meglio quali sono i processi e i progetti interni che vanno nella direzione della sostenibilità.

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