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Capitale Italiana della Cultura 2024, Pesaro mette in mostra i propri gioielli

È trascorso un decennio da quando il riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura è stato istituito: era il 2014, con Dario Franceschini (neo-governo Renzi) a capo del dicastero in transizione da Beni, attività culturali a Beni, attività culturali e turismo.

L’anno scorso la coccarda se la sono appuntata Bergamo e Brescia, nel 2025 va ad Agrigento. E col conferimento annunciato nel marzo 2022 (dopo il parere all’unanimità della commissione) tocca ora a Pesaro, prima volta per una realtà marchigiana.

Matteo Ricci, cinquantenne primo dei quasi 100.000 cittadini, è al secondo mandato: eletto in entrambe le occasioni al primo turno, era stato presidente della Provincia e dal suo primo insediamento negli uffici in piazza del Popolo è nel direttivo dell’Associazione nazionale comuni italiani. Il suo dossier di candidatura ‘La natura della cultura’ ha avuto la meglio su quelli delle altre finaliste, tra cui la ‘cugina’ Ascoli Piceno, le toscane Viareggio e Grosseto e due aree ‘allargate’: l’unione salernitana Paestum-Alto Cilento e quella di Sestri Levante col Tigullio.

 

Sala Bellini, Pala di Alessandro Giampaoli

La tendenza a proporre reti territoriali – per il titolo 2026 ce ne sono quattro: Valtiberina toscana, Valdichiana senese, Monti Dauni, Terre dell’Olio e del Sagrantino – pare consolidata a livello nazionale anche in altre assegnazioni. E ha probabilmente giocato un ruolo chiave per Pesaro, a giudicare dalla lista di luoghi coinvolti nel programma: cinquanta comuni, in una staffetta che di settimana in settimana passerà il testimone da un posto all’altro. Eccone alcuni: Fratte Rosa e Vallefoglia, Acqualagna – per i luoghi di Enrico Mattei (non c’è solo il tartufo) – e Frontone. E poi Peglio, Cagli con la sua Torre Martiniana, Piobbico (museo Brancaleoni) e Borgo Pace (Casa della Scrittura e Museo del Carbonaio).

Torniamo in città per una ricognizione dei suoi atout: molto ruota intorno a melodie e rombi di motori, mare (Bandiera blu), arti e artigianato. Quale icona per iniziare? Gioachino Rossini ché col 2024 bisestile (era nato il 29 febbraio 1792) ricorrenze e intrecci paiono suggerirlo. Da segnare in agenda le giornate del Rossini Opera Festival di agosto – un appuntamento radicato, ogni estate dal 1980 – da combinare (tutto l’anno) con una visita alla casa natale del compositore.

Edificio quattrocentesco ristrutturato nel Settecento, su tre piani mette in mostra cimeli vari: ritratti e caricature, spartiti, partiture e libretti, un fortepiano in noce dei primi dell’Ottocento. Il melo-tour di Pesaro, città creativa della musica per l’Unesco e parte della neonata Rete dei comuni musicali d’Italia, prosegue nel Tempietto e nella Sala dei marmi del Conservatorio, tra le dieci grandi stanze del museo nazionale Rossini a Palazzo Montani Antaldi. E si conclude alla Sonosfera, un “teatro per l’ascolto profondo” in cui decine di altoparlanti diffondono decibel in maniera coordinata creando un campo sonoro in dialogo con immagini proiettate a 360°. Si trova a Palazzo Mosca, sede dei Musei civici con una straordinaria collezione di ceramiche e una pinacoteca.

Un salto quindi al Centro Arti Visive Pescheria, spazio espositivo ricavato in un ex mercato ittico – ideato due secoli fa nello stile di un tempio pagano (con tanto di colonne pseudo-neoclassiche) – e da lì un’immersione nel mondo di Benelli, storico marchio made in Pesaro: oltre duecento motociclette su un migliaio di metri quadrati all’interno di uno degli stabilimenti.

 

Museo Benelli, Collezione Morbidelli

In attesa che vengano esposti in un contenitore ad hoc, il piano superiore mette in mostra la collezione Morbidelli, per chi di moto d’epoca non si sazia.

E già che ci siamo, la Tavullia dell’urbinate Valentino Rossi non è lontana: venti minuti di guida, ovviamente rispettando i limiti di velocità. Per restare in tema e in sella (ma a propulsione muscolare) il Museo della Bicicletta nei sotterranei di Palazzo Gradari – che custodisce esemplari notevoli, come quelli di Moser e Luperini – o la Bicipolitana: sistema di piste ciclabili su diverse direttrici, si srotola per un totale di un centinaio di chilometri.

Ogni itinerario cittadino potrebbe iniziare e concludersi in diversi punti, uno di quelli in cui quasi senza accorgersene inevitabilmente si capita è la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro, con l’acqua dell’Adriatico sullo sfondo (nella foto in evidenza) e quella su cui pare sospesa: qui la chiamano ‘la palla’ e non risulta che l’artista – nato poco oltre il confine con la Romagna e oggi quasi centenario – se ne sia risentito. Con un po’ di retorica si potrebbe far notare come quel bronzo coeso ma scomposto (participio passato) condensa due anime cittadine: consapevole di sé e protesa all’esterno, centripeta e centrifuga. Come la quinta dell’altra sfera realizzata dall’artista negli anni ’60, la Farnesina. O come Matteo Ricci: non il sindaco in carica ma l’erudito viaggiatore gesuita che portò l’Europa in Cina e (più o meno) viceversa. O come il gemellaggio Pesaro-Rafah potrebbe indicare. Bellezza, gentilezza e crescita, rapidità, rigore: cos’hanno in comune queste parole chiave? Sono i nomi di altrettanti assessorati comunali di una giunta che ne ha anche un altro, quello ‘al fare’. Ché fare rete è puntare su patrimonio e relazioni, cultura e culture. Dentro e fuori.

 

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