Lilly H
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Alfa Blue Team, 40 anni di storia attraverso auto e non solo

Elaine. Elaine… Dustin Hoffman viaggia sulla sua Alfa Romeo Duetto del 1966. Il motore romba, ruggisce. Paul Simon e Art Garfunkel intonano ‘Mrs Robinson’. Ecco, se avete negli occhi la scena indimenticabile del ‘Laureato’, con l’attore che balza fuori dall’auto alla stazione di servizio per una telefonata, probabilmente dovrete riavvolgere il nastro. E magari trovarvi di fronte a un vecchio pullman, dall’aspetto pacioso ma estremamente intrigante, con il muso arrotondato e la guida al centro. È un Alfa 902 del 1957. Pronti a rituffarvi nella celluloide? Ecco comparire a pochi metri di distanza una delle tante Giulie che, a sirene spiegate, tra cambi di marcia repentini e stridore di pneumatici, agitavano le strade dei polizieschi italiani degli anni ’70 del secolo scorso. Di nuovo camion, furgoncini colorati, vetture uniche, motori in bella vista. Mezzi che raccontano un’Italia che aveva una gran voglia di rinascere grazie all’impegno e all’intuizione di manager avveduti, capaci di percorrere strade innovative.

Trovarsi nei capannoni di Alfa Blue Team apre un vero e proprio caleidoscopio di ricordi, ma anche e soprattutto di reperti spesso rarissimi che con la loro presenza parlano. E riaccendono l’orgoglio per l’innovazione Made in Italy. In un viaggio nel tempo e nella tecnologia, che si propone a chi visita questa collezione, una delle più ricche e prestigiose al mondo del marchio del Portello, nato nel 1910 come Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, per diventare poi Alfa Romeo.

“L’Alfa Blue Team è nato più di 50 anni fa, il 14 febbraio del 1972, quando con mio fratello Stefano, Claudio Bonfioli, Guido Delli Ponti e i fratelli Garavaglia abbiamo fondato questo club – racconta Gianfilippo (Gippo) Salvetti, presidente di Alfa Blue Team – Per me la scintilla della passione si è accesa nel 1957, a soli 5 anni. Vedendo arrivare mio padre con un’Alfa Romeo Giulietta azzurra, di colpo ho compreso le differenze con gli esemplari che popolavano l’universo automobilistico italiano. La Giulietta aveva sicuramente un’altra verve, un altro spirito, un’altra personalità. Come del resto ha sempre avuto l’Alfa Romeo nella sua lunga storia”. Così nasce l’impresa. Già alla fine del 1972 quasi una decina di Alfa Romeo erano arrivate tra le mani di questi giovani appassionati.

“Erano i tempi in cui veramente con poche decine di migliaia di lire, al massimo qualche centinaio, potevi portarti a casa un pezzo di storia che già sentivamo avrebbe avuto un grande significato”, riprende Salvetti. Poi la collezione continuò ad aumentare grazie al passaparola tra amici e collezionisti, “e ai primi degli anni ’80 finalmente potemmo radunare tutte le Alfa, ormai quasi una quarantina, in un più moderno capannone togliendole dai vari box, cascine e piccoli capannoni dove avevano trovato sistemazione”.

L’Alfa Blue Team all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso trova quindi la sua sede naturale in una vecchia fonderia che aveva chiuso l’attività. Oltre 1.600 metri quadrati che oggi sono diventati quasi 3.500. Tutti dedicati al mondo Alfa nelle sue varie sfaccettature. Quindi non solo auto. “La logica non era solo quella di raccontare l’Alfa Romeo attraverso le sue automobili, ma anche del suo mondo industriale che ha fatto di questo marchio uno dei più importanti al mondo – racconta Salvetti – Abbiamo fatto la scelta di concentrarci su un preciso periodo temporale: dal 1946 fino al 1986. Sono 40 anni e la storia si percorre non solo attraverso auto particolari e modelli unici (l’Alfa Blue Team ne annovera 5 o 6 e almeno altrettanti esemplari realizzati in numeri ridottissimi, tanto da far ipotizzare che per qualche automobile stiamo forse parlando di reperti unici al mondo). Qualche esempio? La 6C 2500 Berlinetta del 1950 o l’Alfetta SW, le Giuliette ‘Promiscue’, la 1900 Francis Lombardi dove si accomodarono nel ’59 il presidente De Gaulle e il nostro Gronchi, l’Alfa 6 Blindata ex Aga Khan Karim. E tante altre. Ma anche motori di aereo, generatori di corrente, motori diesel, autocarri leggeri”.

Senza dimenticare i veicoli industriali, come camion con varie attrezzature specifiche che sono stati salvati visto che, a causa delle dimensioni, l’ingombro e l’eventuale costo di restauro sarebbero stati destinati a sicura demolizione e quindi a scomparire. “Abbiamo compiuto 50 anni nel 2022, speriamo di poter vedere il futuro: altri 50 anni per chi verrà dopo di noi a raccontare un marchio che ha fatto la storia, in Italia e non solo”, conclude Salvetti.

 

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