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Luca Ferrario (TFC): il Trentino piace alle produzioni audiovisive, ecco perché

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Dalla sua nascita, nel 2011 ad oggi, passando attraverso la grande sfida della pandemia, la Trentino Film Commission ha saputo incrementare in maniera molto significativa il numero e la qualità delle produzioni audiovisive sostenute e ospitate sul territorio. Le leve fondamentali e le principali chiavi di successo sono, senza dubbio, i servizi, le splendide location e un fondo capace di adempiere a numerose richieste.

“Sul livello dei servizi che offriamo abbiamo sempre ottimi feedback da parte dei produttori”, ci racconta Luca Ferrario, direttore della TFC (nella foto in evidenza). “Sia grazie alla nostra attività sia grazie al fatto che ci appoggiamo a un territorio ben organizzato e in grado di dare risposte rapide. Abbiamo creato una consolidata rete di rapporti con il territorio e siamo in grado di garantire i servizi legati alla ricerca di location, all’ottenimento dei permessi, ai contatti con professionisti e fornitori locali, in sostanza: un’assistenza alle produzioni molto strutturata”.

Ferrario, il Trentino per le produzioni audiovisive è un punto di riferimento e ormai girare da voi prescinde dai soggetti a tematica montana.

Sicuramente le location aiutano molto, non solo quelle montane, ma credo che i motivi per scegliere il Trentino, oltre all’ovvia motivazione dei contributi economici fino a 400 mila euro a progetto, sia principalmente il fatto che tali contributi siano stabili, regolari e assegnati con modalità chiare e sempre uguali. Questo è di grande utilità per il lavoro dei produttori. Fin da quando siamo nati, ogni anno abbiamo tre scadenze, da sempre rispettate, nei mesi di febbraio, giugno e settembre. I produttori riescono quindi a pianificare con anticipo e coerenza tutte le diverse fasi.

Qual è stato finora, a grandi linee, l’impatto dell’attività della TFC su turismo, indotto e produzioni locali?

Dal 2011 ad oggi il rapporto tra contributi erogati da Trentino Film Commission tramite il Film Fund e l’indotto generato è cresciuto costantemente. Oggi abbiamo in media dai 15 ai 18 progetti l’anno girati in Trentino, con oltre 300 giorni di riprese occupati. Numeri notevoli rispetto a quelli iniziali, davvero contenuti. I dati ci dicono infatti che le spese dirette effettuate sul territorio dalle produzioni realizzate a livello locale sono quasi quattro volte più alte dei finanziamenti erogati attraverso il Film Fund, cosa che negli ultimi 4 anni (2019-2022) ha portato ad un indotto di oltre 15 milioni di euro, al quale va ovviamente sommato il valore promozionale che per certe operazioni è significativo. Da un punto di vista dell’indotto generato i numeri sono ottimi e ci sono state sicuramente importanti occasioni di promozione del territorio
ma i principali risultati riguardano la crescita del comparto locale: l’utilizzo di maestranze locali da parte delle produzioni è in crescita come numero e come livello e sempre più produttori locali riescono ad emergere con prodotti che hanno un respiro nazionale o internazionale. Continueremo a cercare progetti di qualità che possano far crescere ulteriormente il nostro territorio. Ci teniamo molto infatti a favorire lo sviluppo dell’industria audiovisiva locale e a proporre momenti formativi che rendano sempre più qualificati i professionisti del settore presenti sul territorio.

Qual è stata, in termini di produzioni ospitate o di iniziative, eventi e progetti, una delle più grandi scommesse vinte grazie alla TFC negli ultimi anni?

In generale la grande scommessa vinta direi che è stata quella di mettere il Trentino sulla mappa delle produzioni italiane ed europee. Prima dell’apertura di Film Commission questo territorio ospitava un film ogni 4-5 anni. Oggi c’è una grande continuità e siamo in costante contatto con società di alto livello che sanno che il Trentino può essere una buona opzione per i loro progetti.

Quali saranno le sfide più ambiziose per il prossimo futuro?

Sicuramente cercheremo di mantenere questa credibilità e questa continuità lavorativa cercando magari di lavorare ancora di più sulla qualità dei progetti. Sul fronte interno invece ci piacerebbe trovare nuove modalità per far crescere il comparto locale e la sua produttività, quindi non solo attrarre grosse produzioni ma sempre di più far nascere progetti locali capaci di affermarsi.

Siete impegnati sulla formazione e in particolare sull’educazione al linguaggio dell’audiovisivo come fattore di comunicazione intergenerazionale, che tipo di programma state attuando?

A partire dal 2019 abbiamo iniziato a sviluppare attività legate all’educazione all’immagine rivolte sia ai giovani che agli adulti. Nel 2019 infatti nasce, nell’alveo del Piano Cinema per la Scuola del MiC e del MIM, Educa Immagine, il festival dell’educazione ai media. Il festival propone proiezioni di film, laboratori di introduzione al linguaggio cinematografico e, più in generale, all’uso dei media, incontri con esperti per imparare a orientarsi nell’epoca del pensiero visuale e focus che trattano l’immagine come supporto alla didattica. Proponiamo inoltre durante l’anno percorsi didattici specifici che si differenziano l’uno dall’altro per focus e tematiche e target di riferimento, spaziando dall’arte ai media, dal podcast al linguaggio del cinema, dalla formazione per docenti. Sul sito di Educa Immagine si trovano tutte le informazioni, comprese quelle sull’iniziativa più recente, il podcast ‘boomer si nasce’ che accompagna gli adulti nel capire come le nuove generazioni usano i media.

Il vostro supporto alle produzioni audiovisive sul territorio si fa virtuoso grazie all’adozione di comportamenti attenti alla sostenibilità ambientale.

È una pratica necessaria ma non ancora abbastanza diffusa dall’industria dell’audiovisivo. È un aspetto che vi caratterizza molto… Quello dell’attenzione alla sostenibilità è un aspetto che caratterizza in generale questo territorio e quindi ci sembrava giusto che cercassimo di apportare delle novità su un fronte che per noi era familiare. Per questo motivo abbiamo proposto anni fa la certificazione Green Film che permetta ai produttori di modificare le modalità con cui realizzano le loro riprese avendo maggiore attenzione all’impatto sull’ambiente; abbiamo poi scoperto di essere la prima Film Commission europea che incentivava questo tipo di comportamento e, mano a mano che altri territori adottavano questa strada, il marchio Green Film ha iniziato a essere sempre più usato in altre regioni italiane ma anche esportato in altre regioni estere come ad esempio in Danimarca, Islanda, Spagna ed è diventato quindi, a livello europeo, uno dei tratti distintivi della Trentino Film Commission.

Dopo il successo dello scorso anno, il 14 e 15 dicembre Trento ha ospitato la seconda edizione di “Vis à vis”, due giornate industry che hanno l’obiettivo di promuovere il dialogo e le opportunità di lavoro tra i produttori dell’audiovisivo operanti in Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia con i principali broadcaster. Quali occasioni avete fornito agli operatori del territorio e che tipo di vantaggio hanno le principali emittenti Tv e le piattaforme streaming partecipanti?

“Vis-à-vis” è un’iniziativa che di fatto abbiamo sperimentato l’anno scorso coinvolgendo produttori di documentario trentini, produttori di altri territori e i principali broadcaster e che ha ricevuto feedback molto buoni da tutti questi attori. I produttori hanno sia la possibilità di conoscersi fra di loro per costruire eventuali collaborazioni, sia la possibilità di trovarsi, appunto, faccia a faccia con alcuni dei principali decision maker della TV italiana per quanto riguarda il mondo del documentario, cosa che altrimenti spesso è molto complicata da fare. Allo stesso tempo i rappresentanti di TV e piattaforme hanno un’occasione dedicata alla scoperta di nuovi produttori emergenti, di nuove idee e di territori che frequentano poco: si creano quindi nuove connessioni, nuove collaborazioni che facilitano lo sviluppo del settore documentaristico.

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