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La via araba per la Lega Serie A, il piano di Luigi De Siervo

Luigi De Siervo, laurea con lode in giurisprudenza, una storia professionale di successo, prima in una multinazionale Usa dei giocattoli, poi in Rai come Ceo di Rai Com, quindi Ad di Infront Italy, oggi è amministratore delegato della Lega Serie A. È impegnato nel processo di internazionalizzazione del calcio italiano, in uno dei suoi momenti più complicati.

In questa intervista De Siervo ci ha fornito un’esaustiva panoramica della recente EA SPORTS FC Supercup, svoltasi in Arabia Saudita con un innovativo formato a 4 squadre. Ha definito la manifestazione come un successo, ricevendo elogi da club e tifosi. E ci ha rivelato un accordo pluriennale con il governo saudita. L’obiettivo è quello di utilizzare la Supercoppa come veicolo per promuovere il calcio italiano a livello internazionale. De Siervo difende la necessità di espandersi globalmente, indicando l’Arabia Saudita come un mercato cruciale, specialmente considerando la giovane demografia interessata al calcio.

La EA SPORTS FC Supercup si è disputata per la prima volta nella storia di questa competizione con il format a 4 squadre, qual è il responso alla fine della manifestazione?

È una formula vincente, che ha ottenuto riscontri positivi da parte dei nostri club e dei tifosi. Questa è stata la migliore edizione che abbiamo disputato qui in Arabia Saudita, regalando un grande spettacolo. Siamo all’inizio di un ciclo nuovo, abbiamo firmato col governo saudita un contratto di 4 edizioni per 6 stagioni. L’obiettivo è quello di utilizzare la Supercoppa Italiana per esportare partite ufficiali delle nostre formazioni mettendo in vetrina il meglio del calcio italiano nel suo percorso di internazionalizzazione. La Lega Serie A ha percorso questa via già dal 1993, ora lo fanno anche leghe importanti come NFL e NHL.

Ci sono state diverse critiche sulla scelta di andare a giocare in Arabia Saudita.

Il calcio italiano deve trovare nuovi tifosi all’estero. Lo fanno le leghe americane, lo fa la Liga spagnola e non si scandalizza nessuno. Chi aveva espresso dei dubbi dopo aver partecipato è poi tornato in Italia con un pensiero completamente diverso. Come hanno ribadito Barone, De Laurentiis, Lotito e Marotta quello dell’Arabia Saudita è uno scenario da cui non possiamo più prescindere. Non si può competere se non si ha un’ottica internazionale. Gli allenatori hanno trovato terreni di gioco ed impianti di grande livello, c’è una programmazione che porterà questo territorio ad essere centrale nel calcio per i prossimi anni e noi dobbiamo essere presenti sui mercati con grande potenziale. Non dobbiamo perdere l’occasione di essere protagonisti in quest’area del pianeta. Oltre il 70% delle persone in Arabia Saudita ha meno di 35 anni. Pensare di non essere presenti in un mercato che si apre come quello saudita è come ignorare la caduta del muro di Berlino.

Siete partiti con poco pubblico allo stadio nella prima semifinale, poi c’è stato un crescendo di spettatori.

Come tutti i nuovi progetti c’è bisogno di tempo per metterlo a punto, alcuni nostri club hanno bisogno di giocare all’estero per farsi conoscere, non dimentichiamo che la seconda semifinale ha attratto tantissimi spettatori e la finale ha registrato il sold out. Peraltro nel mese di gennaio c’è stata una grande concomitanza di eventi organizzati a Riyadh come la Formula E, la Supercoppa spagnola e la partita Messi-Ronaldo. Questo è il punto di partenza, se le nostre squadre non giocano all’estero non possono avere nuovi tifosi, per cui solo giocando e andando loro incontro si riescono a riempire sempre più gli stadi. I nostri club devono farsi conoscere all’estero, abbiamo perso tanti anni fa il treno dell’internazionalizzazione, ora abbiamo cominciato una rincorsa che inizia a dare i suoi frutti. Ci vuole tempo, seminare oggi per raccogliere tra qualche anno. In Arabia abbiamo iniziato per la prima volta a vendere merchandising dedicato alla competizione, c’è stato un crescendo di richiesta dei nostri prodotti ufficiali, alla finale davanti al nostro store c’era la fila, i nostri brand nel giro di pochi giorni hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati sauditi.

Giocare all’estero vi permette di conquistare nuovi tifosi, però quelli italiani non hanno potuto seguire la propria squadra.

Alcuni sono arrivati per la finale, quando sono stati organizzati a prezzi contenuti dei charter da Milano e Napoli. È un’iniziativa che nelle prossime edizioni proveremo ad agevolare direttamente noi stessi con pacchetti volo e biglietto a tariffe contenute per venire incontro al pubblico italiano, che non dimentichiamo di certo perché il calore che riescono a esprimere i nostri tifosi è unico e soprattutto vogliamo che anche sugli spalti i tifosi locali e italiani riescano a cantare all’unisono. Finita la pandemia gli stadi italiani sono tornati a riempirsi, diversi impianti registrano il tutto esaurito come accade spesso a Milano o Roma, ma anche in altre piazze si riscontrano percentuali di riempimento superiori alle passate stagioni, come a Genova e Firenze ad esempio. Sappiamo quanto sia importante il contorno del pubblico nel proporre un prodotto attraente anche per i broadcaster.

A proposito di broadcaster tutte e tre le partite di Supercoppa hanno avuto dei buoni ascolti sulle reti Mediaset.

Direi ottimi, la semifinale tra Napoli e Fiorentina su Italia 1 ha registrato il miglior ascolto su quella rete degli ultimi 15 anni per una partita in chiaro tra formazioni italiane. Un grande successo considerando la concorrenza alle ore 20 italiane dei telegiornali. La finale Napoli-Inter, trasmessa su Canale 5, ha fatto meglio di quella dello scorso anno, il derby Inter-Milan, sulla carta con un maggior potenziale di audience.  Il picco di ascolto della finale ha superato gli 8,2 milioni di individui. La reach della finale è stata di 15,3 milioni di individui, con una share di media di 7.189.477 individui, pari al 31,1%. A livello globale, inoltre, abbiamo diffuso le partite in oltre 180 territori, con più di 400 milioni di case collegate nel mondo, un risultato importante per la valorizzazione del nostro calcio.

Questa era la quarta volta per voi in Arabia Saudita, come giudica lo sviluppo di quest’area e la crescita del football in questo territorio?

Tutti hanno potuto apprezzare la grande capacità organizzativa di Riyadh, la crescita del sistema saudita è sotto gli occhi di tutti, si tratta di uno dei palcoscenici più importanti. Parliamo di un’area territoriale che si è aperta moltissimo alla fruizione del calcio negli ultimi anni, ha una grande attenzione verso il football. Qui l’età media è estremamente interessante, per questo dobbiamo far sì che i brand delle nostre squadre penetrino in questo territorio. L’idea è quella di aprire qui a Riyadh una sede della Lega Serie A già nel corso di quest’anno. Lo faremo in maniera convinta, perché crediamo che da qui non sia solo sufficiente organizzare un evento, ma sia un mercato che merita tutta l’attenzione, anche in appoggio alla Federazione e alla Lega saudita con la quale c’è un ottimo rapporto. La scelta è di essere sempre più vicini ai nostri tifosi e non possiamo fare altro che seguire questo trend.

Questa sarebbe la vostra terza sede nel mondo, guardando oltre il territorio saudita dove vi piacerebbe atterrare nel panorama mondiale?

La sede successiva potrebbe essere a Singapore, poi seguiranno il Sud America, dove stiamo valutando con attenzione Buenos Aires, e assolutamente l’Africa, un’altra zona ad alto interesse per lo sviluppo calcistico. In sostanza la strategia è chiara: essere vicino ai tifosi e clienti e costruire con loro delle attività su base quotidiane. Esportare il calcio italiano è vitale per i club e per tornare a primeggiare come abbiamo fatto per tanti anni.

Intanto come commenta il riconoscimento appena ricevuto di miglior Lega sportiva al mondo nel 2023 attribuitovi dalla Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS)?

È un riconoscimento per noi importante, perché dopo qualche anno torniamo a superare Premier League e Liga spagnola. È la certificazione che stiamo lavorando nella giusta direzione, perché i nostri club non solo hanno raggiunto tutte le finali europee nella scorsa stagione, ma anche in questa sono ancora tutti in corsa nelle diverse competizioni organizzate dalla Uefa. Stiamo crescendo, come attrattività per i nostri partner commerciali, come prodotto per i broadcaster e come forma di intrattenimento per i tifosi.

 

 

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