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Vita da calciatore, quanto è davvero dorata?

Il mondo del calcio è avvolto da una particolare allure, se è vero che ogni bambino e bambina ha sognato, almeno una volta, di poter fare il calciatore da grande. Ma al di là dei grandi miti, si tratta di una professione che nasconde incognite che si concretizzano soprattutto a fine carriera. Ne abbiamo parlato con Gianfilippo Valentini (nella foto in evidenza, al centro)*, noto nell’ambiente per aver creato il Social Football Summit, l’evento internazionale dedicato al digital e all’innovazione della Football Industry. Valentini è soprattutto uno studioso, esperto dei processi di innovazione del mondo dello sport e del calcio in particolare.

Quanto è davvero dorata la vita di un calciatore, e quali sono i problemi legati ad una professione ambita che però ha una “durata” limitata?

La carriera di un calciatore dura mediamente 15 anni, inizia verso i 18 e termina al massimo a 35. Si tratta quindi di essere lungimiranti e valorizzare al meglio il patrimonio economico, e non solo, in vista di un percorso professionale successivo che è tutto da costruire, considerando che la celebrità in molti casi si esaurisce con la fine della carriera. Altro dato importante: solo il 5% dei calciatori possiede milioni di euro sul proprio conto corrente. Per i professionisti del calcio a fine carriera sarebbe quindi utile prevedere dei percorsi formativi in un’ottica ‘dual-career’ che favorisca lo sviluppo delle competenze per il replacement, al termine dell’impegno agonistico. La gestione del fine carriera dovrebbe essere considerata come aspetto integrato del percorso professionale di un calciatore, garantendogli risorse e competenze necessarie per prosperare anche al di fuori del campo da gioco.

Innovazione e calcio, un binomio vincente. Lei ritiene che il mondo del calcio abbia già tratto il massimo valore da Nft e metaverso, o ci sono ulteriori possibilità di crescita e sviluppo in questi ambiti?

La Football Industry è interessata da un significativo percorso di innovazione, con la conseguenza di una revisione approfondita dei processi interni. L’innovazione di processo è già una realtà nel calcio – grazie all’affermarsi di nuove competenze derivanti dalla finanza, l’entertainment e il lusso, che stanno contribuendo a ridefinire il settore. Riguardo poi ai prodotti, stiamo assistendo all’implementazione di soluzioni innovative come l’utilizzo di fan token, asset digitali, criptovalute, Crm e piattaforme OTT. È quindi essenziale gestire attentamente queste nuove dinamiche perché, nonostante gli sviluppi già avviati, credo che ci siano ancora ampi margini per l’innovazione del settore, che potrebbe passare attraverso la gestione equilibrata fra l’implementazione dei processi esistenti e l’introduzione di nuovi prodotti e servizi, basati su tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale. L’AI, se gestita strategicamente, può svolgere un ruolo fondamentale nell’ottimizzazione delle operazioni, nell’analisi avanzata dei dati e nello sviluppo di nuove iniziative. Questo mix di progressi consolidati e nuovi approcci innovativi potrebbe aprire altri orizzonti per la Football Industry, preparandola per le sfide future e garantendone la crescita sostenibile.

Lei è il fondatore di Go Project, società che per prima ha saputo declinare il tema dei social nell’ambito dello sport e del calcio, con un algoritmo che assegna un valore agli account social delle squadre di calcio. In cosa si può ancora innovare quando si parla di valore dell’immagine per calciatori e società sportive?

Il settore dei social media è in continua evoluzione, con rapidi cambiamenti di paradigma. Utilizzare calciatori e squadre come ‘digital hub’ per raggiungere i fan è un approccio strategico e sensibile alle nuove tendenze. L’espansione del calcio su scala globale – resa possibile dalla tecnologia che ha superato le barriere geografiche – apre opportunità senza precedenti per il coinvolgimento di un pubblico sempre più internazionale. Le squadre sono affiancate da strutture che operano nel settore digitale e della comunicazione, e al contempo i calciatori stessi vengono supportati da social media manager dedicati, e questo ha contribuito a un loro efficace posizionamento nel panorama online. Nomi come Inter, Milan, Juve e Roma sono emersi come leader in questo ambito, a volte superando club inglesi e spagnoli. C’è anche l’iniziativa della Lega Serie A, che ha creato la radio ‘Lega Serie A con Rds’ a evidenziare un impegno concreto nell’innovazione e nella soddisfazione dei fan. L’attenzione a tematiche cruciali come sostenibilità e inclusività può contribuire a creare connessioni ancora più profonde con il pubblico.

Gli stadi dei grandi club internazionali sono diventati meta turistica per molti appassionati, c’è un futuro per questo ‘turismo’ che è sempre meno di nicchia? E lo si può immaginare in Italia dove però gli stadi più importanti sono vetusti e spesso di proprietà pubblica?

Questo è un punto molto interessante riguardo al turismo calcistico e all’esperienza che i tifosi cercano di vivere durante le partite. Integrare la passione per il calcio con l’esplorazione di nuove culture e destinazioni è diventato un elemento chiave per molti appassionati. Tuttavia le infrastrutture degli stadi italiani spesso non rispondono alle esigenze dei tifosi. L’esperienza di un appassionato non è solo legata all’aspetto sportivo della partita, ma anche alla possibilità di condividere emozioni e interagire con altri sostenitori. Rinnovare e migliorare le infrastrutture degli stadi potrebbe anche incrementare l’attrattiva del calcio italiano per i visitatori internazionali. L’esempio della Supercoppa italiana a Riyadh dimostra come la Lega Serie A stia cercando di espandere e innovare le proprie operazioni, con opportunità al di fuori del territorio nazionale. Questo può portare a nuovi modi di coinvolgere i tifosi globali creando esperienze uniche. Il turismo calcistico può quindi essere un motore significativo per l’economia, e migliorare le infrastrutture degli stadi è un passo chiave per garantire che l’Italia resti un’attrazione per i tifosi di tutto il mondo. L’innovazione nel settore, sia a livello di infrastrutture che di operazioni, può contribuire a consolidare la posizione del calcio italiano nel contesto internazionale.

*Laureato in Economia aziendale alla Sapienza, esperto di comunicazione digitale e sportiva, nel 2003 ha fondato Go Project Srl, società di comunicazione e sviluppo Software. Negli anni ha lavorato come consulente di comunicazione per calciatori e squadre di calcio. Nel 2018 ha ideato il Social Football Summit, evento di networking internazionale per il mondo della Football industry che si svolge ogni anno a Roma

 

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