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La Cop28 non si tinge di rosa

Si è conclusa tra polemiche, colpi di scena e aspettative di strappare ai governi accordi vantaggiosi per contrastare la crisi climatica la 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28) dello scorso dicembre a Dubai.

Circa 70mila le persone che hanno partecipato tra rappresentanti istituzionali, aziende, organizzazioni della società civile e attivisti provenienti da tutto il mondo. Oltre all’accordo sul fondo perdita e danni (chi pagherà e quanto per le conseguenze del cambiamento climatico) e l’inserimento “storico” dell’impegno al transition away dai combustibili fossili, è stato pubblicato un nuovo Gender Action Plan per stressare il legame tra crisi climatica e pari opportunità.

Come evidenzia Brenda Akia, della UN – CEDAW Committee, “le donne sono le più escluse dai processi decisionali dove vengono concordate le strategie di adattamento e resilienza al surriscaldamento globale, nonostante siano ancestralmente portatrici di conoscenze e di punti di vista fondamentali per assicurare una efficace, equa e sostenibile azione climatica”.

Gli accordi raggiunti sul genere 

Nel 2014, per la prima volta durante la storia di COP viene istituito il “Programma di lavoro di Lima sul genere (Lwpg)”. Il Programma è stato prima prorogato per 3 anni durante la COP22; e poi altri 5 anni in occasione della COP25. A latere del Programma, è stato previsto dalla COP23 un Gender Action Plan (GAP), implementato e revisionato negli anni successivi, e di cui è stata varata un’ultima versione in occasione della Conferenza di Dubai.

Il focus principale delle discussioni del GAP ha riguardato, da un lato, il tema dell’equa partecipazione delle donne alla costruzione delle policy climatiche, così come la garanzia di prevedere processi di ascolto inclusivi e rappresentativi, e poi la necessità di integrare il gender mainstreaming in tutte le attività e gli obiettivi della COP.

Nonostante l’approvazione del testo finale, numerose sono state le critiche al Piano. Innanzitutto è mancata una menzione esplicita al ruolo cruciale della finanza climatica. Le risorse finanziarie sono di vitale importanza per la messa a terra di azioni climatiche efficaci che non contribuiscano al perpetuarsi delle disuguaglianze.

E il GAP inoltre non introduce una prospettiva intersezionale includendo le donne indigene e le comunità locali.

Curiosità e contraddizioni  

Due sono state le aree dedicate a COP, all’interno della location che aveva già ospitato l’Expo 2020/2021. La blindatissima Blue Zone, riservata alle negoziazioni. E la Green Zone,  aperta al pubblico e indirizzata ad attività di divulgazione e intrattenimento a tema sostenibilità. Nella Blue Zone, il governo emiratino ha eccezionalmente permesso anche manifestazioni e proteste. Una vera e propria novità, se si considera che nel resto della città manifestare è severamente vietato. Negli ultimi giorni di chiusura degli accordi però l’attivista dodicenne Licypriya Kangujam è stata espulsa dalla sessione, per aver interrotto con un cartellone di protesta una delle negoziazioni. La notizia è stata condivisa dalle principali testate internazionali.

Molte più del solito le figure femminili di spicco presenti ai negoziati. E numerose le attiviste delle comunità indigene che hanno partecipato. Tra le persone chiave della COP28 spicca sicuramente la ministra spagnola per la Transizione ecologica, Teresa Ribeira, anche portavoce dei 27 Paesi Ue nelle negoziazioni a Dubai. Presente l’attivista ugandese Vanessa Nakate come Goodwill Ambassador dell’UNICEF.

A COP è presente anche una Gender Constituency, coalizione di organizzazioni non profit provenienti da tutto il mondo e impegnata sull’intersezione da clima e genere. La Constituency, oltre a presidiare le negoziazioni, e svolgere attività di “good lobbying” a tutela dei diritti umani, fa da raccordo con organizzazioni e associazioni per tirare le fila rispetto all’avanzamento delle questioni di genere e internazionali all’interno di COP.

La sede di Expo, riadattata per ospitare le negoziazioni sul clima, è stata oggetto di numerose polemiche.  La logistica sfidante ha spesso ritardato l’inizio delle negoziazioni. Anche per la finalizzazione del Gender Action Plan, i negoziatori hanno lamentato la mancanza di tempo materiale per discutere ogni dettaglio del testo. La distanza tra le diverse meeting room non ha sicuramente agevolato.

Molto criticata l’ampia partecipazione di rappresentanti delle Oil&gas in numerosi side event e sessioni negoziali COP, e così come accaduto per il 2023, anche la prossima Conferenza sul clima in Azerbaigian verrà guidata da una figura proveniente dal mondo dei combustibili fossili. E ovviamente non si tratterà di una donna, in un Comitato organizzativo che ad oggi è composto da soli uomini.

 

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