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Pensieri e parole di Massimo Bray

In un’epoca caratterizzata da un diluvio inarrestabile di parole, la necessità di attribuire loro un significato e di utilizzarle con precisione diventa cruciale. Con Massimo Bray, direttore generale dell’Enciclopedia Italiana Treccani, figura di primo piano nel mondo culturale italiano ed ex ministro per i Beni culturali, proviamo a riflettere sull’adattamento di Treccani all’era digitale, la lotta contro il linguaggio violento, la promozione di una cultura della rete che insegni a ‘leggere’ il web in modo critico, scoraggiando l’uso dei social per fini polarizzanti e discriminatori.

Bray ha sempre invocato ‘la virtù del pensiero elaborato o il silenzio della riflessione’ in risposta a un diffuso linguaggio che definisce ‘violento, sguaiato, demagogico, razzista, sessista o solo banalmente seduttivo’. E ha voluto puntare la sua attenzione su inclusività e parità di genere attraverso la lemmatizzazione delle forme femminili di nomi e aggettivi tradizionalmente registrati solo al maschile.

Direttore, la Treccani con quale spirito sta affrontando la rivoluzione digitale e crossmediale?

Adottando le innovazioni tecnologiche che hanno cambiato il modo tradizionale di fare editoria. Nel 1995 abbiamo realizzato il sito treccani.it e avviato la digitalizzazione di tutto l’archivio dei contenuti. Abbiamo accolto con entusiasmo la sfida di utilizzare nuovi supporti: il cd rom prima, oggi la Rete. Lo scopo, che si lavori con il cartaceo o con il digitale, rimane lo stesso, ovvero offrire informazione corretta. E allo stesso modo rimane identico il metodo di lavoro, che si basa sulla certificazione scientifica data dall’autorialità delle voci e dal complesso sistema di controllo e verifica dei dati che, fin dalle origini, costituisce il metodo di lavoro caratteristico dell’Istituto.

Treccani ha ampliato la sua presenza digitale con il portale, il web magazine ‘Il Tascabile’, e il profilo Instagram ‘Treccanigram’. Come queste iniziative si integrano nel contesto della nuova visione di Treccani?

L’integrazione tra le opere tradizionali e i contenuti proposti online dall’Istituto è un aspetto primario della visione che Treccani offre ai suoi utenti della cultura del XXI secolo: i due mondi non sono mai visti in modo contrapposto ma anzi vengono creati continui rimandi e connessioni tra i profili social, il portale, i magazine online e i volumi cartacei. Certamente ogni supporto ha il suo proprio linguaggio – più agile e immediato sulle piattaforme social, più argomentativo su ‘Il Tascabile’, che nasce come un luogo d’incontro tra generazioni diverse, fino ad arrivare naturalmente al rigoroso approccio enciclopedico che caratterizza le voci e le opere treccaniane.

Quale ruolo svolgono i social media, la grafica e la scelta dei contenuti nell’attrarre nuovi lettori e mantenere l’interesse per l’enciclopedia?

Il concetto è quello di creare un ambiente riconoscibile per la galassia di nuovi prodotti e progetti culturali che, con voci diverse, raccontano il sapere al nostro pubblico di sempre, ma anche alle nuove generazioni. Certamente, per parlare ai più giovani la cultura deve diventare in un certo senso ‘pop’: ma il nodo essenziale della questione è sempre che il tono leggero e le grafiche colorate facciano da veicoli al solito rigore che caratterizza una istituzione culturale di prestigio.

In rete si respira un grande bisogno di cultura, di riferimenti e punti di vista autorevoli.

Con il recente vocabolario, Treccani ha posto l’accento sulla necessità di contrastare il linguaggio violento e demagogico. In che modo l’Enciclopedia Italiana sta affrontando la sfida di preservare la chiarezza e la precisione nel linguaggio in un contesto di crescente polarizzazione?

Treccani crede che sia più che mai necessario diffondere una vera cultura della rete che insegni a ‘leggere’ il web, e a riconoscere i segnali che indicano se un sito è sicuro, certificato e affidabile. Ciò significa anche scoraggiare l’uso dei social per polarizzare opinioni, creare allarmismi, fomentare conflitti sociali, atteggiamenti discriminatori e arginare il fenomeno del linguaggio d’odio, tanto pericoloso quanto capace di coinvolgere soprattutto i più giovani: è un compito che i nostri social media manager svolgono con grande sensibilità e attenzione, con l’obiettivo di creare e mantenere una comunità accogliente all’interno della quale si possa sviluppare un dibattito equilibrato, cordiale e costruttivo.

Treccani ha assunto una posizione forte sui diritti delle donne con il nuovo vocabolario, eliminando stereotipi e promuovendo una linguistica più inclusiva.

È stato questo l’intento primario che ha guidato la realizzazione dell’edizione 2022 del Vocabolario Treccani, diretto dai linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota: un progetto ambizioso, nel quale tradizione e progresso si fondono per testimoniare i cambiamenti socio-culturali del nostro Paese e riconoscere – validandole – nuove sfumature, definizioni e accezioni in grado di rappresentare e raccontare al meglio il nostro presente. In linea con questo intento, tra le altre cose, per la prima volta il Vocabolario lemmatizza anche le forme femminili di nomi e aggettivi tradizionalmente registrati solo al maschile, con l’obiettivo di promuovere inclusività e parità di genere.

Qual è il ruolo dei giovani nella definizione dell’evoluzione linguistica, e come si stanno impegnando con la lingua italiana in modo innovativo?

Per i giovani, oggi, è fondamentale e prioritario tutelare e comunicare le diversità. Si tratta di una generazione multiculturale che si nutre di identità fluide ed è capace di andare oltre la tradizionale idea di confini pur senza rinunciare a mantenere e condividere la propria identità culturale. Un altro concetto chiave è quello della creatività: rispetto ai loro predecessori, i giovani sono spesso creatori ancora prima che fruitori di contenuti; sanno coinvolgere i coetanei attraverso linguaggi innovativi, promuovendo i propri interessi e preferenze nel campo dello sport, della musica, dei contenuti visivi; creano opere trasformative e portano avanti cause di rilevanza globale. Treccani si impegna a sostenere questi percorsi di innovazione anche linguistica, ad esempio registrando neologismi e creando contenuti capaci di creare connessioni intergenerazionali.

Nella selezione dei titoli per ‘Treccani Libri’, quali sono le strategie adottate per intercettare i gusti di una platea eterogenea e stimolare l’interesse dei lettori più giovani, la cosiddetta Gen Z?

Con ‘Treccani Libri’, l’Istituto vuole riaffermare il suo ruolo di punto di riferimento nel mondo della cultura e dell’editoria presentando un progetto che per la prima volta è presente nelle librerie. L’obiettivo è quello di avvicinare non solo un pubblico da sempre consolidato, ma anche quello dei più giovani. Lo facciamo attraverso una serie di collane di taglio diverso, tutte accomunate da una grande attenzione verso la contemporaneità: ad esempio ‘Echi’ che si muove tra scienza e letteratura; ‘Visioni’, che si concentra sui cambiamenti sociali, politici e tecnologici; e poi c’è ‘Tessere’, una collana davvero innovativa che si rivolge sia agli adulti che ai ragazzi, proponendosi di mettere in atto un ‘ripasso creativo’ dei saperi minimi che tutti possediamo, e che vengono rielaborati in modo appassionante e divertente, nell’ottica di trasmettere al pubblico non solo il valore ma anche il piacere della conoscenza.

 

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