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Rai, le storie inedite della tv di Stato in 70 episodi

Settanta anni fa la Rai iniziava le sue trasmissioni e da quel momento non si è mai fermata, accompagnando le giornate degli italiani e raccontando i cambiamenti sociali e di costume del Paese. Era il 3 gennaio 1954. Per celebrare questo importante compleanno della tv di Stato, su RaiPlay è disponibile in esclusiva ‘70X70, lo sapevate che…’, un programma realizzato da Rai Teche assieme alla direzione Contenuti Digitali e Transmediali.

Settanta pillole da tre minuti ciascuna, che raccontano altrettante curiosità, aneddoti e fuorionda della nostra televisione pubblica. “Sono storie che giacevano dimenticate e che abbiamo scovato nelle nostre scorribande nell’archivio della Rai”, racconta a Fortune Italia Francesca Barolini programmista multimediale e profonda conoscitrice dell’archivio della Rai, a cui è stata affidata la conduzione del programma (Nella foto in evidenza, ndr). Cambiano le epoche, i ritmi e le modalità di fruizione; il piccolo schermo ha perso parte del fascino e dell’autorevolezza di un tempo, ma la Rai resta protagonista delle nostre vite.

Può raccontarci qualche tappa di questo viaggio affascinante nella storia della Rai?

Ci sono delle chicche molto interessanti. Non tutti sanno, ad esempio, che una delle prime apparizioni tv di Madonna è stata alle Rotonde di Garlasco, nota discoteca in provincia di Pavia. Era il 1983 e durante il programma estivo della Rai ‘Di Gei Musica’, si esibì una semisconosciuta Madonna cantando ‘Holiday’. Alla manifestazione avevano partecipato anche delle emittenti private e una di queste l’aveva intervistata. Ma quando finì i nastri, decise di registrarci sopra l’intervista a Christian, un cantante italiano che all’epoca era più noto, perdendo così l’intervista a Madonna. Un’altra curiosità è legata a Rino Gaetano, che eseguì la sua famosissima ‘Gianna’ in un altro programma prima di Sanremo nel 1978. Era la fine del ’77 e Rino, artista generoso, la cantò in anteprima a ‘Primo Nip’, programma radiofonico condotto da Sandra Milo. Fece ascoltare anche ‘Nuntereggae più’, con un testo diverso da quello poi edito ufficialmente. 

In che modo la nostra tv è stata influenzata dai cambiamenti culturali e sociali del Paese?

Mi affascina molto l’influenza del ’68. Fino anni ’50 e ’60, gli sceneggiati erano di stampo prettamente pedagogico, trasposizioni di grandi romanzi per la televisione. Nel ’68 però va in onda ‘La famiglia Benvenuti’, il primo sceneggiato a parlare della vita quotidiana delle famiglie. Fu la prima volta che si realizzò un’incursione nel privato, derivata da un cambio di linguaggio che veniva richiesto da parte della società. Sempre nel ’68 va in onda ‘Senza rete’, primo programma in cui i cantanti si esibivano senza la rete del playback: la società voleva autenticità e la Rai rispose escludendo il playback da esibizioni e competizioni canore. 

Rino Gaetano canta ‘Gianna’ nel ’77 a ‘Primo Nip’. Il pezzo andrà a Sanremo l’anno successivo

Quanto è importante il lavoro che porta il materiale d’archivio sulla piattaforma digitale?

Il passato e il futuro si intersecano nel nostro lavoro. RaiPlay può fregiarsi di un catalogo teche particolarmente nutrito, con circa 600 schede programma disponibili gratuitamente con materiale d’archivio di qualità. L’aspetto interessante è che spesso selezioniamo il materiale in base a particolari ricorrenze e ai trend del momento, perché il passato rappresenta una chiave fondamentale per interpretare il presente. In questo periodo complesso di guerre e minacce nucleari, ad esempio, abbiamo riscoperto ‘Storia della bomba atomica’, un documentario contenente un’intervista a Oppenheimer. Ancora, l’8 marzo pubblicheremo ‘Si dice donna’, un bellissimo programma condotto da Tilde Capomazza, risalente al 1977, che affronta con incredibile lungimiranza tematiche che riguardano le donne, consentendo di interpretare il presente alla luce di quanto è accaduto in passato. E di comprendere quanto lunghi siano i percorsi di cui noi magari vediamo solo i punti di arrivo.

Come si è trovata a vestire i panni della conduttrice?

È stato molto interessante. Ho avuto l’opportunità di provare a restituire il fascino della nostra televisione usando anche un linguaggio che potesse avvicinare i giovani. E credo che siamo riusciti a confezionare un prodotto che per le sue caratteristiche intrinseche – la brevità o il fatto che fin dall’inizio viene dichiarata qual è la curiosità di cui si parlerà nella pillola – è anche molto adatto ad essere un contenuto transmediale. Non a caso sui social stiamo andando molto bene; la pillola di Madonna ha ricevuto moltissime interazioni. Il nostro account Instagram nel giro di pochissimo tempo ha decuplicato i suoi follower. Questo ci fa piacere perché vuol dire che stiamo riuscendo a fidelizzare un pubblico giovane con materiale d’archivio. 

La Rai ha compiuto 70 anni, come se la passa oggi la nostra tv di Stato? Quale sarà il futuro della tv generalista?

Credo si vada nella direzione di una sempre maggiore ibridazione col digitale, anche perché questo ci garantisce la possibilità di stare accanto ai giovani. Ma la tv generalista penso che goda ancora di ottima salute e il caso di Sanremo, col lavoro di un direttore artistico illuminato come Amadeus, ne è la riprova.  

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