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La legge Salvamare l’abbiamo sollecitata per anni e la sua approvazione è stata molto importante per il nostro comparto, perché ha finalmente riconosciuto il valore sociale del pescatore, visto non più come colui che depreda l’ambiente, ma come una figura chiave nella tutela e nel risanamento dell’ecosistema marino”. Non ha dubbi Francesca Biondo, direttrice di Federpesca, sulla bontà della legge n. 60 del 17 maggio 2022, nota a tutti come legge Salvamare.

Fortemente voluta dall’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, la norma consente ai pescatori di portare a terra e stoccare la plastica e gli altri rifiuti recuperati con le reti, senza sostenere oneri di smaltimento. Un fatto non scontato, perché fino all’entrata in vigore della legge, i pescatori rischiavano multe salate e un’accusa per traffico illecito di rifiuti.

“La grossa differenza è che prima quelli pescati in mare venivano considerati rifiuti speciali, mentre adesso sono equiparati ai rifiuti urbani e possono quindi essere stoccati, conferiti e smaltiti tramite le normali procedure dei Comuni. Inoltre il pescatore veniva considerato il produttore del rifiuto che riportava a terra, e per questo ne rispondeva civilmente e a volte anche penalmente: una vera e propria follia”, spiega Biondo.

Dopo l’approvazione della legge, Federpesca ha firmato dei protocolli d’intesa con alcuni Comuni, fra cui Molfetta, Sciacca e Fiumicino, per la raccolta dei rifiuti in mare. “I nostri pescatori portano i rifiuti all’isola ecologica messa a disposizione dal Comune, dove gli viene rilasciato un attestato con la quantità e la tipologia di materiale recuperato”.

La questione è però assai lontana dall’essere risolta, perché a quasi due anni dalla promulgazione della legge Salvamare, non sono ancora stati emanati i decreti attuativi che la renderebbero operativa. Come si spiega questo vistoso ritardo? “La legge chiama in causa ministeri diversi: ministero dell’Ambiente, dell’Agricoltura e quello dei Trasporti e quindi potrebbe esserci un problema di coordinamento tra le amministrazioni pubbliche”, ipotizza la direttrice di Federpesca.

Sono molti i nodi da sciogliere per una piena ed efficace applicazione della legge Salvamare. “Uno dei decreti attuativi che ci aspettiamo è quello relativo alle misure premiali per i pescatori che recuperano i rifiuti. Non deve essere necessariamente un indennizzo di carattere economico – specifica Biondo – potrebbe trattarsi di premialità nei bandi per i fondi europei, oppure di una sorta di bollino verde, che certifichi la sostenibilità dell’impresa. Strumenti a costo zero per lo Stato che andrebbero però a semplificare la nostra attività amministrativa”.

Fra i temi ancora da affrontare, c’è poi quello della distribuzione dei costi di smaltimento. “I rifiuti sono prodotti da tutti i cittadini italiani, ma il costo rischia di ricadere solo sulla Tari pagata dai cittadini residenti nei comuni costieri”. Ma i decreti devono chiarire in particolare i criteri e le modalità con cui i rifiuti pescati in mare saranno riciclati. “La gestione è demandata ai Comuni e alle autorità portuali, che hanno la responsabilità dello smaltimento ma che non dispongono di risorse sufficienti per governare questa complessità”. Un’inerzia burocratica che sta ostacolando il contributo che i pescatori potrebbero apportare alla tutela dei mari, sempre più soffocati da milioni di tonnellate di plastica. “In questi anni l’attività di recupero è ormai diventata la quotidianità delle nostre imprese, che ogni giorno insieme al pescato riportano a terra anche importanti quantità di rifiuti”, racconta la direttrice di Federpesca.

“Abbiamo constatato che nelle aree in cui già portiamo avanti da anni questi progetti di raccolta, come nella zona di Molfetta, le quantità riportate si stanno riducendo: significa che questa attività sta dando i suoi frutti. I pescatori sono quelli che in mare ci stanno tutti i giorni e possono quindi diventare delle vere e proprie sentinelle, svolgendo quest’opera di pubblica utilità sia per ragioni etiche che economiche: dalla salute del mare e delle specie ittiche dipendono le sorti del settore”.

La speranza di Federpesca è che si possa uscire il prima possibile da questa paralisi normativa, arrivando a pubblicare i decreti attuativi entro la fine dell’attuale legislatura. “Il nostro auspicio è che il ministero per le Politiche del mare possa fare da coordinatore, accelerando il processo di pubblicazione dei decreti. Ciò consentirebbe finalmente di svolgere l’attività di recupero dei rifiuti non più a macchia di leopardo, soltanto laddove ci siano imprese particolarmente virtuose, ma in maniera strutturata e sistematica su tutto il territorio nazionale, contribuendo così pian piano a migliorare le condizioni dell’ambiente marino. Noi ci siamo”.

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