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Polestar 3, il Suv che viene dall’Oriente

Chissà cosa starà pensando in questo preciso istante il Conte Giuseppe Carli, mentre dall’alto della sua nuvoletta guarda soddisfatto gli sviluppi della sua primordiale invenzione. Perché se adesso possiamo scorrazzare liberi e felici al volante di futuristiche automobili elettriche, a pensarci bene la cosa si deve in parte anche a lui.

Non ci credete? Andate a Castelnuovo Garfagnana, vicino Lucca, fate un salto al civico numero 3 di via Dini e alzate lo sguardo. Su una targa troverete scritto: “Qui nacque il Conte Giuseppe Carli, imprenditore garfagnino e illuminato inventore nel 1891 del primo veicolo elettrico italiano”. Che poi non era esattamente un’automobile, quanto un triciclo dotato di un motore a batteria che il Conte realizzò per dimostrare che la trazione elettrica non aveva nulla da invidiare al motore a scoppio.

In pratica quello che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi, tramite l’offensiva di vetture “alla spina” atterrate sui mercati europei come tante astronavi aliene, zeppe di tecnologia e spesso più prestanti delle vecchie (ma indimenticabili) sorelle con motore termico. Una a caso? La Polestar, giovane marchio di proprietà del colosso cinese Geely e controllato da Volvo, che proprio in questi mesi primaverili sta lanciando il suo terzo modello in gamma, il Suv Polestar 3.

Un mostro lungo quasi 5 metri dotato di 360 o 380 kW a seconda della versione (rispettivamente 489 o 516 Cv), in grado di percorrere con una sola ricarica circa 600 km con prestazioni da sportiva di razza. Il tutto nel massimo dell’efficienza. Tanto per dirne una: il debutto dei primi prototipi è avvenuto a luglio scorso in Inghilterra al Goodwood Festival of Speed, dopodiché le auto sono state spedite nei deserti che circondano Dubai e Abu Dhabi per testarle a temperature estreme, sopra i 50 gradi Celsius. Il risultato non è difficile da valutare.

A parte i 210 orari di velocità massima e i 5 secondi netti per scattare da 0 a 100 – che scendono addirittura di tre decimi con il pacchetto Performance – diventa un’impresa scovare qualche difetto. Forse le dimensioni? Tutt’al più un peccato veniale, dal momento che da un bel po’ di tempo a questa parte le auto sono cresciute in massa (provate a mettere vicine la prima Smart e l’ultima, o una Fiat 126 con una nuova 500…), a tutto svantaggio dei parcheggi ma a beneficio dei passeggeri, ai quali è riservato un trattamento da prima classe. Oltre alla sensazione di entrare nel futuro, salendo a bordo della Polestar 3 sono molte le cose che sorprendono, non ultime le cinture di sicurezza giallo oro. Come a dire: per noi di Polestar la sicurezza è un valore assoluto, più delle prestazioni.

Lo testimoniano i cinque moduli radar, i dodici sensori a ultrasuoni esterni installati per supportare tutte le funzioni di sicurezza avanzate nonché le cinque telecamere, comprese quelle a circuito chiuso che controllano il conducente tramite la tecnologia di tracciamento oculare Smart Eye, una novità per Polestar. In sintesi: le telecamere rilevano se le palpebre di chi guida si stanno chiudendo per un colpo di sonno, e in tal caso attivano dei segnali acustici arrivando addirittura a fermare l’automobile. Non solo. Un sensore è in grado di rilevare tutti i piccoli movimenti all’interno dell’abitacolo, evitando così l’abbandono accidentale di bambini o animali.

Ma è seduti al volante che iniziano le danze, anche se con una imprevista caccia al tesoro. Dov’è il pulsante che serve ad accendere l’auto, lo start? Sorpresa: non c’è. Quindi?  Basta inserire la D di Drive del cambio automatico e tutto prende vita, come un drago che improvvisamente apre gli occhi. La cosa all’inizio è un po’ inquietante, perché basta togliere il piede dal freno che l’auto schizza via in avanti, ma poi ci si fa l’abitudine.

Stesso dicasi per spegnere tutto: la prima volta viene quasi voglia di chiedere aiuto ai passanti, fino a quando capiamo che per rispedire l’auto nel mondo dei sogni dobbiamo scendere e chiudere con il telecomando (o sfiorare la maniglia). Altro pezzo forte è il sistema operativo integrato e sviluppato in collaborazione con Google, utilizzabile dal display centrale da 14,5 pollici. Immaginate un iPad sistemato in posizione verticale fra guidatore e passeggero, quindi facilmente accessibile da entrambi, da cui impostare tutte le funzionalità: dalle modalità di guida al livello della frenata rigenerativa, dal clima al colore delle luci nell’abitacolo, fino al sistema di infotainment gestito da Snapdragon Cockpit Platform di nuova generazione. I 484 litri infine che il bagagliaio mette a disposizione non sono da Guinness dei primati, anche se è possibile usufruire di più spazio abbattendo i sedili posteriori (1.411 litri), mentre le dolenti note arrivano quando bisogna metter mano al portafogli. Quanto costa tutto questo ben di Dio? Parecchio. Si parte da 94.900 euro e si arriva a 101.900 con la variante Performance. Praticamente un mini appartamento.

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