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MCM Group, storia di coraggio e onestà

Cittanova, piccolo paese della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria. È qui che nasce Domenico Morano, in un luogo in cui tra gli anni ‘80 e ’90 si respira aria di morte e terrore per la presenza schiacciante della ‘ndrangheta. Sì, perché chi entra – suo malgrado – a contatto con la più forte organizzazione mafiosa al mondo ha solo due possibilità: esserne complice o scegliere la via di fuga più coraggiosa, ovvero la denuncia.

E lo sapeva bene il papà di Domenico, Girolamo, quando non proprio metaforicamente bussarono alla sua porta per estorcere il ‘pizzo’. In certe zone se vuoi continuare a lavorare, se vuoi mantenere in vita la tua piccola impresa devi sottometterti al volere del più forte. In gioco non c’era la sola sopravvivenza della sua attività, unica fonte di sostentamento della famiglia, ma anche e soprattutto la sopravvivenza e l’incolumità dei suoi figli.

Ecco che Girolamo Morano si trova davanti a un bivio, tra il timore che i suoi figli venissero presi di mira e minacciati e la paura di perdere tutto. Ma non era solo perché come lui altri imprenditori stavano subendo le stesse minacce. Ed è a questo punto che inizia quella che ci piace definire una rivoluzione culturale e sociale per l’affermazione della libertà, per la rivincita e il riscatto di quei tanti cittadini calabresi per i quali l’onestà e l’integrità rappresentano un valore assoluto. Era il 1992, l’anno delle stragi di mafia in Sicilia, ma anche l’anno della denuncia collettiva a Cittanova di un gruppo di dodici imprenditori contro la cosca più potente e sanguinaria di allora, quella dei Facchineri.

Oggi quelle 12 aziende che ebbero il coraggio di ribellarsi, che scelsero la strada della libertà e non della sottomissione e della paura, sono anche le uniche di allora ad essere sopravvissute e che continuano, grazie alle nuove generazioni, a creare valore e benessere per tutta la comunità.

Domenico è uno di loro. Dopo la laurea in Ingegneria e dopo aver maturato una considerevole esperienza come consulente aziendale in realtà italiane e internazionali, è tornato infatti a Cittanova per prendere le redini dell’attività di famiglia e trasformarla radicalmente da piccola realtà locale a un’azienda di respiro internazionale. Il gruppo che oggi ha due anime, la MCM e ATM Lab, vanta un’esperienza più che ventennale nella progettazione e realizzazione di soluzioni hardware per il mondo del self-service, con una particolare specializzazione nel settore bancario (ATM). L’azienda è in grado di fornire infatti una vasta gamma di soluzioni per l’installazione dei sistemi bancomat e da diversi anni il gruppo MCM, in Italia e all’estero, è diventato il punto di riferimento dei principali produttori di ATM.

Domenico deve molto all’atto di coraggio di suo padre perché quella denuncia del ’92 “è oggi una garanzia per chi non avrebbe mai pensato di investire in una terra come la nostra. Le multinazionali nostre clienti ci hanno scelto anche per questo”.

E se le mafie si nutrono di consenso sociale compromettendo la partecipazione democratica e l’esercizio delle libertà fondamentali, la storia della famiglia Morano di Cittanova è dunque la testimonianza che la sfida si può vincere solo attraverso iniziative di sensibilizzazione culturale e di disseminazione valoriale.

Ecco perché risuonano le parole pronunciate da Paolo Borsellino in uno dei suoi ultimi discorsi: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

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