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Competenza e tenacia: Benedetta Caponi e il successo di I Wonder Pictures

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Benedetta Caponi è una professionista dell’audiovisivo da oltre vent’anni, attualmente Direttrice Commerciale di I Wonder Pictures. È lei una delle artefici del “miracolo” della casa cinematografica indipendente guidata dal visionario Andrea Romeo che, lo scorso anno, si è piazzata nella top10 dei distributori cinematografici risalendo posizioni e scalzando competitor consolidati (complici anche i successi di “The Whale” ed “Everything Everywhere All At Once” sia al botteghino sia agli Oscar).

Da sette anni posiziona sul mercato per I Wonder Pictures i migliori titoli d’autore, e concretizza – sotto forma di sale cinematografiche raggiunte in un mercato sempre più competitivo e dominato dalle major – le idee spesso sfidanti del suo boss, Romeo appunto, che del cinema è grandissimo esperto e si devono alla sua capacità e sensibilità intuizioni come “Dio esiste e vive a Bruxelles” o il recente fenomeno “La zona d’interesse”, oltre 4,5 milioni di euro al boxoffice italiano e premio Oscar 2024 per il miglior film internazionale.

L’intervisa

Caponi, partiamo proprio da “La Zona d’Interesse”, definito il ‘must see’ della stagione: quale strategia commerciale ha adottato per questo film?

L’inizio del percorso di questo film coincide per me col momento in cui Andrea Romeo ne ha cominciato a parlare prima che vincesse Il Gran Premio della Giuria del Festival del Cinema di Cannes 2023. La strategia ha seguito l’evoluzione di questo titolo, partendo da Cannes, passando per la Festa del cinema di Roma, fino alla corsa agli Oscar che ne ha rafforzato progressivamente la consapevolezza del pubblico in tutto il mondo. Nel nostro territorio questa crescita di appeal è stata supportata fortemente da un lavoro di marketing iniziato da prima di Natale, un lavoro trade iniziato con molto anticipo e capillare, tanto che il film ha allargato il suo bacino di utenza, divenendo trasversale, ma ancora di più divenendo necessario e ineludibile, per tutti i cinema: commerciali, d’essai, monosale, multisale, multiplex.

Con quante copie è partito e come è arrivato nel suo “peak week”, la settimana di punta?

Ha debuttato con 302 sale, il secondo week end prima degli Oscar era a 402, crescendo nel boxoffice di un +5%, diversamente dal suo percorso negli altri paesi europei dove anche allargando le sale il film non è cresciuto. Fino ad arrivare in terza settimana alla vigilia degli Oscar con 470 sale, per allargare in quarta settimana dopo gli Oscar a 550 cinema. Nel contempo ho chiuso un piazzamento molto attento e delicato per “L’estate di Cleò” con il nostro marchio di qualità Arthouse e ho consolidato il ritorno in circa 200 sale di “Quarto Potere” capolavoro della storia del cinema firmato da Orson Welles per I Wonder Classics come evento speciale. Lavorare con una mente proattiva e creativa come Andrea Romeo in I Wonder Pictures dove tutti i dipartimenti sono molto performanti, è sicuramente un mestiere a tempo pieno, che non consente tentennamenti: uno stile di vita quotidiana- mente sfidante e di grandi soddisfazioni.

Al di là dell’Oscar, quali strategie ci sono dietro a questo successo “sul territorio”, dal basso?

Tra le varie scelte chiave è stata decisiva quella della data di uscita, il 22 febbraio, che ci ha consentito di osservare sia il suo percorso theatrical negli Usa con la limited release ad ampliamento progressivo attuata da A24, sia il percorso in UK e in Francia. Abbiamo onorato con grande rispetto La Giornata della Memoria non con attività massive, ma con singole iniziative molto oculate, molto analizzate, monitorate passo dopo passo in sinergia con gli esercenti promotori e le comunità di riferimento che ne avevano sposato il progetto.

Sicuramente chiave è stata la promozione in sala, cominciata già a Natale, nel momento di maggior picco delle presenze nei cinema. Grazie a questo lavoro, a gennaio avevo un dialogo molto avanzato con i circuiti multiplex, i circuiti di qualità e tutta quella rete di sale ed esercenti che avevano comunque compreso quali fossero le potenzialità di questo film: hanno accettato la scommessa di programmarlo, vincendola insieme a noi. La strategia vincente? Saper dialogare con la propria rete di vendita, saper parlare con l’esercizio, saper comprendere cosa è fattibile e cosa non lo è, stressare le trattative senza spezzarle, essere assertiva, difendere le proprie idee – in questo caso le mie – con apertura mentale ma anche con rigore. La visione commerciale nazionale senza una rete territoriale che la interpreti correttamente e la dirami non è immaginabile.  Il mio successo è il mio team, ovvero l’importanza del rapporto con le Agenzie Territoriali. Dopo 22 anni di professione parliamo di persone della mia quotidianità. Non so immaginarmi senza.

Una scena di “La zona d’interesse”, premio Oscar come miglior film straniero 2024.

Oltre 20 anni fa inizia questo mestiere: Direttrice Commerciale. Ovvero deve convincere le sale cinematografiche a prendere il film della sua società piuttosto che quello di un’altra distribuzione. Unica donna in un ambiente esclusivamente maschile.

Sicuramente maschile ma non sempre necessariamente maschilista. Quando ho cominciato, nel dicembre del 2001, avevo circa 30 anni ed ero talmente preoccupata di imparare questo lavoro ed essere adeguata alla fiducia che la famiglia Di Sarro e la famiglia Saviotti mi avevano dato, che il primato di genere nella categoria femminile era un fatto completamente secondario per me in un quotidiano fatto di confronti con professionisti maschi molto più esperti, scaltri e carenati di me. I miei agenti e gli esercenti sono stati il primo banco di prova della costruzione della mia competenza: ho dovuto fidarmi e affidarmi, mantenere un atteggiamento saggiamente dubitativo sulle soluzioni proposte la cui effettiva bontà richiedeva sempre senso critico.

Nel tempo ho compreso le dinamiche di un settore che, per quanto il tempo passi, tendono a somigliarsi sempre un po’. Essere la prima donna in un settore industriale è un fatto accidentale, continuare a fare questo lavoro con passione contribuendo al successo dell’azienda dove esercito la mia Direzione Commerciale in piena libertà, con piena fiducia del mio board, dei miei collaboratori e dei miei colleghi, non lo è.

Guidare il Commerciale postpandemia di una società indipendente molto ambiziosa, contribuendo a posizionare I Wonder Pictures al nono posto della classifica dei distributori 2023, è una voce sul curriculum che immagino si possa evidenziare.

Assolutamente sì e ne sono molto fiera. Quando Andrea Romeo ed Emanuela Ceddia nel 2017 mi proposero di lavorare insieme, avendoli osservati da competitor, ho davvero scommesso con me stessa e con loro che saremmo cresciuti insieme. Arrivare ad essere la nona distribuzione in 7 anni con una pandemia in mezzo è un risultato che si deve ad un’azienda fatta di persone appassionate, eccellenti, che avevano voglia di affidarsi nel commerciale a me come io mi sono affidata alla loro creatività, al loro coraggio e alla loro competenza.

I Wonder Pictures è uno stato mentale. Ti avvolge. Io ho rivisto molte prassi consolidate e esplorato nuove frontiere quasi pionieristiche per una che ha tanto diversificato: c’è sempre da scoprire qualcosa, guai sedersi. Un anno fa di questi tempi, nelle settimane dell’Oscar che avrebbero sancito un trionfo per i nostri film mi sono ritrovata a gestire 800 sale per “The Whale” ed “Everything Everywere All at Once”: non sono numeri consueti, sono molto importanti per qualunque Direzione Commerciale: farlo da indipendenti è un’esperienza che ho amato molto gestire e che mi ha messa alla prova su volumi di lavoro inediti anche per me.

Una scena di “Everything Everywere All at Once”, vincitore di sette Oscar tra cui il Miglior film.

Tornando alle difficoltà e alla crescita professionale: l’appartenenza di genere è un tema determinante?

Nelle aziende in cui ho lavorato (Nexo, Mikado, Koch Media, ndr) ho trovato la stessa filosofia e la stessa “casa” che ho ritrovato in questi primi 7 anni di I Wonder Pictures, dove il rispetto e la crescita professionale sono garantiti da un codice etico e cultu- rale naturale che permea la quotidianità rendendola amabile. Questo oggi è un mestiere equamente sfidante per tutte le direzioni commerciali che si tratti di: vulgate al maschile o femminile, major company o indipendenti. È un lavoro che non fa sconti a nessuna figura nel nostro mondo: ogni lunedì un/una Commerciale si sveglia e sa che, il giovedì, ci sarà un film da posizionare e quelli già usciti da difendere in una competizione di mercato con vari livelli di forza con cui fare i conti con realismo. Essere Commerciale è una condizione over gender. E sono molto contenta che oggi, in questa industria, noi donne siamo tante.

Mi chiedo però quando si compirà un assetto per il quale ai vertici delle diverse aree che lo costituiscono, si definisca una rosa di professioniste tale da essere numericamente rilevante anche nella rappresentanza istituzionale e politica della nostra area industriale. Vedremo…

Tornando al suo lavoro e all’attualità: cosa ci riserverà I Wonder nelle stagioni primavera-estate, quali titoli usciranno?

Dal 4 aprile siamo nelle sale con “Il Mio Amico Robot”, un’animazione irresistibile di Paolo Berger candidata agli Oscar come Migliore Animazione, che ha accompagnato il film in un tour in 4 città in anteprima: Torino Milano, Bologna e Roma. Una storia bellissima sull’amicizia, su come certi legami possano restare nel cuore per sempre. Seguirà il 18 aprile la commedia “Non Volere Volare”: un gruppo di persone accomunate dalla paura di volare si trovano a condividere un’esperienza di isolamento forzoso durante un viaggio test, causa maltempo, atterrando di fortuna in capo al mondo e dovendo per forza tornare indietro. Il 16 maggio esce “Ritratto di un amore” (titolo originale “Bonnard, Pierre e Marthe”), una storia d’amore e arte ispirata alla storia di Bonnard, all’amore turbolento per Marthe e alla loro reciprocità appassionata.

Il 30 maggio usciamo con “Vincent deve morire”, un thriller sull’irragionevolezza e la gratuità della violenza. Abbiamo posizionato al 13 giugno “The Animal Kingdom” che considero il nostro quarto pilastro del primo semestre: un “coming of age” che ricorda le atmosfere di “Twilight”, dove le mutazioni che avvengono nella società si incrociano con quelle che gli adolescenti provano nella loro crescita. È la storia di creature umane in evoluzione ed è molto toccante, oltre ad avere una regia che è cinema in purezza ricco di effetti speciali gestiti con una naturalezza e consapevolezza da renderli elemento epidermico del film.

Qualche titolo italiano?

Abbiamo una scuderia di titoli italiani a cui tengo moltissimo: cito “El Paraiso” di Enrico Artale con Edoardo Pesce, vero mattatore come solo lui sa essere e Margherita Rosa de Francisco premiata come Migliore Attrice nella Sezione Orizzonti a Venezia 2023; “Non riattaccare” di Manfredi Lucibello con la presenze straordinarie di Claudio Santamaria e Barbara Ronchi, quest’ultima in una performance piena di cromie, forse qui alla sua miglior interpretazione. Tra i nostri gioielli segnalo anche l’animazione geniale “Linda e il Pollo” di Chiara Malta e Sebastien Laudenbach, prodotto da Zadra e premiato al Torino Film Festival, ai Cesar e ha ottenuto una candida- tura agli European Film Awards. È un listino di cui avere cura.

Una scena de “La belle epoque”.

 

 

 

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