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Banche e Bce unite contro la ‘cannibalizzazione’ del mercato dei pagamenti da parte delle Big Tech

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La Banca Centrale Europea (BCE) e le banche europee stanno stringendo le fila per contrastare l’incursione delle big tech, in particolare quelle al di fuori dell’Unione Europea, nel settore dei pagamenti. Queste aziende stanno erodendo significativamente le quote di mercato degli istituti finanziari tradizionali, minacciando la sovranità e la stabilità del sistema economico europeo.

Dopo un iniziale scetticismo legato ai costi e alle implicazioni dell’adozione dell’euro digitale, che avrebbe potuto marginalizzare le banche esistenti, si registra ora un cambio di direzione. In una recente riunione del comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), il membro del board della BCE Piero Cipollone, collegatosi a distanza da Washington dove partecipa alle riunioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha tranquillizzato i banchieri italiani, confermando il percorso intrapreso verso l’euro digitale.

I presidenti di Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno enfatizzato l’importanza critica dell’euro digitale per mantenere la sovranità monetaria europea e la stabilità del sistema finanziario in un’epoca di turbolenze geopolitiche. Anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli (nella foto in evidenza), ha riconosciuto la valuta digitale come un “processo storico inevitabile”.

Pur riconoscendo l’onere finanziario che graverà sulle banche per l’adozione della nuova valuta, Cipollone ha evidenziato che tali costi sono una tantum e si sta lavorando per utilizzare le infrastrutture già esistenti, permettendo alle banche di ammortizzare e recuperare gli investimenti nel tempo. Inoltre, l’adozione dell’euro digitale potrebbe portare a risparmi significativi sulla gestione del contante e prevenire la perdita di quote di mercato a vantaggio delle big tech.

Il clima era disteso anche per quanto riguarda il rinnovo imminente dei vertici dell’associazione. L’attuale direzione è stata lodata per la gestione durante il mandato, in particolare in relazione alla tassa sugli extraprofitti.

Infine, c’è stato un forte consenso all’interno del comitato Abi per inviare un avviso alle istituzioni europee e al governo italiano, attraverso una lettera formale, richiedendo un “approccio graduale e ordinato” nell’implementazione del fondo europeo di garanzia sui depositi (Edis), evitando decisioni affrettate. Questo approccio, richiesto da tempo anche dalla Banca d’Italia, si focalizza su misure preventive piuttosto che risolutive in caso di crisi delle banche di media e piccola dimensione.

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