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Editoria e innovazione: intervista al presidente dell’associazione italiana editori, Innocenzo Cipolletta

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“Le case editrici vanno accompagnate nel percorso di innovazione per far fronte alle trasformazioni connesse al digitale”. È Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori, a tracciare la rotta per l’editoria, un settore in trasformazione.

L’intervista

Presidente, che momento sta vivendo l’editoria italiana?

Un momento complicato: i dati di vendita dei primi mesi dell’anno indicano un’importante flessione del mercato che colpisce un settore i cui margini, a causa dell’aumento dei costi solo in minima parte bilanciati dalla crescita del prezzo di copertina, si sono notevolmente ridotti negli ultimi anni.

Che cosa serve al comparto?

Nell’immediato è necessaria una riflessione sugli stimoli alla domanda che sono stati ridimensionati – come la Carta Cultura – o cancellati, come il Fondo speciale per gli acquisti delle biblioteche nelle librerie di prossimità. Sul lungo periodo, va governato l’impatto dell’innovazione sull’industria e le case editrici, soprattutto le più piccole, vanno accompagnate per preservare realtà che garantiscono da un lato posti di lavoro, dall’altro il pluralismo dell’offerta editoriale.

Quali sono a suo avviso le priorità per l’editoria?

Io ho indicato due delegati alla presidenza, Florindo Rubbettino e Andrea Angiolini, affinché si occupassero rispettivamente di Sud e di innovazione. Ridurre le disparità del Paese in termini di indici di lettura e infrastrutture a supporto del libro – biblioteche e librerie – è sicuramente una nostra priorità. Non spetta a noi risolvere un problema così grave, ma possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo. Accompagnare le case editrici nel percorso di innovazione necessario a far fronte alle trasformazioni connesse al digitale è un’altra priorità. Il libro è uno strumento tecnologicamente perfetto, ma tutto quello che gli ruota intorno, promozione, distribuzione e comunicazione, sta cambiando molto velocemente.

Il 2023 è stato l’anno dell’intelligenza artificiale. Quali sono le opportunità che derivano dall’utilizzo di questa tecnologia nella filiera del libro?

Dall’editing al trattamento grafico delle copertine, fino alla distribuzione e alla comunicazione, non c’è settore in cui non possano essere utilizzati gli strumenti di intelligenza artificiale per snellire il lavoro delle case editrici e valorizzare il loro catalogo. Ma, come le dicevo prima, le case editrici devono essere accompagnate e sostenute nel processo che le porta a implementare questi nuovi strumenti.

Veniamo invece alle criticità poste dall’AI: uno degli aspetti più insidiosi è quello della protezione della proprietà intellettuale. Come si pone l’AIE su questo punto?

Con l’AI Act l’Unione europea si è dotata di uno strumento che fissa principi di trasparenza molto chiari nell’utilizzo dei dati per allenare gli algoritmi. La trasparenza è alla base della difesa del diritto d’autore. Non era scontato fino a pochi mesi fa: ci sono state spinte molto forti perché questi principi fossero ammorbiditi, o addirittura annacquati, nel testo definitivo. Invece gli appelli delle industrie culturali e creative e degli autori sono stati ascoltati. Adesso, però, dobbiamo fare in modo che tali principi non rimangano sulla carta.

L’ultimo rapporto del Censis sulla comunicazione certifica un arresto nell’emorragia di lettori di libri, con un buon +3,1% rispetto all’anno scorso. Come commenta questo dato?

Al di là delle singole rilevazioni sulla lettura in Italia, assistiamo negli ultimi anni a due fenomeni che possono apparire contraddittori: cresce il numero di persone che hanno letto, anche solo in parte, almeno un libro nell’ultimo anno, ma il tempo che ognuno di noi mediamente dedica alla lettura è in calo. Sono dati che da una parte ci incoraggiano a proseguire nei nostri programmi di promozione della lettura tra i giovani, uno su tutti #ioleggoperché a favore delle biblioteche scolastiche. Dall’altra parte, ci fanno capire che la promozione del libro e della lettura è un tema complesso che riguarda non solo i giovani.

Quali sono gli appuntamenti più importanti di questo 2024 per l’editoria italiana?

A ottobre l’Italia sarà ospite d’onore alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, il più importante appuntamento mondiale per la compravendita dei diritti di traduzione. Una grande occasione per un Paese come il nostro, che nel 2001 vendeva all’estero 1.800 diritti di traduzioni all’anno e oggi sfiora gli 8mila. Un grande risultato frutto dell’impegno degli editori, ma anche del sostegno alle traduzioni messo in campo dal ministero della Cultura attraverso il Centro per il libro e la lettura e dal ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale. Grazie alla Buchmesse possiamo crescere ancora e il valore di questo appuntamento sarà chiaro quando a maggio sveleremo il programma culturale che come AIE abbiamo sviluppato per la rassegna, sotto il coordinamento del commissario straordinario del governo, Mauro Mazza. La delegazione italiana sarà composta da un centinaio di autori, rappresentativi di tutte le eccellenze del nostro settore.

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