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Olivair, il drone che vuole rivoluzionare la raccolta delle olive

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Un elicottero sorvola gli uliveti e le folate impetuose di vento generate dal suo moto vincono la resistenza delle olive, che finalmente cadono a terra, mature e pronte per essere raccolte. Da questa immagine visionaria nasce l’idea che sta dietro Olivair, l’innovativo progetto di Diana Zagarella. Al posto dell’elicottero, un drone elettrico di due metri e mezzo di diametro, ma il principio alla base è lo stesso: sfruttare il vento prodotto dalle eliche per favorire la caduta delle olive a perfetta maturazione, nel rispetto dell’ambiente e con vantaggi in termini di tempo e costi.

“La mia famiglia possiede da generazioni un piccolo uliveto di dieci ettari in Calabria – racconta Diana – Ogni anno mio padre aspetta l’arrivo dei venti forti per procedere con la raccolta. Quella stagione c’ero anch’io, ero in Calabria in vacanza. Arrivarono i venti ma salimmo in campagna invano per tre giorni di fila: le olive stavano sempre lì. Alla fine del terzo giorno mio padre, frustrato da quella situazione, sbottò: ‘Basta, adesso mi affitto un elicottero e ci volo sopra, voglio vedere se non cadono!’. Io gli risposi con un sorriso che fare una cosa del genere non era possibile, e la questione si chiuse lì. Eppure quell’idea non mi ha più abbandonato”.

Intanto Diana è impegnata nei suoi studi all’Università di Roma Tre: prima la laurea triennale in Ingegneria meccanica, quindi la magistrale in Ingegneria aeronautica, conseguita di recente. “Mi sono appassionata all’aeronautica durante la triennale, grazie al professor Umberto Iemma, con cui ho anche scritto la tesi di laurea. Quando mi è venuta l’idea del drone, gliel’ho sottoposta e insieme abbiamo studiato, ci abbiamo ragionato su e siamo arrivati alla conclusione che si poteva fare: il drone poteva rappresentare una soluzione efficace”.

Nasce così Olivair, grazie alla collaborazione con Dock3, acceleratore per startup patrocinato dall’Università di Roma Tre, a cui Diana presenta il progetto. “Abbiamo vinto un premio della Regione Lazio e così abbiamo potuto costituire la nostra startup. Insieme a me c’erano altri due soci, due ragazzi molto giovani che poi sono usciti dalla società per proseguire gli studi. Adesso però ad affiancarmi ci sono persone con più esperienza alle spalle: Simone Schiassi, che è stato global director strategy and operations di Google food, e Alberto Zagarella, mio fratello, che si occupa della parte finanziaria. E poi stiamo integrando nel nostro team Claudio Pasquali, un ricercatore bravissimo”.

Dare concretezza a un’idea del genere è un compito arduo, ma ogni volta che viene presentata ai media e agli addetti ai lavori riscuote pareri entusiastici. “Sin da subito i produttori hanno manifestato grande interesse per la nostra iniziativa – spiega la founder – molti di loro infatti non erano soddisfatti delle tecniche di raccolta attualmente impiegate e avrebbero sperimentato volentieri il drone sui loro campi. Al momento abbiamo ricevuto sul nostro sito 320 richieste per la prima prova. Il mercato è pronto”.

Sono moltissime le criticità che gli olivicoltori si trovano a dover fronteggiare nel loro lavoro. Soltanto nell’ultima stagione di raccolta, è andato perduto quasi il 30% del prodotto, a causa di difficoltà tecnologiche e di complicazioni legate alla morfologia del territorio. “Circa il 60% degli uliveti in Italia si trova in zone scoscese e quindi difficilmente raggiungibili con gli scuotitori meccanici. A ciò si aggiunge la cronica difficoltà nel reperire la manodopera stagionale per una raccolta complessa e dai tempi molto lunghi. Spesso gli olivicoltori si vedono costretti a stringere accordi molto sconvenienti con i frantoi, a cui assicurano metà del prodotto purché siano loro a occuparsi della raccolta”.

Poi ci sono i danni provocati dal cambiamento climatico. “Molte zone pianeggianti stanno subendo dei processi di desertificazione, creando gravi scompensi nella produzione. Col drone – auspica Zagarella – potremo dare la possibilità agli olivicoltori di spostare la produzione altrove: gli uliveti sono molto resistenti e crescono ovunque. Così potremo allargare il mercato, rendendo il business conveniente anche in zone che al momento sono difficili da raggiungere”.

Prima di procedere con la messa a punto del prototipo, c’è un banco di prova importante da superare: bisogna dimostrare sul campo la bontà del progetto. Si deve provare concretamente che le olive, sollecitate dal vento, cadano. “Per validare l’idea, abbiamo fatto un test sul campo. Abbiamo preso un’elica qualsiasi e l’abbiamo posizionata sopra una pianta non potata, molto resistente; insomma ci siamo messi nelle peggiori condizioni possibili.

Il risultato è stato alquanto soddisfacente: col vento generato dall’elica, sono cadute parecchie olive, quasi il 30%”. L’aspetto più complesso, chiarisce la Ceo, è reperire i fondi. “Le società di venture capital, specie quelle italiane, richiedono un mvp (minimum viable product, ndr). Abbiamo deciso di realizzare un drone in scala, un prototipo più piccolo che dovrebbe essere pronto prima dell’estate, così da poterlo testare durante la stagione successiva per provare la validità del principio del vento. Abbiamo già trovato degli interessati: contiamo di ricevere dei finanziamenti che ci consentirebbero di accelerare la fase di progettazione”.

Ma in che modo il drone individuerà le olive giunte a maturazione? È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. “Abbiamo individuato un algoritmo e stiamo procedendo ad addestrarlo”, chiarisce Zagarella. “Inseriamo delle immagini di olive, segnalando quali sono mature e quali no. Diamo in pasto questi dati all’algoritmo che, una volta addestrato, è in grado di determinare la percentuale di maturità delle olive. È chiaro che poi, agendo sull’intero albero, si fa una media che permette di stabilire se sia o meno vantaggioso raccogliere in quel dato momento”.

Il drone di Olivair consentirà una raccolta tempestiva ed efficiente, quando l’oliva possiede le migliori proprietà organolettiche. Ed eviterà di danneggiare la pianta, come spesso avviene quando si ricorre agli scuotitori meccanici. Insomma, il futuro si prospetta florido per questa startup, che mette la tecnologia a servizio dell’uomo e della natura, per un’agricoltura che sia sempre più in grado di rispondere alle esigenze alimentari globali con soluzioni innovative e sostenibili.

Le donne dell’agritech

Dalla ricerca alle imprese, dalle startup alle organizzazioni internazionali, ecco alcuni profili che stanno contribuendo alla rivoluzione tecnologica dell’agricoltura

 Sara Carioni

Responsabile Gruppo  Carioni

“Il coraggio di cambiare può trasformare i campi in luoghi di possibilità infinite”. Sesta generazione dell’azienda agricola Carioni, a soli 24 anni è responsabile dell’allevamento bovino. Abbracciando le nuove tecnologie e digitalizzando i processi produttivi, porta avanti una visione moderna dell’agricoltura, per un futuro sempre più equo e sostenibile. Sara sfida anche gli stereotipi di genere che persistono nel settore agricolo, troppo spesso ancorato a vecchi paradigmi.

Angiola Desiderio    

Ricercatrice Enea divisione Biotecnologie e agroindustria

Laureata in Biologia alla Sapienza, dottore di ricerca in Biologia evoluzionistica, in Enea si è occupata, tra l’altro, di bioingegnerizzazione di piante e di progetti su fisiologia di maturazione e risposta allo stress di vegetali transgenici. Coordinatrice della task force AgroSpazio, negli ultimi anni è impegnata nella realizzazione di sistemi biorigenerativi a supporto dell’esplorazione spaziale e dell’alimentazione degli astronauti.

Daniela Di Gianantonio       

A capo dell’Agricoltura digitale nella FAO

Promuovere l’innovazione digitale nel settore agrifood è la sua ‘missione’. Laurea in Economia aziendale all’Università di Udine, una formazione e una carriera internazionali, Daniela guida un team impegnato a sviluppare e promuovere tecnologie che possano accelerare lo sviluppo sostenibile dei sistemi agricoli in Europa e Asia Centrale. Il suo team, responsabile della Digital Village Initiative e dell’AgriTech Observatory, ha vinto il FAO Team of the Year Award nel 2023.

Elisa Mancini

Global head of people and culture di xFarm Technologies

Psicologa del lavoro, un’esperienza di 18 anni in ambito HR, si è specializzata in progetti di formazione destinati al top management. In xFarm, piattaforma per la gestione digitalizzata delle aziende agricole – che sfrutta l’AI per un maggior controllo della sostenibilità – è convinta che “le competenze si possono sempre acquisire, ma ciò che conta per noi è avere la giusta attitudine”.

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