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Francesca Peppucci: in Europa bisogna coniugare economia e ambiente

Ha 30 anni ed è la più giovane europarlamentare italiana. Francesca Peppucci, umbra di nascita, approda a Bruxelles nel 2023 entrando nel gruppo dei Popolari europei. La sua è una carriera lampo: a soli 24 anni viene eletta consigliere comunale di Todi, a 25 entra a far parte del Consiglio regionale umbro diventando uno dei volti noti di Forza Italia in Regione. Attualmente, in Europa è membro della Commissione ENVI che si occupa di ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare ed è membro effettivo dell’Intergruppo parlamentare disabilità al Parlamento europeo, un tema a lei molto caro che ha sempre portato avanti nelle sue battaglie politiche, sul territorio e in Europa. Essere giovani? Un vantaggio. Al di là della solita diffidenza iniziale di alcuni “aiuta ad essere reattivi verso le nuove esigenze e verso quelle che arrivano dalle nuove generazioni”.

L’intervista

Onorevole, lei è stata la più giovane europarlamentare italiana al Parlamento europeo, una bella soddisfazione. Quali sono state le sfide che ha dovuto affrontare nell’arco di quest’anno a Bruxelles?

Nel mio percorso politico, mi sono trovata spesso ad essere la ‘più giovane’. È un dato di fatto che ritorna, che ha pro e contro. Essere giovani aiuta a risultare reattivi verso le nuove esigenze e verso quelle che arrivano dalle nuove generazioni. Si ha quindi la possibilità di offrire un punto di vista alternativo, nuovo, ma anche concreto perché è frutto di bisogni spesso condivisi direttamente. L’altro lato della medaglia, invece, è che la data di nascita viene vista con una certa diffidenza che, nel mio caso, quando ho avuto la possibilità di farmi conoscere attraverso il mio impegno, è svanita nei fatti. Questo ha rappresentato in più circostanze un fattore di grande orgoglio. Per questo consiglio sempre di non abbattersi, ma di studiare ed impegnarsi per arrivare agli obiettivi.

La legislatura sta ormai volgendo al termine. Ci può fare un bilancio di questi cinque anni?

Ho avuto a disposizione poco più di un anno per lavorare, ma in questo periodo ho messo in campo tutto il mio impegno. Un tempo che personalmente ha rappresentato una grande crescita avendo avuto la possibilità di conoscere culture, esperienze differenti, anche distanti tra di loro. Oltre al lavoro portato avanti su regolamenti e direttive comunitarie, ho svolto la mia attività nell’ottica di promozione del territorio italiano, valorizzando la nostra storia, le nostre bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma anche la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Si vocifera su una possibile discesa in campo di Mario Draghi come Spitzenkandidaten per i Popolari al posto di Ursula von der Leyen. Cosa ci può dire su questo? Lei sarebbe favorevole?

Su questo punto, mi trovo perfettamente in linea con il nostro segretario, Antonio Tajani. Dal congresso del Ppe è emerso in maniera unanime il nome di Ursula von der Leyen. Certo, da umbra, visto il legame del presidente Draghi con la nostra regione, non mi dispiacerebbe una sua presidenza. Saprebbe cogliere le esigenze nostre e degli Stati membri, favorendo risposte sempre nell’ottica dell’Unione.

Lei fa parte della Commissione Ambiente. Ritiene che il nuovo Esecutivo europeo dovrebbe aggiustare il tiro sulle politiche ambientali? Gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di neutralità climatica al 2050 sono ancora percorribili?

Noi siamo convinti che debba essere messa in campo un’azione ambientale seria, che sappia coniugare le esigenze ambientali con quelle degli Stati membri. Non è ammissibile continuare sulla linea ultra ambientalista, che mira ad obiettivi di difficile raggiungimento. Riteniamo quindi che debbano essere previste azioni ambientali coerenti fra di loro, che permettano il raggiungimento degli obiettivi climatici, senza mettere in difficoltà interi settori economici, industrie, agricoltori e cittadini. Sosteniamo pertanto lo sviluppo di carburanti alternativi, tecnologie a idrogeno e nuovi sistemi di alimentazione per veicoli.

L’Unione è ormai minacciata da crisi multiple. Come contare di più su scala internazionale parlando ad una sola voce? Sarebbe favorevole ad una politica estera europea comune e al superamento dell’unanimità nel Consiglio in questa materia?

Un’Europa forte, che sappia parlare con una sola voce è un’Europa credibile nel panorama mondiale. Per questo è necessario un procedimento che preveda delle riforme sostanziali che permettano il raggiungimento di questo scopo. A tal proposito, è necessaria una riforma dei Trattati che dia maggiore spazio al Parlamento europeo, organi di diretta elezione da parte dei cittadini e il superamento del voto all’unanimità in materia di politica estera e difesa. A questo dovrà essere accompagnato un commissario europeo alla Difesa.

Da una parte, una crisi migratoria epocale, dall’altra un invecchiamento inevitabile della popolazione europea, pensiamo all’Italia. Come gestire flussi migratori sempre più consistenti a livello comunitario? Sarebbe favorevole ad una integrazione maggiore dei migranti nel tessuto produttivo europeo?

Abbiamo appena approvato, dopo 10 anni, il patto sull’asilo e immigrazione. Certamente un patto non perfetto, ma il miglior compromesso possibile per iniziare ad attuare una politica seria per la gestione dei flussi migratori. L’Europa con questo patto torna ad essere protagonista nel controllo dei migranti, non lasciando a scafisti e criminali la loro gestione. È chiaro che quando si accoglie è necessario allo stesso tempo fornire integrazione e prospettive di vita adeguate. Perciò da un lato c’è la gestione degli arrivi che ha una sua funzionalità, dall’altra c’è la dignità delle persone che deve essere rispettata e deve rispondere a quelli che sono i principi europei.

Crede negli Stati Uniti d’Europa?

L’Europa è un progetto in fase di costruzione e di definizione. È un percorso da fare in maniera graduale, adottando provvedimenti che facciano sempre più sentire l’identità comune, rispettando le esigenze degli Stati membri, ma armonizzando le regole in tutto il panorama europeo.

 

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