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Bce, arriva il taglio pre-Europee. Cosa succede ora

christine lagarde bce

Il primo storico taglio dei tassi d’interesse dopo la politica di rialzi iniziata nel 2022 è arrivato: la Bce ha deciso per un ribasso da 25 punti base. Così i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi saranno ridotti rispettivamente al 4,25%, al 4,50% e al 3,75%.

Il taglio è storico anche per un altro motivo: la Bce taglia i tassi non perché c’è una crisi economica da fronteggiare, ma perché l’obiettivo dell’inflazione al 2% è più vicino rispetto al passato. Attenzione però: bisogna tenere d’occhio le stime, riviste al rialzo, con un’inflazione al 2,5% nel 2024, rispetto al 2,3% delle previsioni di marzo.

I motivi della decisione della Bce…

“Sulla base di una valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, è ora opportuno moderare il grado di restrizione della politica monetaria dopo nove mesi di tassi di interesse invariati”, spiega la Bce.

Francoforte spiega che da settembre 2023 l’inflazione è diminuita di oltre 2,5 punti percentuali e le prospettive “sono migliorate notevolmente. Anche l’inflazione di fondo è scesa, rafforzando i segnali di un indebolimento delle pressioni sui prezzi, e le aspettative di inflazione hanno registrato una flessione su tutti gli orizzonti. La politica monetaria ha mantenuto restrittive le condizioni di finanziamento. Frenando la domanda e facendo sì che le aspettative di inflazione restassero ben ancorate, ciò ha contribuito in misura rilevante al rientro dell’inflazione”.

…E i numeri dell’inflazione

Nonostante i progressi la Bce sottolinea il tema salari e le “forti pressioni interne sui prezzi poiché la crescita delle retribuzioni è elevata”. L’inflazione resterà probabilmente al di sopra dell’obiettivo fino a “gran parte del prossimo anno”.

Le ultime proiezioni dell’Eurosistema sono state riviste al rialzo per il 2024 e il 2025 rispetto alle proiezioni di marzo.

L’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,5% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,8% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e al 2,0% nel 2026. Ci si attende che la crescita economica aumenti allo 0,9% nel 2024, all’1,4% nel 2025 e all’1,6% nel 2026.

Bce, le attese per la decisione

La decisione era praticamente annunciata, con un impatto positivo sulle Borse: dà tregua dopo due anni all’economia del continente (con l’abbassamento del costo del denaro e dei prezzi di mutui e prestiti) e arriva alla vigilia delle elezioni europee mentre non tradisce le aspettative dei mercati, radicate da mesi, sul taglio da parte dei falchi di Francoforte.

Non è un caso se al centro delle attese non ci fosse tanto la sforbiciata (con le anticipazioni che hanno già contribuito recentemente a un abbassamento dei prezzi di mutui e prestiti), quanto gli indizi sulle decisioni future contenuti nel discorso della presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, che con il taglio porta a casa un risultato importante (per quanto sia prematuro parlare di ‘vittoria’) da guida della Bce.

“Ci saranno vari scossoni sul percorso”, ha detto Lagarde in conferenza stampa,  “alcuni li possiamo anticipare e predire, ma altri possono arrivare a sorpresa oppure alcuni li anticipiamo ma la portata è più grade del previsto. E’ una strada accidentata e i prossimi mesi saranno altrettanto, lo sappiamo”

Il faro della banca centrale rimane l’inflazione al 2%, con l’Eurozona ancora lontana e il recente rialzo di maggio (mentre in Italia viaggia sotto l’1%) ma era difficile che la Bce tradisse le aspettative che si inseguono dalle ultime riunioni del Consiglio direttivo.

Cosa succede ora

Ora si apre quindi la partita sui tagli successivi: la politica monetaria continuerà ad allentarsi?

Nel 2024, dopo la riunione di giugno, ci saranno altre 4 occasioni per capire il cammino della politica monetaria europea: a luglio, settembre, ottobre e dicembre – con gli analisti che indicano le riunioni autunnali come quelle che potrebbero portare a un taglio.

Secondo alcuni dovrebbe arrivarne almeno uno, secondo altri due, ma da Francoforte non ci si sbottona sulle prossime decisioni, che continueranno ad essere ‘guidate dai dati’. Dati che guarderanno prima di tutto l’inflazione ma anche crescita e salari. Tra chi preme per una politica meno rigida c’è Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia.

Prima della pubblicazione delle decisioni Bce Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, ha notato che è la prima volta che la Bce agisce in politica monetaria anticipando la Federal Reserve, per la quale si parla di taglio dei tassi a settembre. Sicuramente in America (dove l’inflazione rimane ostinatamente sopra il 3%) sono state riviste al ribasso le previsioni degli scorsi mesi, quando ci si aspettavano molti tagli dei tassi entro l’anno. Una stima ora scesa sensibilmente.

Proprio da qui deriverebbe la cautela dei banchieri centrali europei, che intanto tengono sott’occhio l’inflazione del settore dei servizi che rimane alta (a maggio al 4,1% in un anno).

Cosa fanno le altre banche centrali

Non ci sono però solo Federal Reserve e Bce: segnali di allentamento della politica monetaria sono arrivati negli ultimi tempi anche da altre banche centrali. A guardare gli indizi sparsi per il mondo, sembra di intravedere un inizio di inversione delle politiche monetarie.

Il Canada è stato il primo Paese del G7 a invertire la rotta sui tassi, con una riduzione di un quarto di punto. Ma ancora prima la Riksbank svedese ha tagliato i tassi per la prima volta negli ultimi otto anni, anche in questo caso di 0,25 punti base, e prevede altri due tagli entro l’anno. Una decisione che segue quello della banca centrale svizzera, che era intervenuta a marzo.

L’impatto sui mutui

Secondo l’osservatorio di Facile.it un taglio da 25 punti base significa un calo di 18 euro della rata di un mutuo variabile medio (126.000 euro in 25 anni, che negli ultimi due anni ha subito un aumento della rata del 60%). “Analizzando l’andamento dei futures sugli Euribor si scopre che la rata, arrivata a maggio 2024 a 747 euro, potrebbe scendere, complessivamente, di circa 37 euro entro entro la fine dell’anno e di 55 euro entro giugno 2025, arrivando così a 692 euro tra 12 mesi”, dicono dall’osservatorio.

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