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Nuovi dazi all’orizzonte: l’Ue punisce i produttori cinesi

detroit auto elettrica ford general motors

Venti di protezionismo sulla scena politica europea. Inevitabile? C’è chi lo sostiene. Ad ogni modo, oggi la Commissione europea ha confermato quello che da giorni si vociferava. Bruxelles imporrà dazi fino al 50% sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina. Una decisione provvisoria che entrerà in vigore dal 4 luglio. Per renderla permanente, tuttavia, bisognerà passare dal Consiglio dell’Unione europea: qui dovrà essere raggiunta la maggioranza qualificata, impresa non scontata dal momento che Germania, Svezia e Ungheria si sono fermamente opposte a questa decisione.

Berlino, in particolare, ha cercato in tutti modi di fare pressioni sulla Commissione affinché facesse cadere l’indagine in corso sui sussidi cinesi alla sua industria automotive. La Germania teme che una serie di dazi sulle automobili elettriche potrebbe spingere Pechino a prendere tutte le misure necessarie a mo’ di rappresaglia, in primis il rischio di una diminuzione dell’import europeo, primo fra tutti quello tedesco.

In Italia, invece, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato di aver accolto “con soddisfazione l’annuncio della Commissione europea nella piena consapevolezza che abbiamo anche noi la possibilità di riaffermare in Italia l’industria automobilistica come uno dei poli trainanti dello sviluppo industriale del Paese a cui non vogliamo assolutamente rinunciare”.

Concretamente, la Commissione europea, che ha competenza esclusiva sulla politica commerciale dell’Ue, applicherà dazi addizionali tra il 17 e il 38% a tutti i veicoli elettrici importati dalla Cina (fino adesso erano stati fissati solo al 10%). BYD, primo produttore di autovetture elettriche cinesi, sarà colpito da dazi aggiuntivi tra il 17 e il 20%, mentre la prima ad essere penalizzata sarà SAIC, azienda di Stato con sede a Shanghai che sarà soggetta a dazi fino al 38%.

Bruxelles conferma di avere prove sufficienti per dimostrare come l’intero settore sia sussidiato da Pechino. Ciononostante, la trattativa è ancora aperta. Se però non verranno trovate soluzioni alternative, dazi aggiuntivi scatteranno automaticamente e in forma provvisoria dal 4 luglio.

La risposta del Dragone non ha tardato ad arrivare. Il governo prenderà tutte le misure necessarie per tutelare le sue aziende. Non bisogna dimenticarsi, infatti, che Pechino applica alle autovetture elettriche prodotte in Europa dazi già al 15% ma potrà indurire la sua politica commerciale proprio oggi, all’indomani della decisione dell’esecutivo Ue.

Ad ogni modo, i nuovi dazi finiranno per gonfiare il bilancio europeo, basti pensare che solo nel 2023 la Cina ha esportato veicoli elettrici per ben 10 miliardi di euro. Tuttavia, il Kiel Institute, un think-tank economico, ha stimato che un 20% di dazi aggiuntivi sui prodotti cinesi provocherà una diminuzione dell’import dal Paese del 20%, stimolando, al contempo, la produzione europea. Eppure, il risultato è sempre lo stesso, la macroeconomia è una scienza esatta. I prezzi per i consumatori saranno più elevati, chi ci guadagnerà saranno per lo più i produttori europei, poiché il prezzo di mercato di automobili elettriche cinese risulta di norma il 20% in meno di quello europeo.

Valdis Dombrosvskis, commissario europeo preposto al commercio, è lapidario: “La competizione deve essere equa”. Il suo dipartimento ha prove a sufficienza per sostenere che il Dragone supporti con pratiche anti-concorrenziali il settore attraverso sussidi, crediti d’imposta e terreni economici a basso prezzo. Insomma, il mondo sta scivolando verso una sola direzione: il protezionismo. Venti di guerra commerciale che ricordano i primi anni ’30. Era il tempo della Grande depressione, dopo il crollo del ’29 e l’Europa si stava avviando verso la sua “autodistruzione”.

Sicuramente a pagarne le conseguenze saranno i consumatori europei. Speriamo solo che una tutela maggiore dei nostri produttori rilanci il benessere generalizzato europeo perduto a causa di una guerra commerciale senza fine. È solo l’inizio.

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