Digital Currency Group è la multinazionale delle criptovalute alla cui testa c’è il miliardario Bitcoin. “Molti miners in questo spazio sono quelli che noi chiamiamo massimalisti del Bitcoin”, ha detto Andrea Childs (CEO di Fortitude, la nuova divisione di Foundry ossia la sussidiaria del DCG per il mining di criptovalute). “Noi guardiamo all’intero ecosistema proof-of-work per dire cosa ci darà il massimo rendimento”.
Tuttavia, ha rifiutato di rivelare quali altcoin l’azienda estrarrà al di fuori del Bitcoin.
Come divisione di Foundry, Fortitude opera come “self-miner”. Ciò significa che l’azienda acquista le proprie attrezzature per il mining – o “fleet” (letteralmente “la flotta”), come le definisce la Childs – ma paga una terza parte per ospitare le macchine in un centro dati.
Come entità propria, ha dichiarato la nuova CEO, l’azienda sta cercando di espandere le proprie operazioni interne raccogliendo fondi attraverso partnership strategiche con l’aiuto di DCG e reinvestendo i flussi di cassa ottenuti dall’attività di estrazione. “Pensiamo che sia davvero importante acquistare siti e accesso all’energia a lungo termine… in modo da non dover dipendere da terzi”, ha dichiarato.
Dai primi giorni delle criptovalute, quando estrarre un Bitcoin era facile come scaricare un software sul computer di casa, il processo di mining è cresciuto fino a diventare un business multimiliardario. Sebbene non sia chiaro quanto sia redditizio estrarre altcoin, l’estrazione di Bitcoin si prospetta particolarmente redditizia nel 2025.
Secondo un recente rapporto di CoinDesk, ai miners costa tra i 26.000 e i 28.000 dollari estrarre un Bitcoin, il che suggerisce che, stando al suo prezzo attuale di 105.000 dollari, Fortitude potrebbe guadagnare almeno 77.000 dollari per ogni Bitcoin estratto.
“Negli ultimi cinque anni, Foundry ha continuato a investire nella ‘flotta’… e DCG ha ritenuto che fosse il momento giusto per scorporare la porzione di Foundry dedicata al mining in un’entità propria”, ha dichiarato la Childs.
Il potenziale di profitto arriva in un momento opportuno per DCG e le sue controllate, che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare numerose e costose cause legali. All’inizio di questo mese, DCG ha accettato di patteggiare una causa intentata dalla SEC per 38 milioni di dollari.
L’articolo originale è su Fortune.com
