Con la nomina di Antonio Filosa a Ceo di Stellantis, due italiani si ritrovano alla guida di altrettanti gruppi automobilistici.
Stellantis e Renault, guidata da Luca de Meo dal 2020, sono due conglomerate mondiali dell’auto, due player strategici destinati a giocare un ruolo cruciale sulle partite che riguardano l’intero settore, oggi in crisi.
È innegabile che susciti anche un filo di orgoglio nazionale il fatto che siano due italiani al cento per cento, napoletano Filosa, milanese Luca de Meo (pugliese d’origine), a ricoprire ruoli apicali di tale prestigio.
De Meo (un passato in Fca, con Sergio Marchionne) è da diversi anni l’ad del gruppo francese che, com’è noto, incrociò in un frangente la storia di Fca per un tentativo di fusione, poi abortito (e sostituito dall’operazione con Psa da cui è nata l’attuale Stellantis). De Meo è un bocconiano doc, laureato in economia aziendale presso la School of Management dell’università milanese, con una tesi sull’etica degli affari; nel 2017 fu nominato Alumnus Bocconi dell’anno diventandone anche professore associato.
Antonio Filosa, fresco di promozione in Stellantis, si è laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano ed è entrato in Fiat nel 1999, scalando dunque le gerarchie aziendali fino al vertice dopo una carriera lunga un quarto di secolo e segnata da risultati considerevoli (soprattutto nel continente americano e, in particolare, in Sud America).
Gli straordinari successi di Filosa e de Meo rappresentano due straordinarie esperienze italianissime anche per studi e formazione, sono due talenti italianissimi che oggi, per una singolare coincidenza, si trovano a navigare nelle acque agitate del comparto automotive.
Se le menti sono italiane, la proprietà dei gruppi, invece, non vede una partecipazione italiana, è invece presente nel capitale di entrambi lo stato francese. Adesso, i due italianissimi Ceos si troveranno a fronteggiare insieme questioni che ben conoscono: dalla concorrenza cinese alla transizione ambientale, dai costi di produzione alla sfida per tenere le fabbriche aperte a fronte di vendite in calo.
Sono i temi emersi anche ieri in occasione dell’Assemblea di Confindustria a Bologna: il presidente Emanuele Orsini è tornato a battere sulla necessità di superare, in Europa, la data del 2035 per lo stop del motore endotermico e ha evidenziato che la Commissione europea ha solo diluito le multe per chi non si adegua, ma questo non basta per dare sollievo e futuro a un settore in crisi per ragioni anzitutto strutturali. “Indebitare i produttori di auto europei costringendoli ad acquistare le quote di Co2 da Byd e Tesla è una vera pazzia”, ha detto il numero uno degli industriali.
Per l’Italia la presenza di Stellantis significa, anzitutto, il mantenimento dei livelli occupazionali, e se la promessa del predecessore, il portoghese Carlos Tavares (“produrremo un milione di veicoli all’anno”) è rimasta inevasa, c’è da pensare che il governo italiano, con il nuovo top management, punterà ad avere una collaborazione più fattiva.
Vanno lette così le parole con cui il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha commentato la nomina di Filosa: “Un’ottima scelta che conferma la rinnovata centralità dell’Italia nella strategia del gruppo”. Non è tutto ma è qualcosa, c’è da augurarsi che con un italiano al timone le cose andranno meglio, per Stellantis e per l’Italia.
