Lunedì la borsa siriana ha riaperto per la prima volta da quando il presidente Bashar Al-Assad è stato deposto.
Dopo una pausa di sei mesi, istituita pochi giorni prima della caduta del regime di Assad, la Borsa di Damasco ha ripreso le contrattazioni. La borsa era stata chiusa all’inizio di dicembre, alla vigilia della rapida e chirurgica offensiva ribelle che alla fine ha conquistato la capitale e costretto Assad all’esilio.
Il ministro delle Finanze siriano Mohammad Yusr Barniyeh ha partecipato alla cerimonia di apertura a Damasco. Durante l’evento, ha indicato la riapertura della borsa come un segno della diffusa ripresa economica della Siria. La borsa “opererà come una società privata e fungerà da vero e proprio centro nevralgico per lo sviluppo economico della Siria, con una forte attenzione al digitale”, ha affermato Barniyeh secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale SANA.
La riapertura del mercato azionario fa parte dei piani della Siria per ricostruire il Paese e la sua economia dopo 14 anni di guerra civile. Il nuovo governo siriano, guidato dall’ex membro di al Qaeda Ahmed Al-Sharaa, si è impegnato ad operare secondo i principi del libero mercato piuttosto che secondo l’economia controllata dallo Stato del regime di Assad.
Barniyeh ha ribadito l’importanza del settore privato durante i suoi commenti di lunedì.
“Il nostro approccio è incentrato su equità, giustizia, leadership del settore privato e attrazione degli investimenti”, ha affermato. “Faciliteremo le operazioni commerciali e apriremo le porte a promettenti opportunità di investimento”.
Nel tentativo di agevolare la ricostruzione della Siria, sia gli Stati Uniti che l’Europa hanno revocato le pesanti sanzioni imposte al Paese. Tra le restrizioni revocate figurano quelle che vietavano ai cittadini e alle aziende statunitensi di intrattenere qualsiasi tipo di attività commerciale in Siria.
Nelle ultime settimane, la Siria è già riuscita ad assicurarsi alcuni investimenti iniziali nel Paese, devastato da oltre un decennio di guerra. Un gruppo di investitori provenienti dagli Stati Uniti, dal Qatar e dalla Turchia ha firmato un accordo da 7 miliardi di dollari con il nuovo governo siriano per lo sviluppo di un progetto energetico che dovrebbe fornire circa 5.000 megawatt. L’accordo, tuttavia, non prevede il coinvolgimento diretto di aziende statunitensi; parteciperà al progetto, al loro posto, la filiale americana della società energetica qatariota Power International.
Alla firma dell’accordo era presente il neoambasciatore statunitense in Siria Thomas Barrack, che ha esortato i Paesi rappresentati a tessere “una rete di commercio e cooperazione”, a partire dalla revoca delle sanzioni.
“Il presidente Trump ha preso la coraggiosa decisione di cancellare in un istante 50 anni di schiavitù”, ha dichiarato Barrack in merito alle sanzioni statunitensi durante la cerimonia della firma del mese scorso.
Restando nel mondo arabo, anche l’Arabia Saudita ha promesso un ulteriore sostegno economico e finanziario alla Siria. Riyad finanzierà gli stipendi del settore pubblico nell’ambito di un accordo che include anche il Qatar.
In un incontro della scorsa settimana, il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha dichiarato che nei prossimi mesi alcuni investitori del suo Paese visiteranno la Siria per avviare trattative relative a telecomunicazioni, agricoltura, infrastrutture e petrolio.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
