Renault e i droni in Ucraina, la svolta bellica dell’industria auto

luca de meo renault

Renault si prepara a un ruolo nel settore della Difesa? Lo Stato francese ha chiesto al Gruppo di lavorare alla produzione di droni, forse in Ucraina, in partnership con una pmi francese attiva nel settore della difesa. Il progetto – sui dettagli per ora non ci sono fonti ufficiali – prevederebbe fabbriche localizzate “da alcune decine a diverse centinaia di chilometri dalla linea del fronte”, secondo quanto riportato da France Info.

Parigi ha una quota del 15% nel costruttore francese (è il primo azionista)  capitanato dall’italiano Luca De Meo (nella foto in evidenza). Dopo le indiscrezioni Renault ha solo confermato di essere stata avvicinata dal governo ma che al momento non è ancora stata presa alcuna decisione.

Il 6 giugno il ministro della Difesa Sèbastie Lecornu aveva detto che un’azienda automobilistica francese avrebbe iniziato a produrre droni in Ucraina. Senza nominare i player coinvolti, ministro ha parlato di “una partnership del tutto inedita, in cui un’importante casa automobilistica francese unirà le forze con una pmi francese del settore difesa per linee di produzione in Ucraina per la produzione di droni”.

I droni dovrebbero essere utilizzati principalmente dall’esercito ucraino, “ma li forniremo anche alle nostre forze armate francesi per garantire un addestramento tattico e operativo continuo che rifletta la realtà” del conflitto in Ucraina, aveva dichiarato Lecornu.

L’Ucraina prevede di utilizzare oltre 4,5 milioni di droni entro il 2025, responsabili del 70% della distruzione di equipaggiamento nemico in prima linea. L’esercito francese, che dispone di diverse migliaia di droni, sta cercando di recuperare terreno in questo settore. Per Lecornu, gli ucraini “sono più bravi di noi nella progettazione di droni e, soprattutto, nello sviluppo della dottrina necessaria”.

La difesa europea ha un grosso problema di forza lavoro

Tra auto e Difesa, l’accelerazione europea

La mobilitazione delle industrie europee verso la Difesa si è intensificata dallo scoppio della guerra in Ucraina, nel 2022, e quest’anno sta accelerando. Decine di imprese — la svedese Einride, le tedesche Schäffler e Trumpf — si stanno focalizzando sulla difesa. Un grande incentivo è ovviamente il piano ReArm Europe da 800 mld di euro proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a marzo.

Il calo delle vendite e le difficoltà nella transizione verso l’elettrico hanno costretto diverse case automobilistiche a ridurre la produzione o chiudere stabilimenti, e le competenze dei produttori di auto nella gestione di una catena di montaggio potrebbero diventare strategiche anche nel settore della Difesa. Un settore che intanto deve necessariamente trovare forze fresche: un ricerca Randstad dice che si deve passare da 1 milione a oltre 1,46 milioni di posti di lavoro entro il 2030.

Il caso più importante finora è quello legato a Volkswagen. Il gigante tedesco Rheinmetall starebbe valutando l’ex stabilimento VW di Osnabrück. A marzo l’AD di Rheinmetall, Armin Papperger, ha dichiarato si tratta di un impianto “molto adatto” alla produzione di veicoli militari.

Non sarebbe il solo caso di conversione in Germania: Rheinmetall ha iniziato a lavorare alla riconversione di due stabilimenti di componenti automotive (Berlin e Neuss) per produrre anche componenti bellici, come munizioni. In Belgio si è parlato di riconvertire anche lo stabilimento Audi di Forest, vicino Bruxelles, chiuso a inizio anno.

L’economia di guerra italiana

Anche in Italia si è parlato di un’ipotesi di conversione degli impianti dell’automotive in stabilimenti per la Difesa. Negli scorsi mesi anche il ministro Adolfo Urso ha la diversificazione come vitale per i fornitori di componenti per auto, e tra i settori in cui diversificare c’è proprio la Difesa, oltre ad industria navale e dell’areospazio.

A marzo il Ceo di Leonardo, Roberto Cincolani, ha negato le discussioni con produttori auto come Stellantis per riconvertire fabbriche auto in siti produttivi dedicati alla Difesa, definendo la cosa “molto difficile”, ma ha aperto a potenziali collaborazioni sui componenti.

Startup di guerra

Anche l’ecosistema dell’innovazione europeo si è accorto dell’opportunità, e ha iniziato a inglobare nel suo business anche le tecnologie dual use, ovvero quelle per scopi civili che possono essere facilmente usate o riadattate per scopi militari, come per l’appunto i droni.

Il finanziamento del venture capital nel settore della difesa ha raggiunto i 5,2 miliardi di dollari nel 2024, un record, secondo un report Dealroom-NATO Innovation Fund. Gli investimenti in DSR sarebbero aumentati del 30% negli ultimi due anni presi in considerazione dall’analisi, la crescita più elevata dei segmenti deep tech. Si tratta di uno dei pochi settori in crescita, considerate anche le difficoltà delle startup negli ultimi anni a raccogliere capitali.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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