Il mercato assicurativo italiano va verso una sorta di privatizzazione del rischio e del modo di affrontare il costo sociale delle calamità.
Dopo un anno di discussioni e ipotesi, è compiuta la nuova normativa sui rischi catastrofali che potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mercato assicurativo italiano, un settore che ha sempre faticato a uscire dal duopolio Auto/Vita.
La norma, inserita nella legge di bilancio di dicembre 2023, necessitava infatti di un decreto operativo che regolasse nel dettaglio la nuova previsione e alla fine è giunto dopo un importante confronto fra ministeri, Ivass, mercato assicurativo e rappresentanti delle imprese.
Il primo passaggio chiave è la consapevolezza che questo cambiamento può produrre: una sorta di privatizzazione del rischio e del modo di affrontare il costo sociale delle calamità, con effetti positivi per lo Stato, in termini di minore incidenza economica degli eventi catastrofici dovuti ad eventi climatici sulla spesa pubblica connessa. Nel 2023 la sola alluvione in Emilia-Romagna è costata 8,5 miliardi di euro.
Il premio assicurativo si trasforma, quindi, in un’imposta di scopo, gestita in questo caso da un mercato privato e concorrenziale a cui è demandata anche l’erogazione del servizio: l’indennizzo in caso di evento catastrofale.
Si tratta di una sostanziale novità.
Finora, l’assicurazione obbligatoria si era concentrata principalmente sulla gestione dei rapporti tra privati: danni da circolazione, responsabilità medica, errori professionali (ad esempio per architetti, ingegneri, avvocati, notai), danni nelle costruzioni.
L’obiettivo, in questi casi, è garantire un ordine sociale nel caso in cui il danneggiante non sia in grado di risarcire il danno subito dalla controparte.
La necessità di contenere l’impatto finanziario dei danni legati al cambiamento climatico sul debito pubblico italiano, unitamente all’evoluzione dell’industria assicurativa, ha portato invece a questo trasferimento parziale di sovranità fiscale con una soluzione originale rispetto a Paesi che hanno già regolato la materia.
Francia e Spagna hanno preferito sistemi misti in cui il ruolo della parte pubblica è ancora preponderante.
La sfida per il privato (sorretta in forma riassicurativa dallo Stato tramite Sace) sarà quella di dimostrarsi rapido e in definitiva più efficiente rispetto al lavoro svolto dalla macchina pubblica utilizzando gli strumenti privatistici a disposizione, tra cui know how consolidato e nuove tecnologie.
Tuttavia, questa transizione non è solo una necessità per il bilancio statale, ma anche una importante occasione di crescita per il settore assicurativo.
Due opportunità industriali
Questa riforma introduce due grandi opportunità per un mercato tradizionalmente dominato dai rami RC Auto e Vita (il comparto Auto genera circa 16 miliardi di euro all’anno, rappresentando quasi la metà delle polizze danni, mentre il settore Vita raccoglie 91 miliardi di euro, sebbene prevalentemente sotto forma di investimento piuttosto che come protezione dai rischi).
La prima opportunità riguarda la gestione del rischio “a monte”. L’adozione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, l’analisi satellitare e le mappe di rischio consentono di calcolare con maggiore precisione le probabilità e gli impatti di eventi catastrofali e, soprattutto, di guidare le imprese nelle attività di mitigazione del rischio: una esondazione di un fiume non provoca solo danni materiali, ma blocca le strade, i servizi pubblici e spesso occorre ricorrere alla cassa integrazione per mitigare i danni patrimoniali.
Questi strumenti sono già sul mercato e il loro ricorso può penetrare ulteriormente i processi delle compagnie.
La seconda opportunità riguarda il processo “a valle” dell’evento. L’intero ecosistema assicurativo, dagli studi peritali alle imprese di primo intervento fino alle strutture liquidative, è chiamato a un significativo sviluppo imprenditoriale.
Gli eventi del 2023 dalla grandine nel nord d’Italia alle alluvioni in Emilia-Romagna hanno messo infatti in evidenza la necessità di professionalità che possano intervenire tempestivamente, con competenza e con risorse umane e materiali adeguate.
I medesimi limiti sono emersi in Spagna in occasione dell’alluvione di Valencia dove non solo le compagnie assicurative ma anche il Consorcio de Compensación de Seguros (CCS) ha incontrato difficoltà nelle procedure di pagamento a causa della concentrazione delle richieste di indennizzo, rendendo evidente che il fenomeno non è solo economico ma richiede un salto industriale per affrontare la responsabilità nei confronti della stabilità produttiva delle imprese.
Con la privatizzazione del rischio un’intera industria ha la possibilità di accogliere la sfida di ridefinire il proprio ruolo nel futuro del Paese.
Attenzione ai primi anni
Uno sguardo, infine, ai rischi finanziari di questo nuovo assetto che saranno probabilmente concentrati nei primi anni, quando la raccolta dei premi non sarà sul 100% delle imprese ma solo su quelle più esposte dando vita al fenomeno dell’antiselezione del rischio (o selezione avversa) ovvero quando i soggetti con un rischio più elevato tendono ad acquistare più copertura assicurativa rispetto a quelli con un rischio inferiore.
Questo potrebbe portare a uno squilibrio nel portafoglio delle compagnie assicurative, aumentando i costi complessivi e potenzialmente rendendo insostenibile il sistema per assenza di una sufficiente mutualità.
L’obbligo generalizzato previsto dal nuovo decreto vorrebbe evitare tutto questo ma la “sanzione prevista” potrebbe essere percepita come labile da quelle imprese che non si ritengono esposte al rischio.
In questo sarà fondamentale il ruolo della catena di distribuzione delle polizze (con agenti e broker in prima linea) rafforzando l’idea che tutta la catena del valore sia chiamata a fare di più.
Il rischio di cui si parla però pare non spaventare nuovi player internazionali (ad esempio giapponesi e americani) che si stanno affacciando sul mercato italiano con investimenti importanti in termini di persone e risorse.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

