Dall’orbita terrestre alla Luna i progetti per portare i data center nello spazio sono sempre di più e sempre più ambiziosi. Ma c’è chi ha scelto di guardare, letteralmente, dall’altra parte. In Trentino, in Val di Non, Intacture sta costruendo il primo data center europeo all’interno di una miniera attiva, a 100 metri di profondità, 12 gradi costanti di temperatura e sotto 90 milioni di metri cubi di roccia delle Dolomiti, al riparo da inquinamento elettromagnetico e disastri naturali.
Il primo data center europeo in miniera
Nello spazio o sottoterra, gli obiettivi sono simili: garantire la sostenibilità ambientale ed energetica di quelle strutture che, secondo i dati di Teha Group (The European House – Ambrosetti), solo in Italia avranno bisogno di 6 TWh in più rispetto ad oggi. Sottoterra, in particolare, la temperatura costante riduce la necessità di sistemi di raffreddamento intensivi, mentre utilizzare spazi già esistenti come miniere o bunker riduce il consumo di suolo.
Il progetto italiano è stato finanziato con fondi Pnrr (18 mln sui 50 totali, da quanto è stato riportato alla presentazione del progetto negli scorsi mesi) ed è stato realizzato da Trentino DataMine, nata dal partenariato pubblico-privato tra l’Università di Trento e un raggruppamento di imprese (Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI, ISA-Istituto Atesino di Sviluppo, In-Site).
Quali le sue caratteristiche
Il data center verrà acceso nel 2026, con una capacità iniziale di 1,5 MW e la possibilità di arrivare fino a 5 MW (una potenza in linea con la media italiana) e sarà il centro di un polo di innovazione e ricerca su AI, energia e scienze della vita.
Con oltre l’80% della sua struttura interamente in ipogeo Intacture sfrutta le caratteristiche naturali dell’ambiente in cui è inserito per garantire un raffreddamento più efficiente, risparmio energetico e sicurezza dei dati.
L’ultima notizia è la partnership con Schneider Electric, le cui tecnologie verranno utilizzate per ottimizzare i consumi, aumentare la sicurezza operativa e ridurre drasticamente l’impatto ambientale.
Quale sarà l’efficienza energetica del data center in miniera?
Viene misurata attraverso il PUE (Power Usage Effectiveness) che indica gli sprechi attraverso il rapporto tra energia totale consumata dal data center ed energia usata dai soli dispositivi IT (server, storage, rete). Nel caso di Intacture si potrebbe scendere sotto l’1,25. Attualmente la media dei nuovi data center in Italia è scesa sotto 1,5, e anche le previsioni più ottimistiche non vanno sotto l’1,3.
L’impatto sul consumo energetico
Nei prossimi anni quello dei data center italiani potrebbe rappresentare il 3-4% dei consumi energetici totali in Italia, secondo i dati di Ida, l’associazione italiana degli operatori nel settore che stima, per la costruzione di un data center, un costo che va dai 12 ai 14 mln di euro per ogni MW.
Tutti pazzi per i data center: perché ora i fondi puntano sugli “armadietti”
Il tema energetico e quello del consumo di suolo sono tra i due più importanti, quando si parla di data center, soprattutto in Italia, dove lo spazio scarseggia. “Il suolo nelle aree più strategiche si sta esaurendo e altri Paesi, come quelli della penisola iberica, stanno diventando sempre più competitivi”, scrive Teha presentando il suo studio.
L’impatto ambientale
Ma l’impatto ambientale dei data center coinvolge anche l’acqua e l’inquinamento. Tra le soluzioni fornite da Schneider Electric a Intacture, oltre a quelle per il raffreddamento, ce n’è anche una per eliminare l’uso del gas SF6 (esafluoruro di zolfo) – il più potente gas serra esistente – a favore di una tecnologia di isolamento brevettata che utilizza aria pura, riducendo l’impatto dei sistemi di distribuzione elettrica.
Roberto Covi, consigliere di amministrazione di Intacture, ha detto che “dalla scelta della location in miniera all’adozione di tecnologie che minimizzano il consumo energetico, tutto in Intacture è pensato per ridurre l’impatto ambientale e creare un’infrastruttura resiliente e innovativa. Di cruciale importanza anche la scelta di mettere in connessione e a sistema tutti gli impianti presenti nel data center, in modo tale da poter monitorare con esattezza i consumi elettrici, efficientarli e poterli rendicontare in maniera più trasparente possibile”.
I data center sotterranei del pianeta
Anche se il progetto Intacture è unico nel suo genere in Europa, nel mondo ci sono diversi data center sotterranei operativi. non solo in miniere dismesse, ma anche in bunker militari. Ecco qualche esempio
Italia – Intacture
Situato nella miniera attiva di dolomia dell’azienda Tassullo, in Trentino, è il primo data center europeo costruito in un giacimento ancora in attività.
Svezia – Pionen White Mountains
A 100 metri di profondità e protetto dal granito, ricavato da un ex bunker antiatomico a Stoccolma, il data center da 1.200 mq è noto per la sua architettura futuristica e l’elevato livello di sicurezza.
Norvegia – lefdal
Inaugurato nel 2016, il data center della miniera di Lefdal in Norvegia ha 75 sale sotterranee vicino a un fiordo; il raffreddamento che garantisce consente di avere un PUE inferiore all’1,15.
Grecia – PPC
L’azienda statale greca Public Power Corp (PPC) ha svelato un piano per lo sviluppo di data center nelle ex miniere di lignite nella Macedonia occidentale. Il progetto, che dovrebbe rappresentare un investimento di 5-6 miliardi di euro, comporta la costruzione di un data center da 300 MW, che potrà raggiungere fino a 1 GW.
Usa – Iron Mountain
Ubicato in una ex miniera di calcare in Pennsylvania, questo data center si trova a 67 metri sottoterra e ha una potenza di 15,5 MW. Misura 30.660 mq.
Usa – Bluebird Underground
Situato a Springfield, Missouri, in una miniera di calcare a 26 metri di profondità, offre un ambiente con umidità controllata e protezione contro disastri naturali.
Usa – SubTropolis Technology Center
Situato a Kansas City, Missouri, è uno dei più grandi complessi sotterranei al mondo (1,5 milioni di metri quadrati). Ospita vari data center (uno è stato aggiunto lo scorso anno da LightEdge) in una ex miniera di calcare.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

