iGenius ha cambiato nome in Domyn mentre il suo fondatore stringe accordi con Nvidia, G42, Microsoft e Cisco, mettendo l’Italia sulla mappa mondiale dell’AI
Entro la fine del 2025, la nuova Domyn (ex iGenius) di Uljan Sharka punta ad essere considerata un vero “peer” dei giganti dell’intelligenza artificiale, come OpenAI o Anthropic.
L’imprenditore vuole che uno dei suoi modelli Made in Italy entri nella top 3 mondiale degli Llm ‘reasoning’, addestrati per risolvere i problemi più complessi. Ma prima di gridare “è arrivata la risposta italiana a ChatGpt”, come viene fatto con una certa generosità a ogni tentativo nostrano di cimentarsi negli Llm, va fatta qualche precisazione.
Sharka non punta ai singoli utenti, ma ai settori regolamentati: servizi finanziari, governo (inclusa la Difesa) e industria pesante.
Per il mercato ‘consumer’ servirebbe un’enorme potenza di calcolo, uno dei motivi per cui le Big Tech investono centinaia di miliardi in enormi data center. “Senza potenza di calcolo non ci sarà un’AI europea. Per guidare una Ferrari devi avere la benzina”, dice Sharka.
Per questo, nonostante la sua azienda non si occupi di infrastrutture, ha deciso comunque di costruirsi i suoi supercomputer.
Colosseum
Il primo, Colosseum, troverà casa nel Sud Italia questa estate. Ma i piani vanno oltre (Sharka ci svela che Domyn avrà una nuova struttura anche al Nord) e le ambizioni travalicano i confini nazionali. Già oggi, gli oltre 200 dipendenti Domyn sono distribuiti su 3 continenti.
Colosseum, che verrà costruito grazie ai chip Nvidia, è finito al centro di una partnership con gli emiratini del fondo G42 per un AI hub europeo, sostenuta proprio dal Mimit. G42 sta collaborando con i giganti dell’AI, da Microsoft ai progetti Stargate di OpenAI nel mondo.
L’accordo “ci permette di entrare nel sistema globale delle infrastrutture AI”, dice Sharka. “Lavoriamo con loro per incrementare la nostra competitività in area Emea e vogliamo sfruttare i loro nodi globali”.
Domyn tra supercomputer e llm
Ma G42 è anche il principale finanziatore del supercomputer di Domyn, una struttura che ospiterà le Gpu Blackwell di Nvidia (le più avanzate) raggiungendo oltre 100 Exaflops di capacità di calcolo, 10 volte quella utilizzata per il modello più grande dell’ex iGenius, Colosseum 355B, ora chiamato Domyn Large.
Secondo Sharka questo è già “il modello più grande e performante in Europa, ed è stato addestrato con oltre 3.000 gpu H100 di Nvidia. Si posiziona tra i top 5 al mondo” nei benchmark ARC (che misura la capacità di applicare logica e pensiero critico per risolvere problemi) e Mmlu (che misura la profondità delle conoscenze in discipline accademiche complesse).
La “fase 2” di Domyn, secondo il Ceo, è iniziata proprio “quando ci siamo resi conto che dovevamo andare oltre quelle 3.000 gpu, comprare i chip Nvidia e costruire una Ferrari delle AI Factory grazie alla soluzione di Nvidia, con ottimizzazioni che non erano mai state fatte prima”.
L’accordo di Domyn con Nvidia
Con un annuncio durante il VivaTech di Parigi, la partnership con Nvidia si è evoluta in un nuovo accordo, ancora più ambizioso: “Impiegheremo una nuova tecnica di reasoning per far sì che Domyn Large raggiunga i livelli di OpenAI e Anthropic e, perché no, anche andare oltre”, dice Sharka.
L’altro prodotto di punta è il modello più piccolo, Domyn Small, addestrato nel supercomputer Leonardo del Cineca di Bologna. Precedentemente noto come modello ‘Italia’, arrivato alla versione 9, verrà aggiornato ancora. “Quando arriveremo a ‘Italia 10’ ci sarà una bella sorpresa”, dice Sharka.
Il progetto del supercomputer italiano non rimarrà isolato: sarà la base per farne altri, o come lo chiama Sharka “un modello per fabbriche AI sovrane”. Assicurati i fondi (iniziali) e i chip, acquistati nel 2024, il nodo da sciogliere è quello della banda: la struttura crescerà man mano che gli verrà fornita la rete necessaria.
La soluzione è un sistema modulare: il data center è componibile, con pezzi (targati Vertiv) che vengono assemblati su piastre di cemento già predisposte per l’allaccio alla rete, spiega Sharka. “Questo permette la realizzazione in meno di 12 mesi, rispetto allo standard di 24-36 mesi”. I progetti di Domyn non si fermano al Sud: la scelta strategica di localizzazione di Domyn prevede siti anche al Nord.
La ‘sovereign AI’ secondo Domyn
Quando iGenius ha cambiato nome, il termine ‘dominio’ non è stato scelto a caso: è un riferimento ancora più forte rispetto al passato alla ‘sovranità’ dell’intelligenza artificiale (tra le preoccupazioni principali delle nazioni e delle grandi aziende che vogliono implementarla, Italia compresa).
La ‘sovereign AI’ è al centro di tutte le partnership lanciate, con un certo tempismo e nel giro di pochi giorni, dopo il cambio di identità: con Nvidia e Mimit, con Cisco e con Microsoft.
Il concetto di sovereign AI sposato da Domyn non si limita all’Europa, racconta Sharka, che lo intende come la capacità, per i clienti di ogni angolo del mondo, di “autodeterminazione, di controllare il proprio futuro. Perché il dato e il modello addestrato diventano un’unica proprietà intellettuale”.
Quanti soldi ha a disposizione la nuova Domyn per realizzare le sue ambizioni? Sharka chiarisce che iGenius ha raggiunto lo status di unicorno già con il round da 650 mln di euro aperto un anno fa, ora vicino alla chiusura.
“Già allora Eurizon è entrata con una valutazione pre-money superiore a un miliardo di dollari. La chiusura del round avviene a tranche, compatibilmente con il project financing, per coprire investimenti immediati come l’acquisto di chip, il sistema di raffreddamento liquido e l’affitto delle strutture”. Ora, dice Sharka, “il round è sostanzialmente chiuso ed è in fase di comunicazione progressiva”, con un paio di investitori ancora da annunciare ufficialmente.
Mentre Domyn sembra essere diventato un fiore all’occhiello del Mimit, il player ‘di Stato’ dedicato al capitale di rischio, Cdp Venture Capital, finora non ha investito, nonostante per l’AI ci sia a disposizione un fondo da un miliardo.
Secondo Sharka “l’intelligenza artificiale è un settore estremamente nuovo: in questo momento alcuni partner strategici italiani non sono ancora pronti a salire a bordo, hanno bisogno di tempistiche più lunghe”. Mentre gli investitori, “anche all’estero”, sono abituati a processi più lenti, Domyn privilegia “la competitività sul mercato rispetto ai tempi di gestione degli investimenti”.
In quel mercato, Sharka ne è convinto, puoi competere solo se hai una Ferrari. E la benzina per farla correre.
Da iGenius a Domyn
Le tappe del percorso che ha portato la startup di Sharka a cambiare nome e obiettivi, oggi sempre più ambiziosi
2016
iGenius viene fondata a Milano da Uljan Sharka, con l’obiettivo di rendere l’intelligenza artificiale accessibile e governabile, a partire dal settore finanziario. Viene lanciato il primo prodotto di punta, Crystal.
2022
Vengono raccolti 10 mln di euro da NovaCapital e Bluesheep MadTech Fund. Raccolta totale: 30 mln di euro.
Giugno 2024
Annuncio del round da 650 mln di euro, con il supporto di investitori come Eurizon (Intesa Sanpaolo) e Angel Capital Management.
Viene raggiunto lo status di ‘unicorn’ (valutazione oltre il miliardo di dollari). Viene lanciato Italia, Llm open-source in italiano per il mondo finanziario. Un anno dopo, con il nuovo branding dell’azienda, verrà chiamato Domyn Small.
Dicembre 2024
Annuncio del supercomputer ‘Colosseum’ (grazie all’accordo con Nvidia) che verrà costruito nel sud Italia.
Gennaio 2025
Viene presentato il modello Colosseum 355B, che ora si chiama Domyn Large.
Maggio 2025
Partnership con G42/Core42 per un AI Hub europeo (e finanziare Colosseum).
Giugno 2025
Rebranding ufficiale: iGenius diventa Domyn. Nuove partnership: Domyn–Cisco (“era fondamentale unire le forze con un partner che lavora nel mondo della sicurezza, rivolgendoci ai settori regolamentati”, dice Sharka) e Domyn–Microsoft e UNDP per la diffusione dell’AI ‘sovrana’ in Africa.
Domyn e Nvidia annunciano un nuovo accordo su infrastrutture (almeno 5.760 GPU) e formazione di studenti e docenti, nonché il potenziamento delle competenze della forza lavoro italiana.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)
